TN - Da Bergamo, il racconto di Pià: "Sembra un film dell'orrore, scene assurde! Una cosa mi spaventa..."

Il bergamasco acquisito Inacio Pià fatica a descrivere cos'ha visto e vissuto appena rientrato dal suo viaggio in Brasile
24.03.2020 08:30 di Fabio Tarantino Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
TN - Da Bergamo, il racconto di Pià: "Sembra un film dell'orrore, scene assurde! Una cosa mi spaventa..."

"Sembra di vivere un film dell'orrore e invece è tutto vero". Il bergamasco acquisito Inacio Pià fatica a descrivere cos'ha visto e vissuto appena rientrato dal suo viaggio in Brasile. Due giorni fa è tornato a casa, nella sua Bonate Sotto, a una decina di chilometri da Bergamo. Il silenzio avvertito spaventa come i numeri dei decessi che fanno pensare a una guerra "contro un nemico invisibile". L'ex attaccante del Napoli, oggi in giro per il mondo a scovare i talenti del domani, si racconta a Tuttonapoli.net: "In Brasile ero senza la mia famiglia, che da qui mi raccontava la situazione. Ma un conto è fartelo spiegare e un altro è viverlo, il dramma". 

Da dove si comincia? "In aeroporto hanno misurato la nostra temperatura corporea, ci sono stati controlli serrati. In autostrada, da Milano a Bergamo, per 50 chilometri non ho incrociato una sola auto e dico una. C'era un silenzio assordante, avvertivi solo il suono delle sirene delle ambulanze o le campane delle chiese. Sembrava di essere in un film dell'orrore, fatico anche a descriverlo. Bonate Sotto, come tutte, è una città fantasma. Si esce solo per fare la spesa o per andare in farmacia, ci sono controlli ovunque, posti di blocco in ogni angolo per non farti allontanare".

Qual è la cosa più spaventosa? "Il numero di decessi e la solitudine di chi muore. Il bollettino quotidiano è tremendo, così come fa paura sapere di non poter dare un ultimo saluto ai propri cari. Questa è un'epidemia che ha colpito tutti e per questo, sarà banale ma è la realtà, l'unico consiglio che possiamo dare è quello di restare a casa rispettando tutte le norme". 

Bergamo sta vivendo giorni terribili. "È una città ferita che si rialzerà. Qui tutti provano a darle una mano, il sacrificio di chi lavora è enorme, speriamo di uscire presto da questo incubo. Dobbiamo essere forti e pazienti. Magari, quando tutto questo finirà, ritroveremo valori che sembravano persi. Fino a venti giorni fa un abbraccio sembrava una cosa scontata e oggi ci manca tantissimo". 

In Brasile qual era la situazione? "Hanno perso dieci giorni di tempo. Vista l'esperienza italiana, avrebbero potuto anticipare la chiusura delle varie attività e dei trasporti. In ritardo hanno capito che il problema era grave". 

Il calcio ripartirà? "Secondo me il campionato è da considerarsi concluso. Siamo in piena emergenza e ci vorrà ancora tempo prima di vedere la luce, in più i calciatori sono fermi da un mese e non sarà facile ritornare in forma. Un conto è allenarsi da soli in casa, un altro è farlo su un campo di calcio. Le partite da recuperare sono troppe e non si può mica giocare ogni due giorni? Certo, nel caso bisognerà capire come gestire la classifica. Io avrei un'idea...". 

Quale? "Far vincere il campionato all'Atalanta. Magari sarà lo scudetto più triste della storia, ma per l'inferno che la gente sta vivendo si tratterebbe di una grande spinta e poi lo meriterebbe la squadra che da due anni sta facendo cose eccezionali".