Da 0 a 10: la struggente resa di Mario, Ancelotti che ignora il disastro, la fuga dei leader e l’unica buona notizia

Napoli ancora deludente: Ancelotti schiera una squadra con poco equilibrio, Insigne e Mertens deludono. Koulibaly sbaglia, si salva Zielinski.
08.12.2019 13:33 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
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Da 0 a 10: la struggente resa di Mario, Ancelotti che ignora il disastro, la fuga dei leader e l’unica buona notizia

(di Arturo Minervini) - Zero ad un centrocampo che non c’è, che non è mai esistito nemmeno per un secondo fuori dalla testa di Carlo Ancelotti, unico rifugio di un’idea fallimentare che il tecnico ha cavalcato con una superbia che ora diventa conto salatissimo da pagare. Callejon, Zielinski, Fabiàn ed Insigne non sono un progetto sostenibile da questo Napoli crepato in due, mai capace di dare solidità, di sentirsi coperto, di avere quella sicurezza che rende le giocate più leggere. Un peccato originale che continua ad essere perpetrato, una Eva che davanti agli occhi del Diavolo, di Adamo e di Dio continua ad addentare la sua mela come se nulla fosse accaduto. 

Uno il misero punto raccolto, appena 12 nelle ultime 10 contro i 26 (!!!) conquistati dalla famelica Lazio. I 14 punti in più guadagnati dai biancocelesti in questo lasso di tempo saldano nella mente una differenza chiara di appetito: famelica la squadra di Inzaghi su ogni pallone che gioca in questa stagione in campionato, abulico il Napoli mai veramente convinto di quello che fa. Una diserzione morale che non ha scusanti, un elogio della fuga che fa sanguinare le mani mentre viene scritto nella testa e perpetrato sul campo. “Tornate a bordo ca**o”.

Due giorni di silenzio. Di pause. Di confronti. Di nuovo. E di nuovo. Facce che ormai si cercano poco, sguardi che non si intrecciano perché forse avrebbero paura di raccontarsi la verità. È una situazione ambigua, un sottobosco che cova rancori, che profuma di un filo che ha preso fuoco e lascia solo odore di bruciato. C’è un problema che raggiunge profondità sconosciute, acque che spaventano come nella Fossa delle Marianne dove arriva poca luce, fonte del vero. Il ritiro doveva servire ad accantonare i dissapori, tirando fuori l’identità perduta. A questo punto bisognerebbe provare con una clausura stile Monache clarisse.

Tre al ‘Forever Alone’ Maksimovic. In settimana il suo compleanno festeggiato in pochi intimi ha fotografato come una copertina di ‘Life’ il momento Napoli, con solo una piccola rappresentanza della squadra che ha accolto l’invito di Nikola. Nervo scoperto che probabilmente è arrivato fino ad Udine, con il difensore che è riuscito nell’impresa di farsi espellere anche dalla panchina. Sciocchezza inutile, che rischia di creare ulteriori problemi in una casa di carta che rischia di crollare al primo soffio di vento. 

Quattro reti segnate a Firenze, tre sul campo della Juve e quattro al Lecce. Nelle prime tre trasferte gol a grappoli, poi appena quattro reti nelle successive cinque gare. Inversione ‘ad U’, frenata che lascia sulla strada un segnale preoccupante, quasi indelebile. Ricercarne i motivi sarebbe una prima via per provare ad uscirne, con meno filosofia e più lavoro sul campo. Questo Napoli si è ammalato diverso tempo fa, tenuto in piedi come nel film ‘Weekend con il morto’ senza informare i parenti più stretti. Ma qualcuno non poteva non sapere…

Cinque ad Insigne e Mertens. Perché il momento pretendeva risposte diverse, perché galleggiare su questa partita come una bottiglia trascinata dalle acque senza avere nemmeno un messaggio all’interno è preoccupante. Vuoti, anzi svuotati, di ogni velleità. Lorenzo più anonimo del vicino di casa che ti saluta a testa bassa, Dries ha qualche sussulto più di nervi che di cuore. Il tempo della comprensione è scaduto, la clessidra ha già esaurito fino all’ultimo granello di sabbia senza ottenere quello che era lecito/doveroso attendersi dai leader della squadra.

