Da 0 a 10: Dazn e il mistero del replay, le frasi che distruggono Garcia, ADL zitto e muto per un motivo e il movimento Mazzarrisessuale

Il Napoli vince a Bergamo con le reti di Kvaratskhelia ed Elmas, Osimhen torna ed è subito decisivo. È un trionfo la prima di Mazzarri.
26.11.2023 20:49 di Arturo Minervini Twitter:    vedi letture
Da 0 a 10: Dazn e il mistero del replay, le frasi che distruggono Garcia, ADL zitto e muto per un motivo e il movimento Mazzarrisessuale

Zero centimetri, al massimo millimetri. Il gol annullato a Rrahmani conferma, in maniera definitiva, la ridicolaggine della norma che affida allo strumento tecnologico un potere oltre la logica. La decisione viene presa in un baleno, non accade mai in questi casi, ma per vedere il frame valutato dal Var bisogna attendere mezz’ora. Come mai? È il momento di finirla con queste pagliacciate, di gol annullati per millimetri virtuali: si reinserisca il criterio della luce tra i corpi e si cambi una regola che lascia troppa discrezionalità all’intelligenza artificiale. 

Uno il momento che rischia di tramutarsi in ricordo terrificante. Olivera stava giocando una gran gara, ma il destino non fa sconti quanto ha già stilato i suoi programmi. Il movimento del ginocchio è innaturale, le mani al volto a tamponare le lacrime sono un segnale orribile. Incrociamo le dita Mathias…

Due indizi che hanno il sapore di nuovo inizio. Il primo gol dello scorso campionato del Napoli, sul campo del Verona, lo segno Kvara di testa. Lo scorso anno la rete del 2-1 decisiva a Bergamo era arrivata grazie ad un assist di Osimhen per Elmas. Se vero è che “Anche Zeus non può sfuggire a ciò che è destinato” vuol dire davvero che qualcuno lì dall’alto avrà vegliato su questa trasferta. Nel giorno del terzo anniversario dell’ascesa di D10S, sappiamo anche chi era quel qualcuno.

Tre punti, che valgono più di tre punti. Perchè arrivano per una big, perchè arrivano sapendo soffrire, perchè abbiamo rivisto la voglia di rincorrere gli avversari sulle ripartenze. Riassumendo il tutto: abbiamo rivisto una squadra. Che era tutto ciò che si desiderava, che nella parentesi oscurantista transalpina non s’era mai vista. Si diceva che Anguissa fosse un pupillo di Garcia, avendolo visto a Bergamo viene il sospetto che Rudi sia stato capace di farsi odiare anche dal buon Frank. Garcia ha combinato più disastro del punteruolo rosso sulle palme.

Quattro gare di campionato saltate e poi la luce. Pare di vedere Aldo che sbuca dalla sabbia mentre Osimhen appare nell’area bergamasco e in tuffo riesce a servire ad Elmas il più facile degli assist. Una roba che non tutti possono fare, perchè nessuno ha quella fisicità e quella voglia di sacrificare ogni cellula del corpo al proprio obiettivo. Programmato per essere decisivo Victor, l’istinto che s’è fatto razionalità al servizio di un centravanti che, parliamoci chiaro, da cui non si può prescindere. I sogni di gloria passano dalle giocate del numero 9 che ha scritto sulla schiena "Dio è buono” in dialetto africano.

Cinque parole: “Il Napoli riparte da Bologna”. Le più nefaste di De Laurentiis, che s’era illuso di poter raddrizzare la rotta del vascello Garcia. Ed ha atteso fin troppo per cacciarlo. Dopo Bergamo il patron s’è chiuso nel mutismo selettivo social ed ha fatto bene, vuol lanciare un ulteriore segnale di indipendenza a Mazzarri. Più passi indietro farà il patron, più Walter potrà giocarsi le sue carte, entrare nella testa dei suoi ragazzi e provare, chissà, un altra pazza e folle rimonta. Al cospetto di Mazzarri il pattinatore Steven Bradbury è un dilettante nelle rimonte incredibili.

Sei e mezzo alla tranquillità di Gollini. Imposta con l’aria di sfida che pare John Wayne in un vecchio western, mantenendo sempre a debita distanza l’ansia nell’impostazione dal basso che parte spesso dai suoi piedi. Bravissimo su Koopmeiners e sempre lucido nella lettura delle situazioni. Risposta di grande carattere e qualche tarlo nella testa di Mazzarri: la titolarità di Meret può ora scricchiolare? A Walter l’ardua sentenza. 

Sette punti dall’Inter, in attesa della sfida alla Juve, con i nerazzurri poi di scena al Maradona. L’occasione c’è, è tutta lì da cogliere. E l’occasione fa l’uomo ladro, di spazi, di tempi, di sogni. Sul petto brilla ancora, luccica nella notte bergamasca, un simbolo che è stata una cascata di gioia dritta in faccia. Lo scudetto DEVE essere l’obiettivo, non un’ossessione, ma una inevitabile ambizione per chi lo scorso anno ha mostrato solo la targa a tutte le rivali. Impossibile è soltanto la definizione di un momento un attimo prima che accada.

Otto ad Elmas, che torna nella sua versione Sofficini Findus: pronto all’uso e alle esigenze, senza lunghi tempi di preparazione.  Il macedone è lucido, cinico e propenso al sacrificio  quando nella difficoltà si traveste da Totò Aronica e spazza in tribuna ogni pallone che può diventare un pericolo. Torna ad essere ‘il sesto uomo’ di questo Napoli come bel basket, quello che esce per primo dalla panchina e può cambiare l’esito della gara. Chiamatelo Eljif Ginobili.

Nove più nove: diciotto assist e diciotto gol nelle ultime due stagioni, nessuno come Kvaratskhelia in Serie A. Più della zuccata vincente, più delle sgasate, più dei 90’ a lottare (si,  Garcia, può anche giocare tutta la gara) c’è altro che resta nella memoria. Un abbraccio, un abbraccio che dice TUTTO. Kvara stringe Mazzarri, Mazzarri stringe Kvara. Immagine mai vista col precedente allenatore. Po Il Bacio al tecnico, da esporre nella galleria d’arte dei ricordi a consacrare un nuovo ciclo. Da Klimt a Kvara, è comunque un Kapolavoro con la Kappa maiuscola.

Dieci a Walterone, che tocca le corde giuste. L’hanno detto tutti i calciatori e non pensate sia un caso. S’è parlato di feeling, di motivazioni, di parole giuste. S’è parlato di Umanità, di anima, di cura, di attenzioni. Uno spogliatoio intero che sottolinea l’aspetto umano, alla prima partita di un nuovo tecnico, quando nessuno ha speso mezza parola per il nefasto Rudi. Perchè le squadre sono fatte di schemi, di moduli, di tattica, ma son fatte prima di tutti di uomini. E gli uomini hanno rigettato Garcia, perchè non ha mai saputo farsi amare. Mazzarri c’è riuscito in pochi giorni, con la ricetta semplice del pane sfornato caldo al mattino. Evviva gli uomini buoni. Evviva Walter, che non s’è tolto ancora il cappotto ma ci ha fatto sognare per tutta la partita che prima o poi lo facesse. E cos’è la vita se non la possibilità di continuare a sognare? Oggi siamo tutti Mazzarrisessuali.

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