Da 0 a 10: Gattuso smaschera Ancelotti, il massacro social di Milik, il top-player già acquistato e la grande bugia di Juric

Milik segna e viene criticato, Insigne regala una giocata super. Gattuso riscopre Lozano e si gode il sogno Champions per il Napoli
24.06.2020 14:33 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Da 0 a 10: Gattuso smaschera Ancelotti, il massacro social di Milik, il top-player già acquistato e la grande bugia di Juric

(di Arturo Minervini) - Zero a Juric che in conferenza inizia a dare i numeri che nemmeno Gennaro D’Auria ai tempi di maggiore splendore. Si conferma futuro erede di Gasperini anche fuori dal campo, raccontando una gara che si è sviluppata in quel modo solo nella sua testa. Dice che ‘Il Napoli non ha mai tirato in porta’ (8 tiri nello specchio) e nemmeno per un istanti accarezza l’idea di riconoscere i meriti di un avversario che gli è stato superiore. Ci avevano raccontato che dopo il locwdown saremmo stati migliori. Ci avevano raccontato una bugia.

Uno il metro dalla porta che divide Verre ed il gol. Una distanza che resta non colmata, una promessa di gioia come innamorati nella Berlino divisa dal muro. Un regalo che il Napoli accetta senza farsi pregare, punto di svolta di un match fino a quel punto sul filo dell’equilibrio. Grazie Valerio grazie. 

Due centrali così affiatati che sembrano un corpo unico. Scandiscono sempre l’ora esatta Kalidou e Nikola, idea di supremazia che si diffonde a macchia d’olio sul terreno del Bentegodi e lascia ben presto poco più che briciole alle velleità avversarie. Il livello di maturità raggiunto da Maksimovic è spaventoso.Il Napoli lo aveva pagato come un aspirante top-player. A distanza di anni, vuoi vedere che quella speranza sta diventando realtà? Ma quanto è forte Nikola? Sarà il nuovo tormentone dell'estate.

Tre rosiconi come i porcellini della fiaba. Nelle tre gare giocate in questa nuova era del pallone, il Napoli ha dovuto sorbirsi i deliri di Conte, Dybala e Juric. "Dominato in lungo e in largo, nelle 2 gare meritavamo molto di più!” diceva il tecnico dell’Inter, “Criticati solo per i rigori, ma Napoli pericoloso solo una volta” affermava Dybala, mentre di Juric abbiamo già detto. È così difficile riconoscere che questo Napoli sia avversario fastidioso da affrontare? Che ti aspetta e poi ti morde, che prende qualche pugno ma alla fine ti manda al tappeto. La strategia è quella di Rocky contro Ivan Drago, ma alla fine a ‘spiezzarsi in due’ sono sempre gli altri. In campo e fuori. 

Quattro vittorie in fila in campionato. Eredità coltivata dal passato, prima del lockdown, che viene innaffiata con la stessa acqua. Segnale di coerenza e solidità, reso ancor più significativo dal trionfo in Coppa Italia. È un Napoli che non ha più paura, che ha messo da parte scheletri e malumori ed una delle grandi sciagure abbattutesi sul pallone napoletano: il calcio liquido. Che vuol dire tutto, ma che non vuol dire nulla. E che, soprattutto, a niente è servito. Nemmeno Paolo Fox con l’oroscopo di inizio 2020 aveva preso un abbaglio così forte come quello di Ancelotti nella costruzione della sua idea di calcio a Napoli. 

Cinque minuti sono l’eternità. Secondi che assumono il passo solenne di un punto di svolta, o per lo meno di una nuova possibilità all’orizzonte. Si staglia una nuova prospettiva per El Chucky, opportunità che si conquista con il coraggio di intrufolarsi tra due avversari e pescare il biglietto vincente alla lotteria. Dopo averlo cacciato perché svogliato da un allenamento, Gattuso gli concede inchiostro caldo ed una penna per provare a raccontare di se qualcosa di differente. Di modificare un esito che appariva scontato. Il destino è una palla da bowling che prende velocità in discesa, per invertire il suo percorso servono occasioni e volontà. Nella stagione degli eventi incredibili ed imprevedibili, magari arriva il finale a sorpresa: Lozano che diventa quel fenomeno che tutti stavamo aspettando. Dopo aver visto in tv Barbara D’Urso fare i tutorial su come lavarsi le mani, nulla ci stupisce più.

