Biazzo racconta il secolo azzurro: "Maradona ci ha fatto crescere, Bianchi il miglior tecnico"
Salvatore Biazzo, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.
Come si possono raccontare questi cento anni di storia del Napoli?
"Intanto tranquillizzo tutti quelli che ci ascoltano: io non li ho vissuti tutti, quindi una parte considerevole di questo centenario non mi appartiene. Per quello che ho visto da ragazzo, quando ancora non facevo questa professione, e per quello che poi ho avuto la fortuna di raccontare, le emozioni non sono mai mancate. Qualche giorno fa stavo riguardando un'intervista a Pesaola che ho inserito in uno dei tanti filmati che ho realizzato sul Napoli e mi sono accorto che sono ben quattordici, credo sia quasi un record. A un certo punto c'era Pesaola che aveva preso il Napoli in quindicesima posizione e lo portò non solo ai vertici, ma riuscì anche a conquistare la promozione in Serie A. Faceva molta emozione vedere questa cosa, perché è un modo per dire che nella sua storia il Napoli ha sempre compiuto grandi imprese. Quello fu anche l'anno in cui vinse campionato e Coppa Italia, il che per una squadra di Serie B era un'autentica novità. Poi Pesaola ha vinto anche altrove, ma è per dire quanto sia ricca di spunti la storia del Napoli. L'era Ferlaino e l'era De Laurentiis sono quelle più vicine a noi, ma ci sono state anche quelle di Ascarelli e Di Fiore, che portarono Sivori e Altafini. È veramente una storia molto bella, soprattutto arricchita da un fatto: il popolo, i tifosi. Ai tifosi napoletani attribuisco una prerogativa che non ha nessun altro tifoso al mondo: sono contagiosi, come un virus. Tocchi un napoletano e vieni immediatamente contagiato dalla sua passione, dal suo modo di vivere le feste. Ho visto altre feste scudetto e ne ho raccontate anche altre, ma quelle che fanno i napoletani quando vincono qualcosa sono inimitabili, inarrivabili. E non lo dico per retorica, anche perché non sono nemmeno napoletano."
Nel corso della tua carriera con quale calciatore del Napoli hai stretto il rapporto più forte?
"Ce ne sono tanti. Ricordo Careca con particolare affetto perché gli dedicai una VHS, all'epoca si chiamavano così, che ebbe anche un successo abbastanza importante. La cosa particolare fu che dovevamo vendere quella videocassetta anche a Rete Globo, la televisione brasiliana, per cui l'intervista la feci tutta in portoghese, lingua che io non conosco. È una cosa che mi è rimasta impressa. Poi Francini, al quale va tutto il mio affetto per la gravissima perdita che ha subìto. Con lui ci ritrovavamo spesso in vacanza, andavamo dallo stesso barbiere e lui non capiva perché a un certo punto io e il barbiere sparivamo. Poi gli spiegai che il barbiere era un esperto surfista e mi portava con lui. Saltava le onde, io invece ci cadevo dentro. Poi De Napoli, un altro al quale sono molto affezionato perché lo vedo spesso. Mi dispiace che la società non lo abbia invitato ufficialmente: credo sia una cosa grave, perché De Napoli ha fatto due Mondiali, ha vinto un Europeo, due Scudetti, una Coppa UEFA. È stato un calciatore importantissimo, anche perché è campano. E poi tutti gli altri. Ho avuto rapporti buonissimi con tutti e credo di essermi fatto voler bene."
Con Diego Armando Maradona hai avuto un rapporto speciale. Che ricordo conservi di lui e di quell'episodio con la maglia di Franco Baresi?
