Sportitalia, Credendino: “Napoli ancora senza identità! Mercato? ADL era stato chiaro…”
Calciomercato e prime due giornate di campionato: è già possibile tracciare una prima gerarchia in Serie A? Ne abbiamo parlato con Vincenzo Credendino, giornalista di Sportitalia, intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Dopo il mercato e le prime due giornate, quale gerarchia vedi in vetta alla Serie A? “Onestamente vedo l’Inter che si è rinforzata bene, andando a puntellare la rosa proprio laddove ce n’era necessità. Dietro, invece, vedo una vera e propria bagarre. Il Napoli ha fatto quello che doveva fare: ha preso un difensore a destra, un’esigenza che ci portavamo dietro da un paio di sessioni di mercato. Ricorderete tutta la querelle legata al possibile arrivo del terzino del Siviglia, poi sfumato. Forse, per quanto riguarda il centrale di difesa, si poteva fare qualcosa di diverso. Sappiamo anche, visto il giudizio espresso da Aurelio De Laurentiis sul valore di questa rosa e sul Napoli di Massimiliano Allegri, che il club era stra-convinto che questa squadra potesse già fare molto bene, soprattutto senza tutti quegli infortuni che hanno caratterizzato la stagione passata. Era quasi un virgolettato dello stesso De Laurentiis nell’ultima conferenza stampa, se non sbaglio quella prima della gara contro l’Udinese. Partendo da questo presupposto, il Napoli non ha fatto tantissimo in entrata. Forse, anche vista l’emergenza in difesa determinata dagli infortuni di Buongiorno e Beukema, e considerando che lo stesso Marianucci sta rientrando, si poteva fare qualcosa in più.
Beukema, tra l’altro, è rientrato proprio l’altro giorno a Castel Volturno ed è stato uno dei più sorridenti: si è fermato con qualche tifoso per foto e selfie, regalando sorrisi e un “Forza Napoli” che fa sempre morale. Tornando al discorso del difensore centrale, forse sarebbe servito qualcuno di più pronto. Badiashile ha svolto una settimana intera di allenamenti sotto la guida di Massimiliano Allegri e, nonostante questo, non è stato nemmeno convocato per la gara contro il Como. Questo ci fa pensare che servirà ancora un po’ di tempo, come ha detto lo stesso Allegri. Ergo, il Napoli sicuramente poteva fare qualcosina in più. Se guardiamo poi alle altre squadre, la Roma si è rinforzata, il Como si è rinforzato, l’Atalanta si è rinforzata. Anche la Juventus, per me, ha fatto un colpo che sta passando un po’ sotto traccia, ma che considero importante: Woltemade, che arriva in prestito dal Newcastle. È proprio il tipo di giocatore che serviva alla Juventus, un calciatore che sa fare al meglio ciò di cui la squadra aveva bisogno. Poi il campionato italiano è sempre particolare e ci sono tante variabili che possono incidere sul rendimento di un calciatore. Ma, facendo le considerazioni del caso, vedo ancora l’Inter un pochettino avanti e, dietro, una bagarre che ormai si è aperta tra il Napoli e quelle che sono Milan, Roma, Juventus, Como e la stessa Atalanta”.
Il recupero dei giocatori e un anno in più di esperienza possono bastare per rendere competitivo il Napoli? “Onestamente non facciamo previsioni per ora: guardiamo i fatti. Tu mi dici che questa squadra non c’è stata perché ci sono stati tanti infortuni. Io però te la ribalto: questa squadra recupera dei calciatori con un anno in più dal punto di vista fisico, ma soprattutto dal punto di vista mentale. Il Napoli quest’anno ha dovuto fare di necessità virtù e lo si vede già dalla scelta di Massimiliano Allegri. È un allenatore che aveva già preso una rosa portata a mille da Antonio Conte e ne ha saputo fare molto bene il proprio lavoro. Allegri è un normalizzatore, un allenatore che non ti chiede la luna, ma ti dice: “Con questo possiamo fare questo, con quest’altro possiamo fare quest’altro. Dimmi tu a cosa ambisci, cosa vorresti fare”.
È un allenatore che non si tira indietro quando è il momento di parlare. Nell’ultima conferenza stampa lo ha detto chiaramente: se dobbiamo prendere qualcuno giusto perché c’è un posto libero in lista, possiamo anche farne a meno; se serve un giovane, possiamo farne a meno; se serve qualcuno in attacco che sposti un po’ gli equilibri, allora bisogna intervenire. Peccato che, se non liberi il posto e davanti non arrivano i vari Gabriel Jesus o il nome di turno, il problema rimane.
Oggi il Napoli è una squadra che deve riscoprirsi. Per farlo, per andare a lottare per un posto in Champions League e magari, in seguito, per obiettivi più importanti, deve innanzitutto trovare un’identità che in questo momento non ha. Con quelle che potremmo definire, usando un linguaggio improprio, le varie “ere” del Napoli – da Sarri a Spalletti fino a Conte – c’era un’identità ben precisa. Un’identità che c’era anche nel biennio contiano, che se ne dica. La squadra faceva delle cose anche molto codificate, magari non particolarmente innovative, ma sapeva bene quello che doveva fare. Infatti, soprattutto nel primo anno, il Napoli ha chiuso con la miglior difesa d’Europa. Quindi, anche lì, l’identità c’era. Oggi, invece, il Napoli è spurio. È perennemente sospeso tra la volontà di aggredire alto e la necessità di abbassarsi, tra la costruzione dal basso e la possibilità di andare direttamente in verticale. La partita contro il Como è stata emblematica da questo punto di vista. È una fase di transizione e, per il Napoli, meno durerà, meglio sarà”.
Quindi il problema principale è proprio la mancanza di un’identità precisa? “Che si scelga una difesa con una linea più alta o più bassa, una ricerca costante della verticalità oppure un gioco maggiormente palleggiato, purché questa squadra riesca a capire presto quali sono le cose che chiede il mister Massimiliano Allegri e si affidi, in un certo senso, al tecnico livornese”.
Che tipo di calcio possiamo aspettarci da Allegri? Avrà uno spartito preciso? “È vero che la proposta offensiva del Napoli, o meglio delle squadre di Allegri, spesso e volentieri viene anche indirizzata in base a quella che è l’intenzione del campione di turno. Modric, per esempio, diventa fondamentale nel Milan di Allegri: se Modric gira, la squadra gira. Si spera che possa fare lo stesso con De Bruyne. È vero che, davanti, o cerchi l’imbucata per l’attaccante oppure la superiorità numerica data dal dribbling dell’esterno. Sicuramente non parliamo di calcio arzigogolato quando guardiamo a Massimiliano Allegri.
Però una cosa è questa e un’altra è avere una squadra senza identità. In quel caso il discorso si amplifica ancora di più e coinvolge altri fattori, soprattutto l’altezza della squadra e il modo in cui si costruisce l’azione. Sono tanti gli elementi che contribuiscono a determinare l’identità di una squadra, al di là della giocata estemporanea del campione. Su questo sono d’accordo: nel calcio di Allegri è molto importante anche la qualità dei singoli”.
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