Da 0 a 10: l’audio choc rubato al Var, Gattuso asfalta i ‘disertori’, il rigore sparito in TV e la rivelazione di Lozano Savastano

09.11.2020 16:37 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
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 Da 0 a 10: l’audio choc rubato al Var, Gattuso asfalta i ‘disertori’, il rigore sparito in TV e la rivelazione di Lozano Savastano

(di Arturo Minervini) - Zero a questo cattivo odore. Dal terreno del Dall’Ara si inerpica sino alle narici un cattivo odore, miasma che istintivamente porta a coprirsi bocca e naso. Qualche acerbo spettatore, griderebbe all’incredibile, ma incredibile non è. Perchè è già accaduto, tante volte. La forma è sicuramente innovativa: il Napoli segna, va 2-0 e chiude una gara che sta dominando. Al Var però non sono d’accordo, ravvisano un tocco di mano di Osimhen. Che ti verrebbe da dire: “Finalmente, che zelo!”. Scompongono quelle immagini al microscopio e trovano l’errore. Peccato, però, che nella scomposizione, si perdono un pezzo. IL PEZZO. Quello più importante: che Osimhen tocca il pallone con la mano perché viene atterrato. L’audio sarà stato questo: “Vieni a vedere, c’è un tocco di mano. Però non guardare quello che accade prima, è vietato ai minori di 39 anni”. Il fresco 38enne Pasqua esegue. 

Uno come il cartellino giallo, massima sanzione nelle nuove regole introdotte per il Bologna. C’è l’evidente divieto di assegnarne il secondo cartellino, nonostante le entrate killer di Danilo e Schouten. Una gestione insensata, illogica, condizionante. Anche sull’occasione divorata da Orsolini, Pasqua fa il Ponzio Pilato e si lava le mani su un fallo su Fabian. In una serata di omissioni costanti, l’unico slancio vitale sul tocco di mani di Osimhen: ma ci avete preso per dei coglioni? Sia gentile.

Due fuori. Coi musi lunghi, la faccia che racconta in anticipo quello che sarà reso pubblico poco dopo. Mario e Faouzi, alla notizia della Campania zona gialla hanno iniziato ‘grandi passeggiate’ (cit.). Passione trekking che non ha intenerito il cuore di Gattuso, uno che anche tra le corsie del supermercato entra in pressing sull’anziana signora che vuole soffiargli l’ultima scatola di pomodori pelati. Con Rino è così, è tutto alla luce del sole. Fare tutto come se fosse l’ultima volta. Che la vita di garanzie su eventuali seconde occasioni non ne ha mai date. Il giorno migliore per dare il massimo è qui. È ora. È sempre ora.

Tre punti che raccontano tante cose. Pregi, di una squadra che va a Bologna e di fatto annichilisce l’avversario. Difetti, di una squadra che è uno squalo che ha perso il Killer Instinct, in preda ad una crisi di coscienza davanti alla preda che pare ormai rassegnata. Tutto va sulla bilancia dei giudizi, spesso corrotta dalle simpatie personali. Quindi chi ama Gattuso dirà: gara dominata. Chi lo odia: abbiamo vinto per l’errore di Orsolini. Chi è onesto: poteva finire anche sette a zero. Prendete voi posto (distanziati, mi raccomando).

Quattro come il quarto potere. Nessuno in cronaca si accorge del penalty su Osimhen. Anche su qualche quotidiano non v’è traccia dell’episodio, che eppure avrebbe posizione centrale nel racconto. Disservizi e disfunzioni mediatiche, silenzi o righe mai scritte che hanno la forza di orientare pensieri e giudizi. Citando Charles Foster Kane nel capolavoro di Orson Welles: “Lei si preoccupa di quello che pensa la gente? Su questo argomento posso illuminarla, io sono un'autorità su come far pensare la gente”.

Cinque come le dita della manina di David, Re non certo per la prima notte. Nel marasma dell’ansia da ballottaggio, troppe volte si è omesso di evidenziare i meriti del colombiano. Mica è colpa sua se in panchina c’è uno forte come Meret. Allora diciamolo: Ospina è un portiere ottimo, ha nella testa forse l’aspetto migliore del suo gioco. Dopo una gara di inattività che nemmeno Checco Zalone nell’esercizio delle sue funzioni da ‘posto fisso’, trova il riflesso per dire no ad Orsolini. El Patron ha attributi, controllo dei compagni, leadership: meglio averlo dalla propria parte. 

Sei vittorie su cinque gare ed una differenza reti di + 11. Come aquilone a caccia del vento giusto, il Napoli libra ancora nel suo cielo, cercando correnti stabili. I numeri raccontano, fanno a cazzotti con la soggettività delle opinioni. I numeri ci dicono che fino a qui ha ragione Gattuso, che la squadra concede poco e crea sempre più delle avversarie. Ogni tanto si sbilancia, ma è chiaro che ‘per fare un passo in avanti devi perdere l’equilibrio per un attimo’. La strada è quella giusta. Il vento, anche.

