Da 0 a 10: la dimissioni di Gattuso, il discorso choc di Rino, il tradimento post Juve e il piccione di Hysaj

Il Napoli non va oltre il pareggio contro il Torino: Insigne salva gli azzurri dalla sconfitta. Gattuso prepara male la gara, poi commuove nelle interviste
24.12.2020 16:35 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Insidefoto/Image Sport
Da 0 a 10: la dimissioni di Gattuso, il discorso choc di Rino, il tradimento post Juve e il piccione di Hysaj

Zero alla pugnalata all’entusiasmo, che è crimine che non può essere perdonato. Col travisamento del bandito, il Napoli scende in campo nascondendo il volto. Doloso nel distruggere l’euforia generata dalla sentenza che aveva fatto giustizia sulla sfida alla Juve. Teste basse, facce che celano a fatica malumori che emergono da sguardi che nemmeno si incrociano. E quando gli occhi non ci cercano, il cuore ha qualcosa da rimproverarsi. Come incontrare il dietologo dopo le feste e non aver il coraggio di proferire parola. Indigestione. Di amarezza.

Uno il punto nelle ultime tre gare. E non è accettabile la storia della benzina finita, che vale per tutte le altre. No Gattuso, no. Questa roba qui non si può sentire.Ma quale stanchezza? Ma non c'era la panchina lunga e la rosa migliore dell’era De Laurentiis? Ma di che parliamo? STANCHEZZA? Parliamo di tattica. Di IDEE, totalmente assenti. Parliamo della gestione di Fabian bocciato e involuto. Parliamo della scelta di Hysaj contro un Torino venuto a fare le barricate. No Gattuso, no. Questa roba qui della benzina non si può proprio sentire.

Due volatili abbattuti. Il tiro al piccione di Hysaj da trenta metri fotografa la pochezza emotiva del Napoli, uno Sputnik da fuori area che intercetta due oggetti volanti ben identificati che sorvolavano il Maradona. In quel momento, cuore e coronarie di ogni tifoso azzurro, si sono sincronizzati sullo stesso battito. In quel momento, sulle labbra, si è disegnata la stessa imprecazione. Irripetibile imprecazione.

Tre a zero al quadrato, o pure al Cuadrado se vi piace di più. Il 22 dicembre si consegna alla storia come data rivoluzionaria, con la Juve pronta ad eliminarlo dal calendario, che tanto loro con i numeri fanno un pochino come gli pare. Pirlo, il Maestro Pirlo, dice che la sentenza penalizza chi non ha giocato coi casi Covid. Dimentica Pirlo, il Maestro Pirlo, che il Napoli non ha giocato per un divieto dell’Asl, mai scattato per altri. Dunque Pirlo, il Maestro Pirlo, dice una grandissima ca…volata. I Maya forse avevano sbagliato la previsione di 24 ore.

Quattro al diamante in versione zircone. Giovinezza è voracità, addentare le occasioni che il destino ti presenta all’improvviso. L'infortunio di Demme regala a Elmas un’occasione che il macedone sperpera con fastidiosa sufficienza, l’insensata convinzione che le cose accadano senza una volontà che agisca da elemento scatenante. E allora il ragazzo ondeggia, in un mare che non cerca mai di dominare. Accetta la scelta imposta dalla corrente e finisce per naufragare, prima ancora di iniziare. “Io credo che uno di questi giorni ti toccherà scoprire dove vuoi andare. E allora devi metterti subito in marcia” ammoniva il giovane Holden.

Cinque alla doppia P. Infortuni e squalifiche hanno regalato a Petagna e Politano la titolarità indiscussa in queste gare, premio che si è tramutato in fardello. Perchè un conto è l’effetto sorpresa, altro è portare a spasso una responsabilità consolidata. E nella seconda missione i due falliscono, senza girarci troppo attorno. Implosi nel momento in cui si doveva esplodere, un percorso evolutivo a ritroso che lascia dubbi profondi come solchi di campagna sotto la voce ‘personalità’.

Sei a Zielinski perché, a differenza di altri, ci prova. Scappa, prende la mira, va alla ricerca di soluzioni per un’equazione che non è come quelle risolte alla lavagna da Matt Damon in ‘Will Hunting’: qui non servono geni, servirebbe una squadra. Lo sgomento non gli toglie però lucidità: l’assist al 93 di prima per Insigne è un premio che meritava. Un piccolo spiraglio di luce, tra le tenebre.

Sette all’ottimismo. Perchè non può essere questo il vero Napoli. Recuperando Osimhen e Mertens, ritrovando brillantezza, se ne può uscire. Gattuso, però, non si chiuda nel proprio orticello. Non insista in questa direzione ostinata e contraria. Non resti imprigionato nelle proprie convinzioni, le ribalti. Ne costruisca nuove, basate sul capitale umano a disposizione. Perchè un tecnico bravo non è quello che difende strenuamente il proprio pensiero, ma chi riesce a modellarlo in base a esigenze e rosa. La strada imboccata è senza uscita: trovi il coraggio di tornare indietro, anche se costa un supplemento di fatica.

Otto punti su ventuno sperperati tra le mura amiche. Niente cashback per questi regali che il Napoli ha distribuito con generosità immotivata, solo una preoccupante involuzione: dal Sassuolo, passando per il Milan, fino al Toro. Tappe di un climax discendente, che non ha nulla di retorico o poetico. C’è tanta noia, troppa noia, nello scorrere lento di un orologio che scandisce un ritmo blando, senza mai sussulti. Un Achille che non raggiungerà  la Tartaruga, perché non riesce mai a cambiare passo. 

Nove a Insigne, perché segna un gol che è bello, ma per davvero. Prova a spolverare qualità come zucchero a velo sul Pandoro, ma trova collaborazione sporadica nell’amico Pietro e in nessun altro. La quinta rete in campionato è un gioiello, un gesto plastico di meraviglia consolidato nell’esercizio che è marchio di fabbrica. Lorenzo c’è, va in gol con continuità, preme forte sul petto del Napoli nel tentativo di rianimarlo. Missione riuscita, parzialmente.  

Dieci a Gennaro. A Gennaro, non a Gattuso. Si parla di uomini, di vita, di messaggi che fanno bene al cuore. C’è da abbandonarsi alle lacrime mentre Rino parla al mondo della sua malattia, affrontando i momenti difficili senza il bisogno di fare il finto supereroe. “Non dovrei stare nemmeno in piedi, ma se un giorno dovrò andarmene, voglio farlo come piace a me, dove ho trascorso una vita, in mezzo al campo” dice. Lascia ai giovani, alle loro paure, parole che sono carezze, pensieri che andrebbero divulgati a gran voce. Di quella semplicità che è valore disperso tra la polvere dell’universo, scia di speranza verso un mondo impazzito. Ha dovuto sopportare le fake news sulle dimissioni, ha incassato le critiche del momento. Sempre a testa alta. Da Uomo perbene.