Da 0 a 10: il clamoroso scoop su Gattuso, gli insulti prima del gol, l’irreale dato di Demme e l’incubo dell’asse Torino-Milano

Vince il Napoli con le reti di Osimhen e Bakayoko: incredibile rimonta sul Milan! Ora il Napoli è al terzo posto ed in piena corsa Champions
27.04.2021 16:08 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
Da 0 a 10: il clamoroso scoop su Gattuso, gli insulti prima del gol, l’irreale dato di Demme e l’incubo dell’asse Torino-Milano
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Zero certezze. La verità è che una verità sul nuovo allenatore del Napoli, ancora non esiste. Chi racconta il contrario, mente. Ci sono idee, illusioni, speranze, vanagloriose prese di posizione, ma tutto resta confinato nel giardino delle ipotesi. Se c’è qualcosa di vero, è che tutto può accadere. Il pallone ce l’ha insegnato, la vita lo ribadisce ogni giorno. Sarà il risultato a fine stagione a fissare i parametri della selezione, questo l’unico grande scoop affidabile di questi giorni. Gattuso oggi è con la valigia, domani chissà“Impossibile è solo la definizione di qualcosa prima che accada”.  

Uno e più di uno. Di Lorenzo è l’Alfred Borden in The Prestige, col gemello che rende magico ogni sua scomparsa/apparizione. Fa le due fasi e nemmeno viene da chiederti come sua a crossare sul fondo se qualche secondo prima era ad avviare l’azione dalla propria trequarti. Non perde mai qualità e lucidità nella giocata, restando pure umile quando potrebbe iniziare a tirarsela. 

Due pali colpiti. Perchè c’è una costante matematica che si fa nostalgia, amo lanciato verso la vecchia abitudine di fare i conti col quel rumore sordo. Prima Zielinski, poi Insigne con giocate che avrebbero meritato di trovare il bacio del nylon, non certo la sberla del legno. Cara Dea Bendata, sempre disponibili a raccogliere il credito illimitato maturato. Una criptovaluta tutta napoletana: a' ciorta.

Tre club, intrighi, intralci e intrecci sull’asse Torino-Milano. Il caos della Superlega, la realtà sbattuta in faccia con la Lazio che prende a pallonate il diavolo e la viola che fa tremare la Vecchia Signora in crisi isterica. Ci saranno da giocare Juve-Milan ed un Juve-Inter alla penultima che potrebbe condannare al baratro i bianconeri. In quella data i nerazzurri avranno già festeggiato lo scudetto, speriamo che prevalga la sete di Conte e non la strategia politica. Ci siamo capiti.

Quattro sulla schiena ed una percezione rallentata del mondo. Con l’apparato visivo di una mosca, Demme sembra percepire in anticipo l’evolversi della realtà, trovandosi con un tempismo sospetto al posto giusto nel momento giusto. Macina oltre 13 chilometri, copre linee di passaggio che non sono state nemmeno ancora immaginate dai compagni, una diga che si sposta con la leggerezza di un alfiere sulla scacchiera. Nessun movimento gli è precluso, in nessuna direzione. Non sarà mai un re, ma è un operaio che merita il Paradiso.

Cinque da giocare e lo sguardo che non è più rivolto verso il cielo. Tutto quello che verrà sarà sotto l’arbitrio del Napoli, delle proprie azioni. Non bisogna più far scongiuri, sperare in passi falsi. Tra le mani c’è il destino, dentro al petto una svolta che è iniziata da un bel po’. Un nuovo modo di approcciarsi alle cose: “Preferisco inseguire il sole, piuttosto che aspettarlo”. Tiriamo dritto, fino al mattino.

Sei chi avrà l’onesta di ammettere di aver invocato la Trimurti indiane per distogliere Bakayoko dall’intenzione di scagliare il suo destro verso la porta in occasione del primo gol. “Non tirare! Non tirare! Non tira… GOOOOOL! Sei il più grande di tutti! Sei il numero uno assoluto! Ho sempre creduto in te Baka!". E chi non capisce che la meraviglia del calcio è questa assoluta irrazionalità/incoerenza, ha iniziato a prendersi troppo sul serio e si è perso il gusto del gioco.  

Sette a Hysaj, perché non è scontato. Ha dato solidità in quello slot del campo, muovendosi su una zona che non sarebbe nemmeno la sua. Ci ha messo tutto l’impegno, la dedizione, la grinta. Ha pulito sbavature, ha limitato gli errori confinandoli a episodiche distrazioni. Fatto a cazzotti con un pregiudizio esasperato, anche quando il campo ha raccontato di ottime prestazioni. 

Otto alla giocata di Baka, cappellaio matto nuovo di zecca che tira fuori dal cilindro un coniglio impazzito. Spunta un fiore nel deserto, nell’aridità di una stagione deludente si apre uno spiraglio che somiglia a un sorriso. Dopo i segnali di ripresa lanciati con la Lazio, regala una gioia totalmente inattesa. Stupore e meraviglia che rendono ancor più gioioso il day-after. Dopo tanto amaro, anche il mediano vuol lasciare una sensazione dolce prima dell’addio. 

Nove a Osimhen, cercatore d’oro che non perde mai la speranza, che fiuta pepite senza lasciarsi scoraggiare da una caccia fallita. Sbaglia e riparte, segna e riparte. Non smette di provare, provando a imparare dagli sbagli commessi. La sua grande forza è la possibilità, con quell’esplosività a tratti incontenibile, di creare dal nulla una chance per far gol. Quando limerà la forbice tra occasione create e quelle concretizzate troverà il suo Eldorado. Restate sintonizzati e non cancellate gli screenshot…

Dieci a Gattuso, perché se lo merita. E non si tratta di schieramenti, fazioni, partigianeria, simpatia o tutto ciò che può inquinare una serena analisi. Rino è stato superbo nell’attraversare un mare di melma, rimediando ad errori anche suoi, ma restando sempre coerente nell’atteggiamento. Il suo Napoli si era smarrito come un bimbo sperduto in Peter Pan, poi qualcosa è cambiato. Un campanellino ha ‘trillato’, indicando la via verso l’Isola che non c’è. Son sparite le rughe e azzerati i mugugni, è tornato il sorriso ed il Napoli ha ripreso la sua ombra. Ritrovato l’identità che Ringhio voleva dargli. Ora l’ultimo sforzo.