La grande verità rivelata da Gattuso dopo la vittoria sulla Juventus

La sua è una grande verità detta tra le righe, quasi sussurrandola, evitando di regalare titoloni ad effetto. Ma sono parole, queste, che restano
28.01.2020 07:45 di Fabio Tarantino Twitter:    Vedi letture
La grande verità rivelata da Gattuso dopo la vittoria sulla Juventus

Il calcio è semplice come certe parole che lo raccontano: "Voi dovete capire una cosa, questi sono giocatori forti. Il problema è che bisogna metterli in un contesto che funzioni". Ne usa poche, Gattuso, ma sono efficaci, vanno dritte al punto, spiegano perché questa squadra, sua da poche settimane, abbia conquistato appena 27 punti in classifica. La sua è una grande verità detta tra le righe, quasi sussurrandola, evitando di regalare titoloni ad effetto. Ma sono parole, queste, che restano, risolvono il dilemma, raccontano delle mille difficoltà che in cinque giorni sembrano essere scomparse e invece torneranno, ma ora - con un rimedio - sarà più facile affrontarle fino a renderle innocue.

COSA NON ANDAVA - Gattuso stima Ancelotti, la retorica del "fratello maggiore" è il contorno romantico della vicenda, non c'entra nulla il rapporto personale con ciò che l'attuale allenatore del Napoli ha scoperto quando s'è seduto in panchina. Perché questa squadra, che oggi ha ritrovato un'identità e un'anima prima smarrite, è tornata a fare le cose semplici, permettendo ai "calciatori forti" di esaltarsi nei propri ruoli, senza improvvisare. Non accadeva prima, con Ancelotti, col suo lungo 4-4-2 e quell'input "siate liberi di inventare" mai realmente recepito dai calciatori. Serviva un copione. La crisi non è alle spalle, fratture interne allo spogliatoio (o con la società) restano, ma l'enigma tattico oggi è sciolto, non ci sono più equivoci, la squadra raccoglie ciò che semina e i risultati, spesso, sono fedeli al lavoro sul campo.

RIECCOLI - Insigne è lo stesso di due mesi fa ma oggi fa l'attaccante esterno, non più l'esterno e basta, riceve da sinistra e ha fiato e lucidità per finalizzare. Prima arrivava in area stremato, quando capitava, dopo lunghe rincorse per coprire spazi vuoti, oggi affollati di uomini e idee. Non è casuale la sua rinascita - ma servono conferme - così come quella di Zielinski, tornato a fare solo la mezzala e non il regista, o il metronomo, o il centrocampista universale che saprebbe fare tutto ma al quale non riusciva niente. Il Napoli di Gattuso è una squadra corta, tutti sanno come agire con o senza palla, ogni giocatore ha più opzioni di passaggio, la superiorità numerica arriva col fraseggio non essendoci in rosa Di Maria o Bale a cui basta un pallone per avviarsi in porta. "Voi dovete capire che questi so giocatori forti...". Ma è tornato anche il contesto.