Sei ottobre-23 giugno: dal Torino al Verona per tornare a sentirsi vivo. Arco temporale di sofferenza, di silenzio, di ricordi. Perché quando sei stato tra i più forti al mondo, fa ancora più male. Rintanato come il Cavaliere Oscuro dentro al pozzo di Ra's al Ghul, per Ghoulam ci sono stati tanti tentativi falliti per rivedere la luce. Un salto che non riusciva a compiere, l’illusione di libertà poi frantumata da un rovinoso crollo. Circondato da pareti che raccontavano o un glorioso passato, schiacciato da un presente che sussurrava cattivi pensieri. L’arcobaleno disegnato per l’assist a Lozano ha un valore anche simbolico: è il colore che torna ad affacciarsi al tuo cielo dopo l’oscurità. Non poteva che ricominciare da un arcobaleno Ghoulam.

Sette al biondino in mediana. Che quando sterza rischia di spostare l’asse terrestre, che quando ha spazio lo divora come un Pac-Man inseguito da fantasmi colorati. A Verona uno Zielinski in versione Premium, parabola ascendente di un ragazzo che sembra finalmente pronto a dare la risposta più grande: “Chi sei quando nessuno ti guarda?”. Sembra banale, ma non lo è. Perché dare il massimo quando tutti si aspettano il massimo è un conto, darlo perché si è acquisita questa attitudine e tutt’altro. Dall’avvento di Gattuso il buon Pietro sembra aver completato questo percorso e pare finalmente un uomo consapevole del suo sconfinato potenziale. 

Otto al giorno del Signore  che arriva come un ladro nella notte! Nessun furto, solo una folgorazione in stile John Belushi. Pochi dubbi sulla giocata più bella della gara: il no-look da quaranta metri di Insigne per Lozano, dopo 94' di corse e rincorse, è puro istinto. Calcio che scorre nelle vene, colata emotiva ad altissima temperatura, un brivido vero per chi ama questo gioco. Giocata che affonda le radici nel passato di una creatura forgiata dalle mani di Zeman, figlia di un calcio che corre a perdifiato nei pensieri e nell’esecuzione. Lorenzo ha visto la luce. Peccato che nemmeno questo abbia scosso dal torpore Guidolin al commento, ma questa è un’altra storia.

Nove punti di distanza dall’Atalanta in attesa di conoscere l’esito della sfida alla Lazio. Il Napoli vorrebbe dire quella parola magica che si chiama Champions, come in una canzone di Vasco: “Da una parte l'equilibrio mentale e dall'altra volare”. In questo dissidio, però, acquisisce un grande patrimonio: la Mentalità. Quella con la EMME maiuscola, che non calcoli con i tre punti. Quella che dopo una settimana di inevitabile festa ti porta a tenere botta. Non mollare. Soffrire, come sanno fare le squadre che alla fine lottano per vincere qualcosa. Gattuso si inserisce nella testa come un tarlo, arriva a dare concretezza anche nelle giornate di forma alterna. Vincere nutre le cellule di una squadra che sta riassaporando un sapore che stava svanendo dal palato. Obiettivo: continuità.

Dieci reti in campionato. Il più discusso e magari il più discutibile, che ha sempre i numeri dalla sua parte ma che viene bersagliato sui social anche dopo un gol. Milik incorna il pallone che mette la gara in discesa ed apre all’infinito dibattito: è l’attaccante giusto per il Napoli? Gattuso ha le idee chiare, sa che di 9 come Arek in giro ne trovi pochi soprattutto a certe cifre. È un rebus senza apparente via d’uscita, un labirinto in stile Minotauro dove rischi di usare ali di cera e restare bruciato al sole. Prima di ogni decisione si faccia chiarezza: se il Napoli vuole Milik provi a trattenerlo. Se Milik vuole il Napoli lo dica apertamente. La logica conseguenza di una risposta negativa ai due quesiti sarà l’addio. E come spesso accade in questi casi, solo con l’assenza si finirà per apprezzare il valore reale del calciatore. Agli haters l’ardua sentenza.

Sei ottobre-23 giugno: dal Torino al Verona per tornare a sentirsi vivo. Arco temporale di sofferenza, di silenzio, di ricordi. Perché quando sei stato tra i più forti al mondo, fa ancora più male. Rintanato come il Cavaliere Oscuro dentro al pozzo di Ra's al Ghul, per #Ghoulam ci sono stati tanti tentativi falliti per rivedere la luce. Un salto che non riusciva a compiere, l’illusione di libertà poi frantumata da un rovinoso crollo. Circondato da pareti che raccontavano o un glorioso passato, schiacciato da un presente che sussurrava cattivi pensieri. L’arcobaleno disegnato per l’assist a Lozano ha un valore anche simbolico: è il colore che torna ad affacciarsi al tuo cielo dopo l’oscurità. Non poteva che ricominciare da un arcobaleno Ghoulam.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 24 Giu 2020 alle ore 3:50 PDT