"Io mi inchino a tutti e due, a Maradona e a Baresi, e li ho ringraziati anche attraverso Facebook, ammesso che possano ricevere un messaggio del genere. Con Maradona le storie sono note: gli correvo sempre appresso, a volte sono riuscito a fare interviste in esclusiva. Lui ci ha fatto crescere anche professionalmente, almeno a me. Questa storia della maglia l'ho vissuta sul campo. Se non sbaglio quella partita finì 1-0 per il Milan e credo fosse l'undicesimo scudetto rossonero. Feci il collegamento per il Novantesimo Minuto e poi corsi sul terreno di gioco perché avevo visto quella scena. Raggiunsi Maradona e gli chiesi: 'Ma che fai, cambi maglia ogni volta?'. E lui mi rispose: 'No, questa è la maglia di Baresi'. Lo aveva già fatto con il capitano dello Sporting Lisbona. Poi, anni dopo, con Baresi abbiamo rivisto insieme quelle immagini. Quando pubblicai il libro su Maradona, gli chiesi di scrivere l'introduzione e fu disponibilissimo. Disse cose meravigliose su Diego, lo definì il più grande calciatore di tutti i tempi, un inventore del calcio. Ricordava perfettamente quell'episodio e raccontava che Milan e Napoli erano due squadre straordinarie: quella volta vinsero loro e Maradona si complimentò personalmente con lui. Sono parole autentiche, non di circostanza. Baresi è stato davvero un grandissimo."
Anche a te chiedo una top 11 ideale della storia del Napoli.
"Avrei qualche difficoltà, anche perché con molti di loro ho avuto un rapporto di amicizia. In porta penso a Giuliani e Careca... pardon, Careca no, Carella. Giuliani purtroppo è stato più sfortunato perché è morto giovanissimo. Ma poi come fai a non pensare a Zoff o a Castellini, il Giaguaro? È difficile scegliere. Così come De Napoli, che secondo me è stato il più grande laterale destro della storia del calcio dopo Nils Liedholm. Lo dicevano anche gli altri, perfino Liedholm stesso. Poi come fai a scegliere tra Carnevale, Giordano, Careca? È impossibile. L'unico inevitabile, indiscutibile e indiscusso è Diego Armando Maradona."
Se dovessi scegliere solo l'allenatore della storia del Napoli?
"Credo che sceglierei Ottavio Bianchi. Non solo perché ha vinto il primo Scudetto e la Coppa UEFA, che allora era una competizione importantissima, ma anche perché seppe tenere insieme la squadra. In questo fu grandissimo. Ricordo Ascoli-Napoli, con il campionato già vinto. Ferlaino fece arrivare a Bianchi, attraverso un dirigente, la richiesta di schierare alcuni giovani. Lui non la prese bene e andò via prima della fine della partita. La gara terminò in pareggio e i calciatori gli dedicarono quel famoso coro: 'Te ne vai sì o no?'. Quel giorno la Rai era lì a documentare tutto. Tempo dopo riuscii a recuperare quel filmato e lo inserii in un lavoro dedicato alla storia del Napoli."
Che Napoli immagini nei prossimi anni e quali prospettive vedi per il futuro del club?
"Fra cento anni non credo proprio che ci sarò, quindi posso dire qualsiasi cosa senza che nessuno me lo rinfacci. A parte gli scherzi, credo che De Laurentiis, al di là del suo carattere, sia stato un grandissimo. Ha fatto qualcosa di eccezionale. A volte lo critico quando sbaglia, ma quando viene contestato mi viene spontaneo chiedere: qual è l'alternativa? I fondi? La gente pensa che arrivino, mettano soldi e si vincano cinquanta Scudetti di fila. Non funziona così. I fondi hanno un orizzonte limitato e poi rivendono. Basta guardare il Milan, che in pochi anni ha cambiato più proprietà, o pensare a situazioni poco trasparenti come quella dell'Inter. Del Napoli sappiamo con certezza chi è il proprietario. De Laurentiis ha portato il club stabilmente tra le prime squadre italiane e credo che anche quest'anno possa puntare al titolo. Sarebbe il regalo più bello per il Centenario."
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