La grande rinuncia di Insigne non sarebbe un bene per tutti?

Lorenzo Insigne, capitano del Napoli, ancora sotto la lente d'osservazione dei tifosi per il poco impatto in zona gol...
08.01.2020 21:10 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
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La grande rinuncia di Insigne non sarebbe un bene per tutti?

(di Arturo Minervini) - Pressione. Tanta, tantissima. Forse troppa. Perché trovarsi a profetizzare in patria, la storia lo insegna, non è mai stato esercizio privo di difficoltà. Anzi, per molti è stato l’inizio del declino e di tante problematiche. Non è mai sfuggito a questa morsa Insigne, che nei suoi anni napoletani ha vissuto momenti dai risvolti emotivi profondi, svelando una fragilità che fa quasi commuovere. Era il 5 ottobre, ad esempio, quando la storia tra Lorenzo e Napoli viveva un punto da ricordare. La sfida contro il Torino fu contraddistinta da diversi fischi per l’azzurro, che scoppiò poi in lacrime al momento del gol. Un pianto liberatorio, una sospensione dell’animo dagli affanni spesso ricercata nelle case casalinghe.

Il brusio come colonna sonora degli ultimi mesi. Partito alla volta della Cina Marek Hamsik, la scelta era parsa quasi inevitabile: fascia da capitano al ragazzo napoletano. Da allora, però, le prestazioni di Insigne hanno subito un netto ribasso, da fare invidia al crollo di Wall Street nel 1929. Il Martedì nero senza fine di Lorenzo racconta di appena 2 reti segnate nello scorso campionato dall’addio di Hamsik e, contestualmente, dalla nomina a capitano contro le 8 segnate nella prima parte della Serie A. 

Le cose non sono certo migliorate in questa stagione dopo l’apparente cambio di marcia nella gara d’esordio di Firenze, con Lorenzo a segno su rigore e poi su azione dopo l’assist al bacio di Callejon. Quello che sembrava essere l’aperitivo di una grande partenza, è rimasto in realtà desiderio inespresso: al Franchi l’ultima ed unica rete su azione delle prime 18 gare di campionato del numero 24. Nel frattempo solo la rete su rigore realizzata a Lecce il 22 settembre: data scalfita nella testa dei tifosi, che si aspettavano rendimento migliore in zona gol. 

Dividere, sempre. Anche la gara contro l’Inter ha diviso la tifoseria nelle considerazioni sulla prestazione del capitano: per alcuni volenteroso, per altri ancora una volta incapace di gestire le situazioni chiave e di essere decisivo in zona gol. Una situazione quasi insostenibile, un’aria sempre più irrespirabile tra i tifosi ed anche per lo stesso Insigne. Perchè, dunque, non valutare un passo indietro? Non come segnale di resa, ma di presa coscienza di una criticità. 

“Nessun uomo sarà mai un grande leader se vuole fare tutto da solo” è frase da analizzare con grande attenzione. Insigne vive questa sindrome del ‘Salvatore’, dell’ossessione di trovare una giocata che possa trascinare la squadra. Questo, spesso, lo porta ad esagerare, a sporcare il copione quando invece servirebbe solo semplicità. Ecco perchè, per il bene comune (prima di tutto il suo), valutare la possibilità di affidare ad altri meno in vista la fascia di capitano potrebbe essere una vera liberazione. Un ritorno all’istintività, che è la più grande ispirazione per un calciatore con le sue caratteristiche.