La storia siete voi: Giuseppe Cavanna, il primo giocatore del Napoli Campione del Mondo

Nato a Vercelli, campano di adozione, è stato il primo Giaguaro
03.04.2013 21:00 di Leonardo Ciccarelli Twitter:   articolo letto 11746 volte
© foto di Luigi Putignano/TuttoLegaPro.com
 La storia siete voi:  Giuseppe Cavanna, il primo giocatore del Napoli Campione del Mondo

Si può essere campioni del mondo senza aver mai messo piede in campo? Certo che si può. È una cosa che accade spesso ai fortunati portieri che vivono le spedizioni vittoriose, ma è veramente raro vincere un mondiale senza aver mai, nemmeno una volta, indossato la casacca della nazionale. Questa curiosa coincidenza è capitata a Giuseppe Cavanna, il primo giocatore del Napoli ad aver vinto un mondiale, colui che prima di Castellini fu soprannominato “Il Giaguaro”.
Cavanna, portiere dal singolare senso acrobatico tanto per giustificare il soprannome, era un ragazzone nato e cresciuto a Vercelli che mosse i primi passi non nella prestigiosa Pro Vercelli, vero dominatore del calcio italiano nel primo ‘900, ma nei Vercellesi Erranti, una società che in soli 5 anni di esistenza creò non pochi problemi alle grandi del Nord dell’epoca.
Dopo 4 anni, con gli Erranti in una crisi profonda, Cavanna venne ceduto ai cugini nobili della Pro Vercelli dove militò per 4 anni, i 4 anni del fallimento dei giocatori “blancos” perché il campionato ’28-’29 fu l’ultimo campionato del millennio in massima divisione.
Cavanna era uno dei migliori, con un fisico prestante ed un’agilità fuori dal comune non poteva certo scendere in seconda divisione da miglior portiere del campionato, e così si accordò col Napoli che aveva ambiziosi progetti in mente.
Quelli erano anni difficili. La scomparsa del grande Ascarelli scombussolò non poco i piani societari e nonostante due terzi posti consecutivi gli azzurri faticavano ad imporsi, stretti dalla morsa dell’economia nordista e da una lega a chiaro stampo savoiardo che tendeva ad accentrare tutto il potere nelle mani delle squadre del triangolo industriale.
Dopo 7 anni e oltre 150 partite abbandona il capoluogo, stanco, per andare in C al Benevento come secondo portiere ma il richiamo della terra fu troppo forte e dopo appena un anno tornò nella sua Vercelli in cadetteria per gli ultimi due anni da professionista del Giaguaro.
Nel mezzo di questa favolosa carriera nei club c’era la nazionale. L’Italia ha avuto la fortuna di avere sempre un paio di portieri di una categoria superiore a tutti gli altri nel panorama mondiale: Albertosi, Zoff, Zenga, Peruzzi, Pagliuca, Toldo, Buffon, Galli, sono tutti consecutivi e quindi per i portieri “normali” c’è poco spazio, pensate che De Sanctis ha 70 convocazioni all’attivo ma appena 6 presenze.
All’epoca di Cavanna c’era un altro duo mostruoso: Ceresoli-Combi, uno dell’Inter, l’altro della Juventus, due portieri dalla straordinaria abilità che oggigiorno vengono troppo spesso ignorati ma Ceresoli si infortunò e così Pozzo fu costretto a convocare Cavanna. Costretto è il vocabolo più adatto perché il primo CT della nostra storia era un nordista convinto che bistrattava spesso e volentieri le squadre del centro sud al punto di non convocare per i mondiali né Sallustro né Fulvio Bernardini. Una follia, è come se Prandelli non convocasse Balotelli e De Rossi ma funzionava così e i risultati hanno dato ragione a Pozzo visto che ha vinto due mondiali consecutivi.
Cavanna ci ha lasciato nel 1976, a 71 anni, dopo una breve carriera da allenatore semi professionista e il ritorno nell’amata terra campana come mister della Nocerina.
Ha influito nella storia del calcio italiano non solo per le sue doti ma per una questione di sangue. Avete presente tale “Silvio Piola”? Ecco, Cavanna era il suo zietto preferito.  Chi ama non dimentica, grazie Giaguaro.