Sei pareggi in quindici gare: udite udite il Napoli è la squadra che pareggia di più dell’intero campionato. Neutralità che è ignavia, accidia distesa sul tappeto che è pronto a farsi calpestare senza abbozzare minimo fastidio. Un ‘porgi l’altra guancia’ all’avversario che ammazza ogni spirito di competizione, l’imperterrita ripetizione di un copione di due righe, con poche cose da dire, poche emozioni da trasmettere, col buio narrativo di chi ha consumato la vena dei giorni migliori. 

Sette al povero Pietro che porta le Chiavi della mediana ed è costretto a sobbarcarsi tanto lavoro, troppo lavoro riuscendo però a non finire fuori giri. Zielinski ci mette foga, arriva stremato, infila in buca il tiro che salva la panchina di Ancelotti e la squadra dall’ennesima tormenta. Dopo 39 conclusioni vince il premio al Luna Park, spari a salve che finalmente arrivano al bersaglio. Ritrovarlo sarebbe troppo importante. Forse l’unica buona nuova da portare in valigia nel viaggio di ritorno dal Friuli.

Otto-zero come il minuto 80. Attimo fuggente che non viene colto, pugile suonato allo stremo delle forze. Nelle braccia larghe di Mario Rui, che va da solo contro i mulini a vento, c’è tutto il mondo Napoli di queste settimane. C’è il viaggio nell’universo distopico in stile ‘Black Mirror’, una sceneggiatura scritta a più mani che non lascia spazio alla speranza. C’è un lottatore che ha preso troppi cazzotti alla testa e non ha più uno scopo per scavare dentro e trovare nuove energie. Quelle teste basse a fissare l’erba sono una spugna gettata ben prima che suonasse l’ultima campanella. Sono una sconfitta prima della sconfitta. Sono una bandiera bianca che sventola su un promontorio che è ormai terra di conquista. Per gli altri. 

Nove gare senza vincere ed Ancelotti ancora pensa sia solo un problema mentale. Racconto Kafkiano nel post gara quello di Carlo, novello Gregor Samsa che ignora la sua Metamorfosi ed il cambiamento di stato. Steso sul dorso, il tecnico come il protagonista del famoso romanzo si interroga: “E se dormissi ancora un po’ e dimenticassi tutte queste sciocchezze?” si chiede. Simulando una tranquillità che non esiste, che non c’è più. Il primo passo per risolvere i problemi sarebbe affrontarli, invece questo Napoli si è perso proprio come Gregor Samsa che ‘per quanto si sforzasse di girarsi, ogni volta oscillava e ricadeva sul dorso”. Una lunga anestesia cosciente, prigioniero di stesso e di paure che non si vincono scappando mia, ma affrontandole.

Dieci a quello che resta di buono, gocce di Napoli sparse con eccessiva parsimonia in terra friulana. Gocce di memoria come quelle di Giorgia, sussulti d’orgoglio in mezzo al nulla che difficilmente possono valere come giustificazione. Come Sylvester Stallone in Cliffhanger, il Napoli si è trovato con i piedi sospesi nel suo baratro. Ha tenuto duro, è riuscito a non crollare in maniera definitiva. Si riparta da lì. Da quello sforzo emotivo, da quella disperazione che può tramutarsi in forza insperata. Ci si risollevi, con l’aiuto di tutti, si faccia leva sull’ultimo appiglio rimasto: la dignità.  Seguendo la lezione senza tempo di Kipling: “Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi a sorreggerti anche quando sono esausti, e così resistere quando in te non c'è più nulla tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!”. Resistete a questo momento e dimostrate di essere UOMINI.