Da 0 a 10: l'esplosione rabbiosa di ADL, la terrificante resa in TV di Gattuso, i 10€ del nuovo acquisto e il ballo da 20mln di Lobotka

Il Napoli crolla a Verona: non basta il gol lampo di Lozano. Gattuso sbaglia la gara, De Laurentiis è una furia.
25.01.2021 08:26 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di www.imagephotoagency.it
Da 0 a 10: l'esplosione rabbiosa di ADL, la terrificante resa in TV di Gattuso, i 10€ del nuovo acquisto e il ballo da 20mln di Lobotka

(di Arturo Minervini) - Zero alla terribile confessione in diretta di Gattuso. Dice di aver preparato la gara in un modo, ma la squadra ha fatto altro. E se la squadra non ti ascolta la colpa è di uno solo: l'allenatore.Un Ringhio che si morde la coda, insomma, apparso solo come non mai accompagnato dalle parole di Battiato: “Amata solitudine. Isola benedetta”. Rino in versione Robinson Crusoe.

Uno al via-vai sulle corsie. Manco fosse Gaber in ‘Destra, sinistra’, Rino finisce per mandare in tilt anche l’unico appiglio del Napoli prima del crollo, invertendo Lozano-Politano e Politano-Lozano al ritmo forsennato in stile Canà. “Così gli avversari non ci capiscono niente’ profetizzava Oronzo, ma l’implacabile replica di Speroni era ancor più veriteria: “Mister, nemmeno noi”. 

Due in scadenza titolari nella difesa. Le camminate a spasso nel vuoto, col filo sospeso sul futuro, impongono un grande equilibrio. Hysaj gestisce, con i limiti strutturali della sua fase offensiva, in maniera decente la situazione. L’altro, Maksimovic, è in caduta libera, senza imbracatura di sicurezza e col trapezio sfuggito dall’impugnatura. Il tonfo è inevitabile. La responsabilità, non solo sua. 

Tre reti subite nell’inerzia. Appollaiati come foglie in attesa di una nuova stagione, il sistema nervoso centrale del Napoli incassa mazzate e non dice nulla. Non si incazza, non si deprime, non reagisce. Resta piatto, vuoto come un cuore che non ha chiaro il suo scopo. E se nel cuore non ci metti la benzina chiamata desiderio, finisci a guardare la vita scorrere con te appiedato ai bordi dell’esistenza. “Questo mondo è la volontà di potenza e nient'altro. E anche voi siete questa volontà di potenza e nient’altro”.

Quattro secondi a danzare nel nulla. Lobotka non ha nessuna colpa nella sconfitta, ma è un resoconto fedele di una disfunzionalità palese. Dolosa, se costata venti milioni. Il frame dello slovacco che balla da solo come in un film di Bertolucci è icona plastica della discordanza tra i soldi spesi e l’effettiva utilità allo scopo. Un ballo da 20 mln. 

Cinque a Mertens che non è Mertens. Che stringe i denti, che non soffre ancora per questa maledetta caviglia. Che, inedito assoluto, sbuffa. E se Ciro sbuffa, c’è davvero qualcosa che non quadra. È Dries a conficcare l’ultimo paletto di frassino nel cuore del Napoli, vampiro in crisi di coscienza e senza sete. Il suo appoggio errato per la ripartenza del 3-1 riassume il momento di Mertens e della squadra.

Sei sconfitte: 1/3 delle diciotto gare disputate, ma qui non c’è la sorpresa come nell’ovetto. C’è una costante dannatamente preoccupante nella ciclicità di questi ko, nell’incapacità di tenere la barra dritta nel lungo periodo. “Nave senza nocchiero” questo Napoli, come la serva Italia della celebre invettiva dantesca. Ma sia chiaro: una nazione finisce allo sbando anche per vizi e mancanze del popolo. Allo stesso modo, le lacune di Gattuso vengono accentuate dalla strutturata debolezza emotiva delle rosa.

Sette a Zaccagni, che inventa calcio e passeggia sulle macerie azzurre con la disinvoltura di un fachiro. Tra i cocci in frantumi, il classe ’95 giganteggia, lanciando un segnale al club che più lo desidera sul mercato. Gran bel prodotto, ma siamo sicuri che aumenti la qualità del Napoli? È questo il grande bivio, l’eterno ritorno a piccole/grandi incongruenze del progetto azzurro. Zaccagni sarebbe in grado di ripetere al Napoli quello che fa al Verona? E soprattutto: Zaccagni verrebbe al Napoli per giocare in che modulo? Con quale idea di calcio. È il contesto a fare la differenza. 

Otto novembre, l’ultima apparizione di Osimhen prima del Verona. La spalla, il covid e il grande incubo di uno stop che poteva esser ancor più lungo. Un fiore di speranza, in un campo che mai in questa stagione si era mostrato così arido. Deve farsi perdonare parecchie cose il buon Vittorio, quindi testa bassa e lavoro duro. Gli unici colpi di testa consenti saranno quelli indirizzando il pallone nella porta avversaria. 

Nove secondi e scavallare la montagna. Va in fuga con Lozano il Napoli, cambiando col gol più veloce della storia azzurro l’inclinazione della tappa. Ma “la fuga è un grande urlo e un gesto disperato che mette in confusione tutta la carovana” ed a volte anche sè stessi. Ritrovatosi subito solo, il Napoli si dissolve nella propria solitudine. E smette di pedalare, al primo chilometri della discesa, quando di strada da fare ne restava ancora tanta. Troppa. 

“Dieci euro non bastano per comprare il veleno”. Mentre Gattuso pronuncia questa frase, a casa De Laurentiis si irradia nel cervello una rabbia disordinata, privata e soffocata. Si chiede il patron dei milioni investiti, degli acquisti finiti ai margini, di un Bakayoko fortemente voluto e tenuto a passeggio in mezzo al campo. Chissà quanto costa questo veleno, chi dovrebbe averlo se non gli acquisti avallati dal tecnico. Bastasse il veleno per vincere, mia suocera avrebbe vinto il Pallone d’Oro ininterrottamente dal 1964.