Rivelazioni, resurrezioni e delusioni: i voti di fine anno

21.05.2010 07:00 di Redazione Tutto Napoli.net  articolo letto 24095 volte
Fonte: Luca Cirillo
Rivelazioni, resurrezioni e delusioni: i voti di fine anno

De Sanctis: 7. Pur di approdare a Napoli rinuncia ai diritti d’immagine. Inizia con il freno a mano in su. Alla prima di Mazzarri, contro il Bologna, ottava giornata, il San Paolo“reclama” Iezzo. E’ la scossa. Cresce di partita in partita e non è un caso se Mazzarri gli fa fare l’intero campionato lasciando a secco lo stesso Iezzo e Gianello. La sua porta rimane inviolata per 581 minuti e il “Giaguaro” Castellini è agguantato tra i record-men azzurri. Buona la continuità anche come para-rigori. Probabile l’approdo al mondiale. BLOCK-SHAFT.

Grava: 7,5. Dimenticato da tutti e snobbato dai “palati fini”, costruisce la sua nuova giovinezza con l’umiltà dei veri campioni. Buona parte del merito è di Mazzarri, certo, ma gli stimoli sono nulli se non si ha la voglia di recepirli. Muro impenetrabile per larghi tratti e contro i migliori attaccanti della A, conquista il posto da titolare. Quando non c’è la sua mancanza si sente. I tifosi vogliono la riconferma. RINASCIMENTO.

Cannavaro: 8-. Sorridente, disponibile e generoso. Leader silenzioso, animo genuino e sincero di chi preferisce il fare al dire tanto per. Esce con le ossa rotte dall’annata precedente. Da napoletano autentico e raro quale è, poggia su sudore e sacrificio la sua riscossa prodigiosa. La tecnica non è cristallina, ma meriterebbe la nazionale. CUORE DI CAPITANO.

Campagnaro: 7+. Hugo, Hugo, Hugo. Quando scatta un coro simile vuol dire che sei diventato un idolo. Il difensore di Cordoba merita tanti elogi per quadratura professionale e per le qualità da trascinatore. Grandi doti fisiche da marcatore, anche se non è sempre in vena, sfoggia tuttavia caratteristiche da trattore in affondo. Nel “solco” della tradizione argentina. FORTEZZA.

Rinaudo: 6. Dopo una prima annata deludente, il palermitano si riscatta: quando è chiamato in causa garantisce solidità, buoni lanci dalle retrovie e in un paio di circostanze anche la rifinitura giusta in zona gol. BUONA LA SECONDA.

Contini: 5,5. 12 presenze da titolare con discrete prestazioni. A gennaio decide di andar via. Grava è strepitoso e lui, forse, tra problemi personali e il non gradire la panchina, sceglie di cambiare aria. Il Saragozza vorrebbe riscattarlo, ma non ha soldi. FIGLIUOL PRODIGO?

Aronica: 6,5. E’ il tuttofare sinistro del pacchetto arretrato: centrale e fluidificante, per l’amico Mazzarri questo e altro. In alcuni frangenti è una pedina inamovibile grazie a prestazioni di tutto rispetto. Diversi infortuni, purtroppo, gli impediscono di avere continuità. La mancata concorrenza di un Dossena in ritardo di forma, gli toglie, forse, una spinta in più. UOMO DI FIDUCIA.

Santacroce: sv. Problemi fisici o meno, questa stagione scorre via per lui senza lasciare il segno. Il talento c’è ed è indiscutibile. Sarà, insieme a Dossena, tra i primi “acquisti” del prossimo anno? GIOVENTU’ (PER ORA) BRUCIATA.

Zuniga: 6,5. E’ il jolly delle fasce. Parte con due pesi notevoli sul groppone: è costato 8,5 milioni e deve adattarsi a sinistra, da destro naturale, perché Maggio recupera dall’infortunio in tempi record e perché la società non intende coprire il ruolo mancino con altri investimenti. La “forzatura”, all’inizio, gli crea non pochi problemi, ma lui “la dura e la vince” sfoggiando carattere e voglia di migliorarsi a tutto campo. TRASFORMISTA.

Maggio: 7+. Christian è un ragazzo serio, disciplinato, con importanti qualità fisiche e calcistiche e che fa gruppo come pochi. I suoi recuperi record dagli infortuni non sono miracoli, ma i frutti di un professionismo impeccabile. Tutte caratteristiche, queste, che a tecnici come Lippi e Mazzarri piacciono non poco. Tecnicamente non fa impazzire le platee, ma è dirompente a tutta fascia sia quando è lanciato sia in supporto alla manovra. Il gol al Livorno in stile Van Basten è la ciliegina sulla torta di una stagione che si spera si possa concludere in Sud Africa. UFFICIALE DELL’AERONAUTICA.

