L'economista Giudice: "Napoli bloccato da norma applicata stupidamente. C’è differenza tra passività e debiti"
Su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto l’economista Alessandro Giudice: "Il problema del mercato del Napoli dipende dall'applicazione di una norma che era giusta nel suo impianto ma che andava applicata in maniera intelligente e non in modo stupido. Io non sono contro le regole, ma se non si tiene conto che le società seguono delle politiche di ammortamento diverse, le norme devono armonizzare e normalizzare i conti del club. Le norme vanno declinate per catturare la dinamica economica sottostante, non la dinamica contabile perché essa segue determinati percorsi, ma se si vuole fare l’analisi sul singolo anno bisogna normalizzare e declinarla.
Nel caso del Napoli non è stato fatto e ha provocato questa struttura. Nonostante il Napoli sia la società meno indebitata d’Italia e della Serie A perché ha un eccesso di cassa rispetto al debito netto che è negativo, ovvero ha più cassa che debiti. Nonostante abbia una situazione di solidità economica, la società azzurra si trova in questa situazione. Devo ammettere che l’indicatore che è stato scelto non tiene conto della liquidità su richiesta di alcune società.
Claudio Lotito non è l’unico responsabile dell'introduzione di questa norma, in questa situazione il Presidente laziale ha trovato sponda anche in Aurelio De Laurentiis. Causa del suo male, piange se stesso. De Laurentiis in determinate situazioni ha assecondato Lotito così in Lega ci sono questi inciuci trasversali che non ci dovrebbero essere e poi si pagano i conti. Al di là di tutto, non mi sembra che il Napoli sia stato gravemente danneggiato dal blocco di mercato.
Cambiare le regole in corsa è difficile. In Italia purtroppo si fa spesso un uso cattivo delle regole o giusto per le motivazioni sbagliate. Purtroppo si è fatta una sciocchezza all’inizio ed è difficile correggere l’errore in corso d’opera. Ci sono stati altri casi di società che avevano sospeso gli ammortamenti per il Covid, passata all’emergenza gli ammortamenti sono stati nuovamente imputati dai conti economici, recuperando quelli degli anni precedenti, con un carico molto elevato di costi. La norma è stata di fatto senza efficacia, ha solo spostato i costi da un anno all’altro, qualcuno ne ha tratto vantaggio immediato. In questa norma non è stato tenuto conto che alcuni ammortamenti erano stati sospesi da una norma nazionale ma che dopo obbligatoriamente dovevano essere messi in bilancio ma che non rappresentava il vero costo di quell’anno, ma degli anni passati. Anche in questo caso la norma iniziale ha scelto di non tenerne conto, purtroppo anche con le norme bisognerebbe pensare meglio come eliminarle.
Regolamento applicativo a novembre per gennaio? Le regole ci vogliono, io le ho sempre invocate, ma vanno declinate in maniera intelligente. Il Napoli ne ha fatto le spese, i numeri che abbiamo voluto presentare da Calcio e Finanzia mostrano che l’indebitamento è cresciuto, ma quando si parla di debiti si commette un errore di prospettiva. Alcune persone prendono la passività di bilancio e dicono che le società sono fortemente indebitate. Infatti, Calcio e Finanza ha fatto la distinzione dei debiti tra passività e debiti finanziari. Quelle che sono cresciuti sono le passività. Nel nostro articolo su Calcio e Finanza non menzioniamo che c’è stata una crescita del debito finanziario, questo si vedrà a luglio quando uscirà il nuovo rapporto dell’osservatorio della FIGC che è molto atteso e ricco di numeri. La sostanza non cambia poco. Il calcio italiano resta indebitato nella sua generalità. Io non ho neanche un’accezione moralistica al debito, tutte le aziende hanno debiti, ma essi devono essere sostenibili.Non capisco perché una società indebitata non dovrebbe iscriversi al campionato. Il debito fa parte della vita della società. È tutto legale, non ci sono norme che vietano alle società che hanno debito e per me non è neanche giusto che ci sia. Noi cerchiamo di capire cosa sia l’indebitamento che molte società utilizzano come forma di finanziamento strutturale dell’attività che è perfettamente normale. Altrimenti, non esisterebbero le banche o un mercato delle obbligazioni. È tutto legittimo e normale. Ciò che trovo scorretto è la pratica di fare perdite indiscriminatamente, anche se le regolamentazioni stanno tentando di mettere un argine e di limitare questa prospettiva. Sapendo che c’è un azionista facoltoso che copre le perdite mentre tu hai un azionista responsabile che non vuole rovinarsi con il calcio e lo gestisce come un’azienda, i conti devono essere in ordine. Entrambi competono per lo stesso obiettivo. Il primo ha giocatori forti, anche se ha un sacco di perdite, ed è il caso di molte società italiane che hanno piegato i bilanci alla logica di competere, fregandosene del fatto che i conti non tornavano.
Questa è una forma di strabismo e di doppia corsia per un mercato regolamentato come lo è il calcio dove tutti dovrebbero competere con le stesse armi. Se una società finanzia la costruzione di uno stadio con un bond come il caso di Inter e Milan, si indebiteranno. Se invece le rispettive società troveranno azionisti che entreranno nei loro capitali e verseranno 500 milioni, le società non si addebiteranno, ma il risultato sarà lo stesso. È una scelta di finanziamento. In Italia purtroppo non ci sono mai state delle regole che impediscano di accumulare perdite, dopo di che esse hanno prodotto debiti. Lo stesso Fair Play finanziario è stato bellamente aggirato. Oppure ci sono state le sanzioni dello stesso che hanno fatto ridere come una multina o un’esclusione per un anno dal campionato. Ci vorrebbero regole più stringenti e una giusta applicazione.
Covisoc? Il problema non è il controllore, ma che non ci sono le regole. Se le regole le fa rispettare l’agenzia di controllo nominata dal governo o la Covisoc non c’è differenza. Alla Covisoc ci sono professionisti di grande valore e competenza che sanzionavano o no in funzione delle regole così come lo farà la nuova commissione. Report? Non commento, ci sono stati casi eclatanti, ma può darsi che il sistema eco federale tentasse di preservare la malintesa stabilità del campionato. Il primo problema rimane che non ci sono regole forti, chiare e certe che sono state ostacolate dai Presidenti della Serie A che non hanno volute certe norme sul bilanciato".
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