Da 0 a 10: l'incredibile apertura di Conte, il pazzesco dato di McTominay, il mistero Lukaku e il salmone Buongiorno

Da 0 a 10: l'incredibile apertura di Conte, il pazzesco dato di McTominay, il mistero Lukaku e il salmone BuongiornoTuttoNapoli.net
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di Arturo Minervini
Il nostro da 0 a 10 di Cagliari-Napoli: l'incredibile apertura di Conte, il pazzesco dato di McTominay, il mistero Lukaku e il salmone Buongiorno

Zero gol subiti, non accadeva da una vita, per l’esattezza da Napoli-Sassuolo. Diciamocela tutta: il Cagliari non ha mai tirato in porta, gli unici pericoli sono arrivati da errori in uscita di Gilmour e Olivera. La solidità difensiva del Napoli, con la difesa stravolta dagli infortuni, resta una delle grandi imprese di Antonio Conte in questa stagione. Senza Rrahmani, senza Di Lorenzo, pure senza Juan Jesus. Difficile pensare che una zeppola al forno possa essere buona quanto una zeppola fritta. Serve immaginazione.  

Uno come il minuto che passa, poi c’è il gol. Woody Allen ne ‘La vita al contrario’ dice: “E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo” e invece il Napoli non segue il consiglio. Parte con l’orgasmo, poi si abbandona ad una noia difficile da contrastare, ci vuole un grande amore per non lasciarsi vincere dalla tentazione di sintonizzarsi sulla Ruota della Fortuna. È un atto d’amore estremo, la dimostrazione che un sentimento puro non conosce soluzione di continuità. Anche dinanzi ad una bruttezza simile. 

Due gare senza entrare per Lukaku, una riflessione è necessaria. Hojlund stremato, spremuto come un tubetto di dentifricio fino all’ultimo, eppure Conte non si affida a Romelu. Sono ormai passati sette mesi dall’infortunio, c’è la parentesi veronese che è un sussulto d’orgoglio, ma c’è una condizione che non arriva. Romelu non è ancora Romelu, probabilmente non lo sarà mai in questa stagione. E allora bisogna pensarci, bisogna guardarsi in faccia e capire se siamo alle ultime notti insieme. Tipo ‘La mia storia tra le dita’: “Sai penso che, non sia stato inutile, stare insieme a te”. C’è il momento giusto anche per salutarsi. 

Tre centrali bloccati in difesa, occupati più a contenere le raffiche di vento che gli attaccanti (uno solo) isolani. Conte ha sempre detto di voler mantenere la stessa identità di gioco, non conta l’avversario. A Cagliari c’è una piccola fuga da se stessi, una scorciatoia che le assenze non giustificano totalmente. Serve più identità, per non tenere in bilico certe gare. 

Quattro vittorie di fila: un numero che non può essere ignorato. L’avevo detto tutti: bisogna vincere le prossime quattro, ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo quella cosa gigantesca che è il mare. E invece il Napoli quella distanza tra buoni propositi e fatti concreti la colma, non senza avere il fiato corto, ma quelli sono dettagli. 

Cinque a tutti e due i registi Lobotka e Gilmour. Pasolini nella famosa lettera all’amica Giovanna Bemporad scriveva: “L’altro è sempre infinitamente meno importante dell’io ma sono gli altri che fanno la storia”. Forse è accaduto ciò tra Stan e Billy, hanno pensato a mettere davanti l’io in questa convivenza tutta nuova, dimenticandosi dell’altro. L’esperimento è fallito, ma non per questo non merita una seconda occasione. Il doppio play è uno sviluppo interessante per questa squadra.

Sei punti di distacco dall’Inter e chissà. Pure Conte si lancia in un volo pindarico, un'incredibile apertura: "Nessuno deve impedirci di guardare in avanti, oggi abbiamo messo un po' di pressione a chi sta davanti”. Nella “Primavera silenziosa" di Rachel Carson è ‘un tratto caratteristico della natura umana quello di sottovalutare tutto ciò che costituisce una minaccia per il lontano futuro’. E noi proviamo, per una sera, a fare lo stesso. Senza guardare troppo avanti, pensiamo a questa vittoria ed a questo distacco e appicchiamoci una speranza folle. Per mettere un pochino di pressione a chi sta davanti. 

Sette a Buongiorno, che come un salmone ha saputo risalire una corrente che l’aveva trascinato in basso. Dopo Genova ha imboccato un percorso virtuoso, si è messo a nuotare in direzione ostinata verso una nuova luce, un nuovo inizio, una seconda vita in azzurro. A Cagliari è stato incisivo come il canino di Dracula, non ha mai esitato ed ha sempre cercato di determinare il proprio destino senza mai subirlo. 

Otto da giocare ed una motivazione ulteriore, che trascende le classifiche, i risultati, i piazzamenti e le plusvalenze. Noi vogliamo vedere De Bruyne toccare il pallone, cercare di capire cosa pensa, cosa vede, cosa crea andando a ispezionare spazi che ancora non esistono, cercandoli prima che esistano. È un suono che nasce prima del pentagramma, sono le note prima della musica, brividi prima delle carezze, sospiri prima dei baci. È de Bruyne, visionario del pallone che espone le sue opere in maglia Napoli. Se fossimo foglie, Kevin sarebbe la clorofilla.

Nove ad un percorso di certe promesse fatte in campagna elettorale. A questo Napoli non hanno bucato una ruota, nemmeno due, hanno proprio smontando tutti i copertoni e piazzato l’auto sui mattoni. Eppure, misteriosamente, la squadra ha continuato a muoversi. A macinare strada, in ogni modo possibile. Contro ogni previsione, zittendo anche la voce nella testa che ti diceva ‘adesso puoi anche mollare’. Fare 62 punti in 30 gare in queste condizioni è miracoloso del Lenny Belardo di Sorrentino in The Young Pope. “Le giuste motivazioni muovono il mondo. Alla fine, più che nel Signore, è necessario avere fiducia in se stessi”.

Dieci più uno: fate già undici in stagione. Ma come? Quello che era diventato prevedibile, che gioca da centrale, che parte cinquanta metri dalla porta? Sì, quel ragazzo lì con la scritta McTominay dietro alla schiena, che non è più solo un nome. È una speranza, è una corrente filosofica, è il fondatore della religione del McFratesimo. Colui che tutto può, che pure a mezzo servizio trova il modo di essere decisivo. Un catalizzatore di occasioni da gol, sfruttando la prima che gli capita dopo novanta secondi scarsi di partita. Un rabdomante, che sa trovare il gol agitando un bastoncino sul prato verde. Il suo rapporto col gol è misterioso, quasi quanto la storia dell’Isola di Bermeja.