Da 0 a 10: Gattuso senza vergogna, la bufera social sulla Rai, le minacce dal Messico per Lozano ed Elmas che smentisce De Andrè

Napoli vittorioso contro l'Inter a San Siro: decide il gol di Fabiàn. Gattuso imbriglia Conte e ritrova un utile Mertens. Lozano ancora out.
13.02.2020 12:47 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Da 0 a 10: Gattuso senza vergogna, la bufera social sulla Rai, le minacce dal Messico per Lozano ed Elmas che smentisce De Andrè

(di Arturo Minervini) - Zero ai pali immaginari, agli incroci sfiorati da Eriksen, al dorso della mano che sarebbe discriminante per l’assegnazione di un calcio di rigore in area per tocco di mano. La telecronaca Rai è una visione mistica a contorni nerazzurri, un volo pindarico nell’universo interista. L’esaltazione del nulla, l’atto dai contorni tragici di una Mamma che non ama i figli allo stesso modo. La più grande ingiustizia che la natura umana possa compiere, l’amica poco geniale che si lascia forse influenzare dalle simpatie che infrange il primo comandamento dell’essere genitore: essere sempre coerente. 

Uno come il primo atto di una sfida ancora tutta da vivere. Iniziare e finire, è questo uno dei problemi di questa stagione: tenere alta la soglia della concentrazione nel lungo periodo. Il black-out motivazionale che puntualmente arriva in campionato, non si palesa nelle gare di Coppa. La fugacità del momento, l’impossibilità di non pensare al domani nelle sfide secche, sono il riassunto dell’animo di questo Napoli. Un trionfo di Bacco e Arianna dove del domani non v’è certezza, chi vuol essere lieto, dunque, lo sia in una singola notte. Maledetta notte. Folle notte. L’ennesima di questa squadra che si trasforma nelle gare infrasettimanali manco fosse un lupo mannaro. Anzi, Mannarino: “Solo me chiedo perché, sto così bene co' te, io che non ho paura nella notte scura a fa risse, guerre, scommesse, mille schifezze, tremo tremo forte fra le tue carezze”.

Due occhi che fanno la differenza? Ma questa regola della volontarietà esiste o non esiste? Come si applica il regolamento? Nel limbo del dubbio il Napoli verrà sempre penalizzato? Domande legittime da parte di chi vorrebbe certezze nell’assistere ad uno spettacolo che muta nelle decisioni in maniera frenetica e incoerente. De Vrij ha il braccio largo, ci avevano spiegato che fosse una colpa. Poi ci raccontano che non lo è più, che bisogna guardare dove sono puntati gli occhi. Il dorso, il palmo, tieni in alto le mani, se fai come Simone non puoi certo sbagliar. Il clima è quello: balera anni 60, per un calcio che non sa darsi credibilità. E regole certe.

Tre partite da guardarsi allo specchio ed interrogarsi come la strega di Biancaneve. Al tappeto Lazio, Juve ed Inter. Le prime della classe, affossate dal brutto anatroccolo di questa stagione. Sublime ed osceno senza soluzione di continuità, capace di cambiare più espressioni dell’Andy Kaufman interpretato a Jim Carrey in ‘The Man on The Moon’. E non può che arrivare dalla Luna una squadra che ha deciso di mandarci al manicomio. “Tu sei pazzo, ma potresti anche essere un genio”. Forse, in fondo, sono la stessa cosa.

Quattro-cinque-uno. Senza puzza sotto al naso, senza nessuna vergogna nell’impostare una gara difensiva, senza lasciarsi influenzare da una nobiltà che si trasforma in superbia. In fase di non possesso il Napoli sceglie la prudenza, che nei tempi del tutto e subito sembra un valore sbiadito e che invece rappresenta una giusta consigliera quando le circostanze suggeriscono strategia d’attesa. Perché attendere non è sempre coincide con la paura, ma può essere utile per far nascere questo sentimento nell’avversario. Così ha logorato l’Inter, annullando tutte quelle mosse che Conte pensava potessero essere vincenti. “Negli scacchi, come nella guerra, la chiave per vincere è anticipare la mossa che farà il tuo avversario. Pensare due mosse avanti”.

Cinque presenze per 125’ giocati dall’arrivo di Gattuso. Lozano resta ai margini del progetto Ringhio, anche quando non c’è Insigne, anche dopo che il tecnico ne aveva sottolineato la crescita allenandosi da esterno sinistro. Insomma, Houston, che abbiamo un problema dobbiamo riconoscerlo e sarà giusto affrontarlo con la massima serenità e lucidità. Tra i compiti di Rino c’è anche quelli di restituire dignità ad un calciatore che non può essere diventato il più scarso dell’universo in pochi mesi. In Messico insorgono, la guerra social contro Gattuso è aperta. Ma il Messico è lontano, come le nuvole. Qui ci sono problemi più immediati e concreti, ma nella ‘To do list’ di Ringhio il nome di Hirving deve occupare uno dei primi posti.  