Rullo: sv. Una sola presenza quale attestato di stima al professionista serio da parte di Mazzarri.

Dossena: sv. Vedi Santacroce. Arriva a Gennaio, dopo una lunga trattativa sfumata a giugno, per colmare, dopo anni di attesa e di adattamenti, la corsia sinistra. Il campionato inglese è diverso, dicono tutti, e lui si presenta con chili di troppo e relativi problemi fisici da smaltire. Le grandi qualità tecniche di stantuffo ci sono tutte. FUTURIBILE.

Pazienza: 7,5. Un’altra opera d’arte di Mazzarri. Criticato da più parti con poca considerazione generale, caccia gli attributi fino a diventare il pilastro imprescindibile nel cuore della mediana pure quando la fatica si fa sentire. In campo anche con la maschera per difendere un naso sacrificato sull’altare della Patria. I suoi piedi non sono pennelli, ma sul piano della grinta questo ragazzo è encomiabile. UNA VITA DA MEDIANO.

Gargano: 7-. Per quanto corre e suda meriterebbe tanto. Pressa tutti, quarto uomo e fotografi compresi. Generoso, non si risparmia mai. I suoi piedi, però, sono un mistero: mentre riesce in diverse aperture di compasso, si inventa disastrosi e sbilenchi passaggi. Sui calci piazzati non si capisce perché c’è sempre lui. Con una tecnica di base “normale” parleremmo di un fenomeno. TRITATUTTO.

Datolo: 5. Il giro di campo con il presidente è solo un ricordo ormai sbiadito. 13 presenze e un gol importante nell’impresa di Torino. Mazzarri non gli assicura il posto e lui sceglie la Grecia per conquistare il mondiale. L’ Olympiakos lo mette fuori squadra. Maradona prima lo "seduce", poi l'"abbandona". Per lui il Sud Africa è davanti alla tv. Sogna di tornare a Napoli. CERCA UN CENTRO DI GRAVITA’ PERMANENTE.

Cigarini: 5,5. Giunto a Napoli come il geometra del centrocampo che tanto serviva, palesa un’ evidente mancanza di personalità. Le qualità ci sono, sono evidenti, ma al di là di qualche buona giocata e dei due gol di cui uno al Milan che manda Fuorigrotta in tilt, c’è poco da salvare in una stagione per lui avara di soddisfazioni personali. Il designato erede di Pirlo dovrebbe avere più carisma. Le pressioni di Napoli sono superiori a quello di Bergamo e Parma messe insieme . IMPATTO FATALE.

Bogliacino: 6-. Affidabile e silenzioso, è il jolly assoluto del Napoli. A Cagliari entra ed evita l’ennesima beffa in terra sarda. In generale è utile e partecipe alla causa, ma sembra aver perso il sorriso e la voglia di vestire l’azzurro. TUTTOFARE.

Hamsik: 8-. Sarebbe assurdo non dare un voto altissimo a lui che, da centrocampista, è il capocannoniere degli azzurri con 12 reti senza contare qualche rigore sbagliato. Si potrebbe discutere tanto su eventuali equivoci tattici, ma una cosa è certa: lo slovacco è un patrimonio del Napoli che non va depauperato. Mazzarri lo sa e non gli risparmia una partita. I suoi inserimenti in area sono merce rara. Non ha sempre continuità fisica e inanella ancora una volta una striscia di partite senza incidere. Immaginiamo, però, cosa potrebbe fare trovando la giusta continuità e con un lavoro specifico per migliorare nell’uno contro uno. Le due reti a Torino contro la Juventus sono ormai nella storia azzurra come tante altre prodezze nel cuore dei tifosi. MERCATO? NO, GRAZIE!

Maiello e Insigne: sv. Sono la speranza di un settore giovanile all’avanguardia dal quale poter attingere a piene mani per un futuro luminoso, con i bilanci in regola e con un occhio agli aspetti sociali riguardanti i giovani talenti campani spesso in fuga verso altri lidi. GIOIELLI DI CASA.

Quagliarella: 7+. Pronti via e un bolide da centrocampo scheggia la traversa e infiamma il San Paolo. Prima punta per alcuni, seconda per altri. A prescindere, l’intesa con Lavezzi stenta a decollare. Prestazioni altalenanti, gol spettacolari, ottime rifiniture, nervosismi di troppo e doppia cifra. Ci si aspettava qualcosina in più, ma per un napoletano le difficoltà di giocare in azzurro sono sempre doppie. TERRA MIA.

