Da 0 a 10: le 11 cessioni, il grande bluff di ADL, il sequestro di Mertens e shock per la scelta di Ghoulam

Il Napoli chiude la stagione al terzo posto: Spalletti dovrà ora gestire una vera e propria rivoluzione estiva con tanti addi. Non solo Insigne...
23.05.2022 19:26 di Arturo Minervini Twitter:    vedi letture
Da 0 a 10: le 11 cessioni, il grande bluff di ADL, il sequestro di Mertens e shock per la scelta di Ghoulam
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Anno Zero. Non ce lo siamo detti, forse abbiamo lasciato che accadesse scegliendo l’inerzia, ma siamo di fronte ad una rivoluzione. Si chiude un’era, un ciclo iniziato nell’estate del 2013. Lasciano in tanti, forse più di quelli di cui abbiamo certezza oggi. Sembra di assistere all’ultima scena dei Laureti di Pieraccioni, che suona la campanella e devi smetterla di essere adolescente. Con la sensazione di aver sfiorato l’impresa ed una frase che ti martella il cervello: “I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono 5 o 6 in tutto. Il resto, fa volume”.

Uno schifo, senza girarci troppo intorno. Chiudere il campionato con quelle immagini di violenza è un pugno nello stomaco. Dopo anni di stadi chiusi, di un vuoto che rimbombava nello stomaco, non è accettabile quella violenza. Quel clima, quell’aggressività. Fuori dagli stadi chi non rispetta gli stadi. Chi offende il concetto di convivenza civile. Qualsiasi siano i colori difesi.

Due Napoli. Esistono due Napoli, le ultime giornate sono l’ultima conferma. Quello leggero, spensierato, spogliato dai panni della favorita, che si sente comodo a fare l’outsider, la cenerentola che inattesa si accomodo al gran ballo. E poi c’è il Napoli leopardiano, che sprofonda nell’angoscia quando i riflettori sono accesi, quando devi dimostrare al mondo di poter davvero arrivare prima degli altri. Lì si rintana, affonda la testa nella sabbia per la timidezza.

Tre gol, tre punti, tre calciatori che per motivi differenti non hanno reso come fatto in passato. Sembra quasi un post-it per Spalletti, che dovrebbe iniziare un serio processo di autocritica, operazione di fatto mai praticata in questa stagione. Il desaparecidos Demme, l’involuto Zielinski, lo sbiadito Politano scelgono l’ultima giornata per darsi una spolverata, dopo una stagione nettamente al di sotto delle attese. Non scusiamo il ritardo.

Quattro vittorie consecutive, dopo Empoli. Lì, dopo il Napoli ha sotterrato tutte le speranze scudetto, lì dove sono emersi i limiti strutturali (tecnici/emotivi/morali) di una squadra incapace di darsi una speranza. E se non sai sperare, i sogni difficilmente diventano realtà. 

Cinque gare: Sassuolo (andata), Empoli (2 volte), Spezia e Roma. Al Mapei col doppio vantaggio sprecato, con i giallorossi col gol preso difendendo in 10 rinunciando ad attaccare, con i toscani nemmeno a parlarne, con i liguri perdendo senza prendere tiri in porta. I rimpianti del Napoli, punti dilapidati con la scelleratezza di chi non sa essere lungimirante, sono anche lì. Nell’incapacità di essere squadra quando c’è bisogno di essere squadra. Nell’ultimo passo. Nella solidità che si fa famiglia. Non solo con le storie sui social.

Sei nella storia, dice Spalletti parlando di Mertens. E la storia è del passato, ma qui caro Luciano bisogna valutare il presente. La cifra di 11 gol con appena 16 presenze da titolare è spaventosa: pensare di rinunciare a Ciro è follia. In un campionato dove il talento è più raro di un parcheggio in centro, Dries è la diversità che si fa stupore, meraviglia. Non è solo storia, deve essere presente, attualità, immediatezza. Bisogna sedersi oggi, parlare, trovare un’accordo. Chiudersi dentro una stanza come per un conclave, non uscire prima della fumata bianca. Habemus Ciro IV il grande. Gaudete. 

Sette il voto alla stagione, che comprende anche la figuraccia in Coppa Italia e il ko col Barcellona (sarebbe bastato arrivare primi nel ridicolo girone per trovare altro avversario). Non era facile, dopo lo scempio di di Napoli-Hellas e Spalletti ha dovuto affondare le mani dentro a certe situazioni non facili da gestire. In alcune è stato eccezionale (la gestione mediatica dell’addio di Insigne), in altre si è specchiato negli errori che appartengono pure al suo passato (gestione di Mertens e cambi non sempre azzeccati). In estate potrebbero partire Ospina, Malcuit, Ghoulam, Tuanzebe, Demme, Fabiàn, Ounas, Petagna, Insigne e vanno valutate le situazioni di Mertens e Koulibaly: un totale di 11 calciatori in bilico. Non c’è un secondo da perdere.

Otto al Comandante, che nella bufera ci mette il fisico. Koulibaly va sotto la curva e trattiene i tifosi. ‘Differente’ Kalidou, perché al mondo ne trovi pochi col suo spessore tecnico, fisico, umano. Un faro nella notte, un totem a cui affidare le speranze di un Napoli ancora competitivo per i primissimi posti. De Laurentiis non faccia il giochino del ‘Deve decidere lui’. Si rimbocchi le mani e orienti il destino, le decisioni, le scelte. Troppo comodo lanciare sempre la palla nell’altro campo, senza mai provare il punto vincente. Il Braccino del tennista Aurelio.

Nove come un capitolo a parte. Osimhen, che si fa? Il progetto del prossimo anno sarà Victor centrico? La Premier busserà alla porta del Napoli con la cifra richiesta da ADL? Andare troppo in là sarebbe un doppio errore. Programmare vuol dire non essere vittima degli eventi, anticipare le mosse. Restare con le carte in mano, senza avere un buon punto, può risultare un bluff che ti lascia in mutande al tavolo da gioco. La questione va presa di petto, affrontata subito: dopo due anni a mezzo servizio, sarebbe assurdo dirsi addio.

Dieci a Ghoulam che ha salutato col sorriso, quel sorriso troppe volte smorzato dalla sfortuna. Lascia scorrazzando su quella fascia Faouzi, che se ci pensi è già un miracolo per le operazioni che ha subito. Eppure si è rialzato, ha voluto ardentemente darsi una nuova possibilità, una nuova strada che non è mai stata uguale a quella precedente. Lui, però, è rimasto lo stesso, percorrendo lo stesso cammino che è poi vita più che pallone. Che si confondono, che sono poi la stessa cosa. La coerenza di un guerriero genera un rispetto eterno, un affetto che va oltre quello che hai fatto sul campo da gioco. Trascende, diventa stima, affetto, amore. Buona vita Faouzi, ci manchi già un sacco. Perchè, in fondo, noi non abbiamo mai smesso di aspettarti.