Bucchioni: "All’interno dell’AIA guerra intestina! E c’è un eccesso di VAR"
Enzo Bucchioni, giornalista, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video.
Il Napoli oggi ha davvero così tanti torti arbitrali o ce n’è quanto le altre squadre?
"Ce n’è più o meno quanto le altre squadre. Ci sono anche delle classifiche a riguardo, le controllavo proprio ieri sera dopo l’ennesimo episodio. Non vedo il Napoli vittima di una congiura o di una categoria arbitrale che ce l’ha con lui. È una stagione devastante per la categoria arbitrale in generale: non si salva nessuno, né tra i giovani emergenti né tra i più esperti. È un’annata piena di errori, contraddizioni e interpretazioni diverse del regolamento. Anche il Napoli ha avuto episodi contro, ma pure a favore, come il rigore con il Genoa che poi si è ammesso non esserci. Ieri, ad esempio, c’era un’espulsione di Ramon del Como non concessa. In pochi giorni c’è una calda e una fredda: è una stagione che sta andando così per tutti."
C’è bisogno di rifondare la classe arbitrale, magari riportando più arbitri esperti in campo invece che al VAR?
"Sì, ma bisogna partire da lontano. Non è solo questione di un arbitro bravo o meno: c’è la crisi di un’intera categoria. All’interno dell’AIA c’è una guerra intestina. Il presidente Zappi è stato condannato a 18 mesi per violazione delle norme del diritto sportivo: la credibilità è bassa. C’è chi vorrebbe portare gli arbitri di Serie A e B verso il professionismo e chi si oppone per mantenere lo status quo. In questo caos l’arbitro è una foglia al vento, senza punti di riferimento. Anche la selezione dei giovani solleva dubbi. Se non si mette fine a questa situazione e non si fa una riforma profonda, sarà difficile uscirne. Inoltre c’è un eccesso di VAR: non sempre corregge, spesso decide."
Il VAR sta diventando troppo protagonista?
"Assolutamente sì. Il VAR deve essere un supporto, non il protagonista. Invece vediamo decisioni su tocchi minimi, su ‘step on foot’ inevitabili nel calcio. Servirebbe una categoria di VARisti professionisti che facciano solo quello. Non voglio un VAR invasivo che voglia dimostrare di essere più bravo dell’arbitro."
Sarebbe utile rendere pubbliche le conversazioni tra arbitro e VAR?
"Sì, sarebbe giusto. L’arbitro deve tornare centrale e decidere in campo. Alcune regole, come quelle sul fallo di mano, danno l’idea che chi le scrive non conosca il calcio. Torniamo al concetto di volontarietà: l’arbitro, se è vicino all’azione, può capirlo. Il VAR deve aiutare solo in caso di errore evidente. Pensare di omologare tutto è una follia. Oggi, con arbitri meno forti rispetto al passato, il VAR genera confusione. Alcuni respingono il suo consiglio, altri tremano appena vengono richiamati. Serve equilibrio."
Dopo l’eliminazione in Coppa Italia contro il Como, da cosa deve ripartire il Napoli?
"Lo scudetto va messo da parte. Il Napoli deve resettare e puntare con forza al quarto posto. Ci sono 14 partite: è un nuovo campionato. L’obiettivo è la Champions League, non si può fallire. Inseguire l’Inter ora significherebbe rischiare frustrazione: nove punti sono tanti e gli infortuni hanno pesato, 35 sono un macigno. I competitor sono forti: Juve, Roma, Atalanta. Il Napoli può competere, ma deve focalizzarsi solo su quell’obiettivo. Senza Champions, anche economicamente, sarebbe un problema serio."
Vergara può essere considerato ancora un giovane a 23 anni?
"No, non è più un giovane. Ha avuto un percorso più lungo per maturare. Ogni giocatore ha il suo tempo: c’è chi esplode presto e chi più tardi, come Pirlo. Vergara ha capito che per stare a certi livelli deve giocare con e per la squadra. Prima tendeva a giocare da solo, ora no: difende, si sovrappone, lavora per i compagni. La sua tecnica si sta esaltando perché è diventato più completo."
Può diventare una stella stabile per il Napoli e magari anche per l’Italia?
"Ha portato energia, sorriso, voglia di divertirsi. Questo può essere un segnale anche per la Nazionale. Però ora deve dimostrare maturità: arriveranno raddoppi, momenti difficili, periodi senza gol. Deve saper gestire applausi e critiche. Le qualità le ha. Si è ripulito da certi eccessi, ha aspettato il suo momento in silenzio e si è fatto trovare pronto. Situazione gestita bene dalla società e dal giocatore. Ora la palla è nei suoi piedi."
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