Lavezzi: 7,5. Il Pocho è sempre il Pocho. Non segna molto, 8 gol all’attivo, ma è l’immagine dell’allegria calcistica, anche quando non è in campo, che fa sognare i tifosi al di là del risultato. E’ la scheggia impazzita, il mago da cui ci si aspetta sempre il coniglio dal cilindro, la trovata strabiliante e vincente. Senza girarci intorno è l’idolo dei supporters partenopei. Quando sguscia via in velocità è adrenalina pura. Ha ancora limiti, ma è giovane e può migliorare. Il mondiale, in tal senso, poteva essere un’esperienza strordinaria. Diego, cosa hai combinato?! Col Napoli, siamo sicuri, riscatterà questa delusione. MICCIA INNESCATA.

Denis: 6+. 29 presenze, 1579 minuti giocati e 5 gol. Piaccia o meno, è l’unico vero ariete di cui disponeva il Napoli quest’anno. Al di là dei tanti gol mancati, El Tanque, in avanti, quando c’era, ha dato peso e consistenza. Mentalmente ha bisogno di continuità e di sentire la fiducia intorno a sé per esprimersi al top. German è generoso e sente la maglia. Molti margini di miglioramento. PRENDERE O LASCIARE.

Hoffer: sv. Stringi stringi, di buono c’è solo il gol alla Salernitana in Coppa Italia e un pallone a fil di palo in quel di Siena. Poche presenze, tanta sfiducia nei suoi riguardi. Donadoni poco poco lo vedeva, Mazzarri per niente. Problemi di adattamento e di lingua? Cosa costava, eventualmente, mettergli accanto un tutor esperto di lingue? Il calcio, comunque, ha un linguaggio universale. Erwin, DO YOU SPEAK NAPOLETANO?

Iezzo e Gianello: sv. Professionisti seri e pilastri storici dello spogliatoio partenopeo dell’era De Laurentiis.

Mazzarri: 8 -. Si insedia all’ottava di campionato. Il Napoli si impone sul Bologna, in rimonta, ed inizia la rincorsa miracolosa all’Europa League. Da maestro di alchimia riesce a tirar fuori il meglio da ogni giocatore e per molte giornate è la sua squadra a produrre il miglior calcio in Italia. 26 risultati utili, solo 5 le sconfitte. Ha fatto accarezzare a tutti il sogno Champions dopo un inizio tragico con Donadoni. Sarebbe stato un miracolo con tanto di edicole votive già pronte da dedicargli. Inverte la rotta in trasferta, toppa al San Paolo in alcune partite, ma per essere al primo anno alla guida di una squadra “ereditata” va bene così. Vive le gare in simbiosi con il pubblico. La classe non è acqua. RABDOMANTE.

De Laurentiis: 7,5. Dopo il finale deludente della scorsa stagione, investe 56 milioni  e organizza un'anteprima hollywoodiana che non piace a tutti. Poi l'inizio shock che non ti aspetti. Mentre la nave (non quella della presentazione) affonda, sale da solo in cima all’albero maestro e avvia una rivoluzione bella e buona. Sceglie Mazzarri e fa bene. Al di là di Marino, di cui tanto si potrebbe dire in positivo e in negativo, spende tanto assumendosi tutte le responsabilità da vero condottiero. A gennaio si poteva, forse, osare di più per mantere la zona sogno. L'obiettivo stagionale, comunque, era dichiaratamente l'Europa League. E il suo Napoli ce l'ha fatta con una giornata d’anticipo e preservando i bilanci. Prende i migliori talent scout in circolazione, Micheli-Mantovani-Zunino. TANTO DI CAPPELLO.

Marino: 6,5. L’organico, pregi e difetti, l’ha costruito lui. Se il Napoli è in Europa non è giusto dimenticare anche i meriti dell’ex diggì, come anche gli errori commessi. Chi non fa non sbaglia.

Bigon: 6,5. Giovane, dinamico e preparato. Chiude in poche ore l’affare Dossena ed è molto attivo in giro per l’Europa in cerca di calciatori giusti. Ancora presto per esprimere un giudizio completo sul figlio dell’ Albertino scudettato. Dovrà essere bravo a smaltire i giocatori in eccedenza ancora sotto contratto prima di tuffarsi sul mercato per assecondare le richieste di Mazzarri nel rispetto dei dettami economici presidenziali. IL NUOVO CHE AVANZA.

Tifosi: 10 e lode. “Per le intemperanze di pochi non possiamo colpire tifoserie intere”. Così Carlo Longhi, ex arbitro ora membro del CASMS, all’indomani della vergogna post-derby capitolino. Solo per i supporters azzurri, evidentemente, questo concetto non vale. Divieti e punizioni a tutto spiano con pesi e misure diverse rispetto agli altri. Loro rispondono con dignità, intelligenza e con il solito amore, unico al mondo, per la maglia che rappresenta la propria città. IMPAREGGIABILI.

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