Sette all’opera di misericordia di Elseid: il dipinto sarà esposto al Pio Monte di Misericordia, alla destra di un Caravaggio. Si immola Hysaj come baluardo di Giustizia, per la patria, per i compagni, per quell’allenatore che lo ha reso nuovamente un titolarissimo. Sul finale di gara l’albanese è decisivo, sacrificando il proprio corpo alla causa. Una causa che ora sente nuovamente sua, un cuore nuovamente al servizio di uno scopo. Troppe volte con la valigia, troppe volte con i piedi già sullo zerbino per i saluti. E invece, come Vasco Rossi, l’albanese canta ‘Io sono ancora qua’. Eh già. Felino, con vite illimitate.

Otto presenze e due reti. E qui che i numeri mentono, che vanno vivisezionati mettendoci dentro i ricordi. Dries ha avuto tante occasioni in questa prima parte di stagioni, dalla ‘sua mattonella’ come ricorda Gattuso. E da lì Ciro è sentenza non negoziabile, come Jules Winnfield che recita Ezechiele 25:17 prima di stendere la vittima. Ma Ciro ora si è intoppato. Confonde le parole, esita con la mano sul grilletto, pensa troppo. Eccolo il problema. Razionalità contro istinto: il male assoluto per un bomber primitivo come Dries. Sbagli che fanno pensare ad altri sbagli, cani con le code morsicate e qualche piccola ferita da curare. È solo una nebbia nella testa: c’è, ma non si vede. Andrà via al primo balletto da dedicare all'amico Starace. 

Nove al ragazzone, che è pietra scovata a profondità in cui il terreno assume consistenza robusta. Va levigato, coccolato, protetto. Veleggia Osimhem. Sospeso nell’aria, in attesa dell’appuntamento più importante col pallone. Festeggia Victor, col dito rivolto verso il cielo, a cercare una stella. Un conforto. Una carezza che arrivi fino alla guancia, un volto che ha voglia di ribalta. Macina metri, che non pesano sul cuore. Con la testa martella il suo fisico, impone uno scatto, poi un altro. Poi rifiata un secondo, ma giusto un secondo, ed ancora a caricare a testa bassa. Prende coscienza, visione, lima dettagli. Impara sbagliando, si corregge giocando. È un progetto fascinoso, che può mutare in una macchina con pochi difetti. Lasciatelo correre. Anzi veleggiare sulle onde del suo entusiasmo contagioso. 

Dieci a Lozano, prima timido e insicuro, che ora sembra Genny Savastano di ritorno dall’Honduras. È uscito dal guscio il Calimero messicano, che ora impazza sulla corsia di destra col suo caos organizzato, movimenti dinoccolati che mandano fuori tempo gli avversari che hanno una sola alternativa: abbatterlo. Dominante, più di quanto racconti il risultato, più di quanto racconti quel fisico agile e scattante. Gli hanno fatto indossare tante maschere, nessuna adatta al suo volto. Ora se n’è liberato, Gattuso non gli ha chiesto di essere niente di diverso da quello che è. Ha imparato ad essere ordinato quando il Napoli difende, ma quando si attacca fa il suo calcio. Un calcio fatto di imprevidibilità., di scatti, di dribbling, di affondi. Un calcio fatto di una bellezza diversa, come quella di Uma Thurman. Una bellezza che ti fa innamorare, ogni volta per un particolare che ti era sfuggito. La dolcezza che mette nel cross per Osimhen è una pillola di cioccolato extra-lusso. “Quand stev la in Honduras stev' rind a na capann..e nsiem' a me stev nu messican c parlav parlav pcchè tnev paur..”. Ora la paura non sa più cosa sia.

Dieci a #Lozano, prima timido e insicuro, che ora sembra Genny #Savastano di ritorno dall’Honduras. È uscito dal guscio il Calimero messicano, che ora impazza sulla corsia di destra col suo caos organizzato, movimenti dinoccolati che mandano fuori tempo gli avversari che hanno una sola alternativa: abbatterlo. Dominante, più di quanto racconti il risultato, più di quanto racconti quel fisico agile e scattante. Gli hanno fatto indossare tante maschere, nessuna adatta al suo volto. Ora se n’è liberato, #Gattuso non gli ha chiesto di essere niente di diverso da quello che è. Ha imparato ad essere ordinato quando il #Napoli difende, ma quando si attacca fa il suo calcio. Un calcio fatto di imprevidibilità., di scatti, di dribbling, di affondi. Un calcio fatto di una bellezza diversa, come quella di Uma Thurman. Una bellezza che ti fa innamorare, ogni volta per un nuovo particolare che ti era sfuggito. La dolcezza che mette nel cross per #Osimhen è una pillola di cioccolato extra-lusso. “Quand stev la in Honduras stev' rind a na capann..e nsiem' a me stev nu messican c parlav parlav pcchè tnev paur..”. Ora la paura non sa più cosa sia.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 9 Nov 2020 alle ore 1:50 PST