Hysaj e Lozano sono uguali

Hysaj e Lozano sono uguali non nelle caratteristiche, e probabilmente nemmeno nel carattere, ma non è questo il punto...
29.01.2020 17:37 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Hysaj e Lozano sono uguali

di Arturo Minervini - “Sono uguali, Hysaj e Lozano sono uguali. Sono uguali”. Ora potete anche metterci la voce di Cesare Cremonini, parafrasando una canzone di successo dedicata a uomini e donne. Il concetto, che potrebbe sembrare ardito, è in realtà piuttosto basico, quasi primitivo. No, non siamo impazziti, sebbene una stagione come quella vissuta dal Napoli potrebbe aver generato scompensi nella mente dei tifosi, ma anche di chi cerca di raccontare quello che accade (e di cose, ne sono accadute davvero tante).

Hysaj e Lozano sono uguali non nelle caratteristiche, e probabilmente nemmeno nel carattere, ma non è questo il punto. Elseid ed Hirving sono la testimonianza diretta ed attuale di quanto nel calcio esistano si dei valori assoluti (Messi sarebbe Messi anche nel Pordenone), ma che a fare la differenza alla fine è sempre il contesto in cui si agisce

Hysaj, in tal senso, può raccontare di diverse epoche calcistiche sebbene sia appena del ’94. Nel 4-3-3 di Sarri, collaudato anche nei dettagli apparentemente irrilevanti, l’albanese era interprete perfettamente aderente alla sceneggiatura voluta dall’attuale tecnico della Juve. Mai appariscente, poco tecnico, ma funzionale allo scopo. Con Ancelotti, ed il suo calcio liquido mai del tutto realizzatosi, Hysaj è finito ai margini. Poco adatto per caratteristiche a rivestire i panni del laterale voluto da Carlo, con la valigia sempre pronta ad essere chiusa nei 18 mesi di reggenza Ancelottiana. Il calcio, però, cambia in fretta, si evolve e muta in qualcosa che prima non era. Così arriva Gattuso e, anche con la complicità di qualche infortunio di troppo, ripesca Elseid dall’anonimato. Risultato? Spesso tra i migliori nelle ultime uscite azzurre. 

Lozano non vive una situazione molto differente, anche se con umori diametralmente opposti. Oggi sarebbe troppo facile, quasi populista, bollarlo come ‘bidone’ frutto di un grande abbaglio. Più corretto provare a capire, ad analizzare le cause di tante difficoltà. Da un giorno all’altro Hirving non può essersi trasformato in uno incapace di giocare più di 47 minuti (tanti sono quelli giocati con Gattuso in campionato) in 6 partite. Oltre ad una preparazione sballata da un infortunio ed il fisiologico ambientamento ad un calcio diverso, c’è necessariamente altro. Lozano era stato voluto da Ancelotti, che si era intestardito nel farlo giocare prima punta. Ora Ancelotti è andato via, Gattuso ha delle convinzioni molto rigide sulle caratteristiche degli interpreti nel suo 4-3-3. Non a caso è arrivato Politano, non a caso Insigne è rinato. Allo stesso modo non appartiene alla fatalità il minutaggio sempre più ridotto del messicano, lontano da quelle che sono le idee di Gattuso per il ruolo di esterno d’attacco. 

Che soluzione? In questa fase il Napoli dovrà essere molto attento a gestire la situazione. Perché le aspettative erano alte, così come il prezzo sborsato in estate per strappare il classe ‘95 al Psv. Bisognerà trovare un compromesso, cercare di capire in che modo valorizzare quella che è una risorsa e non può certo essersi trasformato in un brocco. È sempre il contesto a fare il calciatore e poche volte il contrario. Le storia di Hysaj e quella di Lozano lo confermano. 

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