Da 0 a 10: l’annuncio shock di Meluso, la clausola da 200 mln di Osimhen, la tentata rapina e la triste verità su Meret

Il Napoli batte il Cagliari con le reti di Osimhen e Kvaratskhelia: decisivo il ritorno in campo di Mario Rui per la vittoria al Maradona
17.12.2023 20:24 di Arturo Minervini Twitter:    vedi letture
Da 0 a 10: l’annuncio shock di Meluso, la clausola da 200 mln di Osimhen, la tentata rapina e la triste verità su Meret
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Zero ad un arbitro scarso. Scarsissimo. Coadiuvato da assistenti scarsi, scarsissimi. Assistito al Var da collaboratori scarsi, scarsissimi. È un quadro sgarrupato la sestina arbitrale, come la casa di Gennarino Esposito in ‘Io speriamo che me la cavo’. Spinte, pugni, calcioni: resta tutto impunito, un lassismo che permette al Cagliari di incanalare la gara nella direzione voluta. Goldaniga prova pure un numero alla Brachetti, tentando in area di rigore di indossare la maglia di Osimhen togliendola al nigeriano. Ancor più dopo una vittoria, bisogna urlare per dire basta: quest’anno non solo Garcia ha massacrato il Napoli. Ma pure l’Aia. E non ci stiamo mica a fare la figura dei polli.

Uno il gol preso, un nuovo coito interrotto, così come a Madrid dopo il gol di Simeone. Con la gioia ancora negli occhi per il gol di Osimhen, il Napoli si imbambola e rischia di buttar via una gara dominata. Mazzarri scherza: “Ho detto ai ragazzi di non festeggiare più dopo il primo gol” ma poi non pare mica tanto una battuta. Per tornare grandi, bisogna immergersi totalmente nello scopo. Cesare Pavese scriveva: “Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo. Amore è desiderio di conoscenza”. Riscopriamo quel desiderio.

Due centrali che commettono due sbavature nella stessa azione: inevitabile prendere gol. Luvumbo si libera di Rrahmani con troppa facilità, Pavoletti sovrasta Juan Jesus nel valzer a centro area. Il calcio è sport di squadra, spesso una somma che fa il totale: se le singole componenti di tradiscono, il risultato ottenuto non sarà mai quello sperato. Bisogna migliorare in quella zona. Bisogna COMPRARE in quella zona. Cogliere le occasioni che il mercato a gennaio concederà. Si può fare. Si deve fare.

Tre a uno. La gara sarebbe dovuta finire tre a uno. C’è uno zelo che inquieta dell’assistente, un silenzio al Var che inquieta sul regolarissimo gol annullato a Politano. Punita una posizione di Osimhen, che sta di un metro dietro a Dossena e che partecipa all’azione meno del Meme di Vincent Vega del “Confused Travolta”. Victor non disturba, manco si vede, è inattivo e se in sei non lo hanno capito, abbiamo un problema serissimo. Tentata rapina, ci sarebbero gli estremi. 

Quattro gare in campionato, con due vittorie e due sconfitte affrontando Atalanta, Inter, Juve e Cagliari. La cura Mazzarri è lì, tutta da vedere, da sentire, da coccolare. Reminiscenze che si fanno più chiaro, dai contorni maggiormente definiti. Tornare ad abitare una pelle che era la tua e che qualcuno voleva strapparti. Ritornare a correre, per più di un tempo, andando ad azzannare la partita quando la sorte sembrava nuovamente aver teso una trappola. 

Cinque mesi, anche più, che se ne parla tutti i giorni e il direttore Meluso si presenta davanti alle telecamere con questa rivelazione shock: “Lavoriamo sotto traccia ai rinnovi di Osimhen e Zielinski”. Ma come, direttore? Lo sanno pure in Tonga che stiamo lavorando ai rinnovi di Victor e Piotr, è diventata una fiction terrificante che al confronto ‘Terra Amara’ è da Emmy Award. Il problema è la tempistica di questo lavoro, situazioni sospese che andavano chiuse con largo anticipo. Andare in Tv a parlare come fosse roba da 007, anche no.

Sei e mezzo a Giacomino, che entra nella mischia e si mette a rosicchiare lo spazio come un Pac-Man meno giallo. Entra bene Raspadori, con la fame giusta, con la testa giusta, con la postura giusta. Spazia sul fronte d’attacco da battitore libero, ci mette lo zampino in entrambi i gol degli azzurri avviando le azioni poi rifinite da Kvara, Mario e Victor. Al principio di quei discorsi, però, c’è Jack. Con la visione giusta, lo scatto giusta, la cosa giusta. Semplice, ma efficace. Non serve ‘complicare il pane’.

Sette a Meret che si lancia spregiudicato e sprezzante del pericoloso a murare la ripartenza di Nandez. Un’altra parata super, dopo quella su Horta in Champions. Pochi ne parlano, perchè ormai va appurata una sconvolgente verità: di Alex si parla, solo quando se ne può parlare male. In tutte le altre occasioni, ogni giocata viene archiviata così: “Ma è normale, fa il portiere, deve parare”. Analisi meno credibili delle mail che annunciano una ricca eredità per la morte di un parente sconosciuto in America. Spam. 

Otto al Professore, che si riprende la cattedra che è quasi un altare e tutti i fedeli in silenzio ad ascoltare. Mario Rui è più incisivo di un canino affilato di Dracula, affonda nella carne cagliaritana con sapienza chirurgica, restituendo a Kvara ampie vedute, infiniti orizzonti, luccicanti panorami da osservare non più in solitudine. Delizioso il cross per la zuccata di Osimhen, fatto con i tempi giusti e con il piede giusto: un mancino che fa il terzino di professione, che interpreta il ruolo nella maniera ottimale per le caratteristiche della squadra. Rudi voleva metterlo ai margini, Walter lo riporterà al centro del villaggio. “Grazie Mario” direbbe la Mamma di Vitellozzo in ‘Non ci resta che piangere’.

Nove a rombo di tuono. Il palo, l’attimo d’eterno, il boato, la gioia: è una sequenza pazzesca, il volto di Kvaratskhelia che si dipinge di un sentimento incontenibile, dopo il destro che fa l’amore col legno e poi col nylon della rete. Affonda le ruote motrici nel terreno, lascia i cerchi nel grano come nel campo di grano di Mel Gibson in Sign. Perchè in fondo Khvicha è un alieno capitato per caso dalle nostre parti. Dribbla, sterza, a volte pure esagera ma chi se ne frega: il 77 è un estrattore di pallone, solo essenza, niente fronzoli. Ci regala un finale da urlo, perchè le gare contro i sardi ricordano il paradosso di Woody Allen della Vita al contrario: finiscono tutte con un orgasmo.

Dieci al ‘Testa-spalla’ baby one, two, three di Osimhen. Pare Don Lurio nell’azione che è una rivendicazione di superiorità, col palleggio a centro area e il numero di escapologia che gli consente, misteriosamente, di liberarsi di tre difensori e servire in spaccata Kvara per il jackpot da tre punti. Sei minuti prima s’era messo in proprio col solito gol di testa, trattato di bellezza atletica della gazzella con la forza del rinoceronte quando carica a testa bassa. Quando sta bene, quando è sereno, quando la squadra lo sostiene il limite è solo il cielo. Per questo Victor anche una clausola da 200 milioni potrebbe risultare bassa. Dominante, in tutti luoghi e in tutti i laghi. 

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