Da 0 a 10: le cinque cessioni, il clamoroso ritorno, l’incredibile colpo a 0 e il gesto d’amore di Mazzocchi

Da 0 a 10: le cinque cessioni, il clamoroso ritorno, l’incredibile colpo a 0 e il gesto d’amore di MazzocchiTuttoNapoli.net
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di Arturo Minervini

Zero possibilità. Il primo tempo di Lazio-Napoli sembra un video dimostrativo su YouTube di una pressa meccanica, con l’oggetto di turno destinato a essere schiacciato. Il finale è scontato, la pressione è insostenibile per la squadra di Sarri che prende schiaffi ogni qual volta prova a uscire dal guscio. La Lazio dura quanto un fuoco d’artificio di Capodanno: il fischio e poi il fiasco. 

Uno il momento che rischia di rovinare il pomeriggio.  David Neres si accascia, si tocca la caviglia ed in quel momento l’umore finisce sotto ai tacchi, come nel finale di Stranger Things che ha lasciato tutti in uno stato confusionale. Nel momento migliore della carriera, il brasiliano si ferma e ci lascia sospesi, in attesa di un responso che potrebbe essere pesante. 

Due espulsi e delle proteste, ma ancora non si è capito bene per cosa, della squadra biancoceleste. “La sconfitta è figlia del fatto che il Napoli è più forte di noi” dice Sarri e dovrebbe fermarsi qui, Zaccagni pure si lamenta degli arbitri in maniera velata. Si becca un rosso pure Mazzocchi, che magari compie pure una sciocchezza, ma come fai a bacchettarlo? Tiene il sangue azzurro, è l’azzurro non glielo devi toccare. Sempre in difesa, dei compagni, della maglia, del suo ideale. 

Tre punti in stile Pac-Man. Il Napoli fagocita tutto quello che incontra, si tiene stretta ogni possibilità come posseduto dal demone dell’avarizia. Come scrive Molierè “Il verbo “Dare” gli è tanto in odio che non dice mai “Ti do il buon giorno”, ma “Te lo impresto”. È un approccio di questo tipo ad ogni gara in questo nuovo corso: zero concessioni all’avversario, zero concessioni a se stessi. Il Napoli vuole tutto e se lo prende. Mette in saccoccia ogni monetina, consapevole che ogni soldo risparmiato è un soldo conservato. Così come i punti in classifica.

Quattro volte vincendo 2-0. Il Napoli non sa più prendere gol e ne segna invece con grande facilità, sprecandone pure più del dovuto. Milan, Bologna, Cremonese e Lazio sono una tela che il Napoli tesse senza disfare, la parolina magica della ‘continuità’ che esplode nel cervello. Non sempre importa come, spesso importa farlo. Di fioretto o con le mani sporche di fango, col fiatone o lasciando il mondo a bocca penzolante: mille modi di fare l’amore. È un Napoli poliamoroso, che a differenza del suo allenatore, sembra vivere seguendo l’insegnamento di Lorenzo il Magnifico: del doman non v’è certezza. Il potere di adesso è seguire la regola: “Ovunque tu sia, vivi pienamente nel qui e ora”.

Cinque cessioni, forse, chissà quanti acquisti. Magari uno, magari due. Il mercato è aperto, la girandola impazzita è stata avviata e chissà quante distrazioni potrà portare. Lucca a Roma non c’era, si dice influenza. Si dice. Chissà, se non sarà febbre d’addio. Lukaku però non sta ancora bene, vuoi vedere che arriva un centravanti? E poi c’è Raspadori, suggestione di un ritorno romantico. Servirà qualcosa. Serve, probabilmente un esterno d’attacco. Servirà soprattutto una Testa compatibile con le altre. Per evitare nuovi fraintendimenti. 

Sei e mezzo a Juan Jesus, l’insegna luminosa che racconta a tutti: nel Napoli di Conte gioca chi lavora di più in allenamento. Ancora zero gol subito, come un voto di castità, un rigore assoluto dello spirito che non si concede nessuna distrazione. È l’armonia dei movimenti, degli intenti, delle volontà alla base di un risultato strabiliante, credere che ragionare di squadra può rendere il singolo eccezionale. L’uno che trova la forza nel tutto e non il contrario. Il ribaltamento ideologico del Divide et impera. 

Sette e mezzo ad Amir, il silenzioso Amir, l’irreprensibile Amir: non sapevo facesse anche il bomber. Siamo ingiusti con Rrahmani, lo banalizziamo. Lo celebriamo meno di quel che merita, perchè risolve i problemi prima che si manifestino. Agisce alla fonte della questione, con pulizia e una saggezza che lasciano di stucco. Pare di vedere Raul Albiol in quella torsione che vale il 2-0 e che è una sorta di promemoria: tra i segreti di questo Napoli c’è questo scienziato dell’arte difensiva. Sun Tzu direbbe: “La difesa migliore è quella che non fa capire dove attaccare”. 

Otto a Politano che esalta il concetto dell’essenziale invisibile agli occhi, e pure alla matematica, dentro un pomeriggio romano che lascia nella valigia una meravigliosa suggestione, un panorama che è sempre reale, la stordente bellezza di sognare un bis mai assaporato. È un Napoli che non trema dinanzi a quella prospettiva, Matteo ne è un testimone sempre affidabile. Va a cercare la vittoria con ferocia, carica il destino a tessa bassa, come un toro che non ha alcuna intenzione di sottostare al copione. Nella poesia ‘Scegli il tuo destino’ Pessoa scrive: “Annaffia le tue piante, ama le tue rose. Il resto è l’ombra di alberi estranei”. Matteo è una nostra rosa. 

Nove all’amico geniale, Leonardo. “Nelle favole si fa come si vuole. Nella realtà si fa come si può” scriveva Elena Ferrante, frase che mi fa pensare al percorso di Spinazzola. Alle sue cadute, ad una realtà che si era fatta incubo proprio quando sembrava favola. E poi, quella vocina. Quella roba che hai in fondo al cuore, che ti dice che non è ancora il tempo di mollare. Spinazzola è tra i migliori esterni del campionato, uno dei segreti del Napoli di Conte. E si merita di essere celebrato per il suo percorso di rinascita. Anche perché è arrivato a costo zero. 

Dieci alla solidità, che pare una sciocchezza, ed invece è tutto. Soprattutto per una squadra che segna il giusto e non subisce, esaltando la magia del gol, che è differente da ogni altro sport. E’ la gioia che prende forma, diventa un numero che puoi toccare ed accarezzare. E’ un sollievo in una giornata uggiosa, è una liberazione dopo la digestione complicata di questi giorni. Un meraviglioso Luciano De Crescenzo descriveva così il calcio e la sacralità di un gol: “Perché il calcio è più bello della pallacanestro? Perché nel calcio, bene che vada, puoi sognare uno, due o tre gol mediamente. Nella pallacanestro puoi fare anche novanta punti. E’ impossibile che uno spettatore possa emozionarsi novanta volte. Se facessero le porte ancora più piccole, sarebbe ancora più bello”.

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