Sei più al lavoro sporco di Dries. Dentro e fuori, elastico impazzito che agisce da acido corrosivo sulla difesa interista. Velenoso e silenzioso, pungente e sfuggente nella trama di una gara che disegna per lui una sceneggiatura di grande sacrificio. I grandi attori non sono quelli che rendono al meglio nelle scene che amano, ma quelli che sanno amare tutte le scene che si trovano ad interpretare. Anche quelle che gli riservano un ruolo solo apparentemente secondario ma che possono regalarti fama ed apprezzamento da chi sa andare oltre, come una metafora che esprime un concetto in maniera universale. Il Mertens di Milano è il Ciro di Napoli, quello che proprio ti viene un nodo alla gola se pensi di doverlo salutare a fine stagione. 

Sette presenze dal suo arrivo ed un ruolo di centralità assoluta. Demme è utile, pratico, silenzioso, non sporca, non inquina, la sera dopo le 9 porta l’umido nel cassonetto, la domenica mattina va a comprare i dolci in pasticceria. È quello che vorresti, senza bisogno di chiederlo. È la risposta ad una domanda che non devi nemmeno fare. È un riferimento centrale, in senso fisico ed ideologico. Diego è, ontologicamente, una presenza che assume rilievo per il solo fatto di trovarsi in certi punti del campo con la puntualità del metronomo. È il vicino di casa da sogno, il Ned Flanders che non ti nega mai una cortesia. Salve Salvino anche a te Diego.

Otto tondo tondo ad Elmas, per una prestazione che rotonda non è. Ci sono infatti mille sfaccettature, angoli da investigare sulla capacità di questo macedone di fare tante cose in poco spazio, districandosi nello stretto come un coniglio che vuole uscire dal cilindro e dimostrare di poter essere magico quando meno te l’aspetti. “Dai diamanti non nasce niente” cantava De Andrè, ma Elijf è la dimostrazione che si sbagliava, perché da questo talento cristallino nato alle soglie del nuovo millennio possono generarsi tante cose interessanti. Oggi e domani. Domani ed oggi. Quelli speciali li riconosci subito. A me questo sembra avere qualcosa in più degli altri. Non so bene cosa, devo ancora capirlo. Ma so che c’è. È come un Odi et Amo di Catullo: non so bene perché ciò accada, ma è così.

Nove a Rino Gattuso perché dimostra una grande umiltà ed intelligenza cogliendo ispirazione dagli errori del recente passato. Al San Paolo aveva regalato le ripartente a Conte, ora inverte i ruoli e manda in tilt il vicino di panchina con il meraviglioso culto dell’attesa. Infonde al Napoli uno spirito nuovo, il tentativo riuscito di razionalizzare la fatica, sublimarla a concetto degno di lode. Lo sguardo cupo nel dopo gara è il risultato di ciò che gli è stato fatto, di un tradimento che ha già assaporato contro Fiorentina e Lecce per lasciarsi vincere dall’entusiasmo. Non vuole più essere pugnalato Ringhio, che alle stelle chiede quella luce per proseguire in questa direzione. Il cielo è azzurro sopra Milano, ma Gattuso vuole che lo sia anche a Cagliari, a Brescia. Dove, insomma, ci sono meno riflettori e più sudore da versare per la causa.

Dieci al pianista su San Siro. Il talento che si manifesta come un fulmine, impetuoso e dolce come una nota ricercata da un maestro che da troppo tempo aveva perso l’ispirazione. Quando Fabiàn poggia le mani sul pianoforte è come farci l’amore. Il calore dei tasti riscaldati dai polpastrelli, curiosi ed inesperti, dita che si muovono come in una danza sulla scacchiera bianca e nera. Fabiàn non suona il piano, lo accarezza, lo massaggia. Non c’è soluzione di continuità tra lui ed il pallone quando è ispirato. C’è il potenziale sconfinato di questo spagnolo indolente e ammaliante con i suoi due volti, l’orizzonte iberico che regala un riflesso di luce purissima nella notte meneghina. Il ritorno del Re, che ora deve onorare la sua stirpe. Noblesse oblige.

Otto tondo tondo ad #Elmas, per una prestazione che rotonda non è. Ci sono infatti mille sfaccettature, angoli da investigare sulla capacità di questo macedone di fare tante cose in poco spazio, districandosi nello stretto come un coniglio che vuole uscire dal cilindro e dimostrare di poter essere magico quando meno te l’aspetti. “Dai diamanti non nasce niente” cantava De Andrè, ma Elijf è la dimostrazione che si sbagliava, perché da questo talento cristallino nato alle soglie del nuovo millennio possono generarsi tante cose interessanti. Oggi e domani. Domani ed oggi. Quelli speciali li riconosci subito. A me questo sembra avere qualcosa in più degli altri. Non so bene cosa, devo ancora capirlo. Ma so che c’è. È come un Odi et Amo di Catullo: non so bene perché ciò accada, ma è così.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 13 Feb 2020 alle ore 1:55 PST