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Conte via? Giuliani: "Ho un sogno per la panchina, ma è difficile"

Conte via? Giuliani: "Ho un sogno per la panchina, ma è difficile"
Oggi alle 11:30Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Fulvio Giuliani, giornalista, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Che idea ti sei fatto di tutta questa situazione legata ad Antonio Conte e alla possibilità che possa andare ad allenare la Nazionale?

"Sì, guarda, io su questo non escludo la possibilità, per carità, ne stiamo parlando tutti. Sarei un pochino meno sicuro perché innanzitutto noi non sappiamo chi sarà il presidente. Può essere Malagò, può essere Abete, ci può essere un colpo di scena e arrivare Demetrio Albertini, altro nome outsider che però ad oggi noi non possiamo escludere. Quindi sarei molto prudente perché non è detto che tutti e tre questi papabili siano poi interessati o predisposti ad avere Antonio Conte, per vari motivi economici, tattici, caratteriali. Dell’Aurentis ha già parlato due volte della questione Conte-Nazionale. La prima è stata estremamente disponibile: “Io non vi direi di no se me lo chiede”. Nella seconda, molto meno: è stato quasi ultimativo, dicendo che se vuole andare deve dirglielo subito, e ha ragione, per due motivi: deve programmare e se hai Conte programmi in un modo, se hai un altro allenatore programmi in un altro. Credo che Conte abbia recepito il messaggio, solo che lui non può far molto perché, ammesso che abbia una forma di accordo sulla parola con il futuro presidente, noi non abbiamo alcuna certezza sull’elezione. La partita è apertissima: Malagò è il più forte, ma conoscendo come sono stati eletti Tavecchio e Gravina, sarei molto prudente. Poi c’è anche Abete. Non so chi di questi sia più orientato su Conte, considerando i costi e il carattere. I costi sono altissimi: dovrebbe ridursi l’ingaggio, dimezzarlo quantomeno. Sette-otto milioni non stanno né in cielo né in terra per la Nazionale."

La stagione del Napoli con Conte come va valutata?

"Positiva, ma è 6. La Champions pesa tanto, la Coppa Italia meno. La Coppa Italia diventa importante quando arrivi almeno in semifinale, e il Napoli non ci si è neppure avvicinato. La Champions invece è dirimente, soprattutto per De Laurentiis: è stata orrida, bisogna essere onesti. Il Napoli ha fatto brutte figure in Europa e questo abbassa moltissimo il giudizio. Se dovesse arrivare secondo e qualificarsi in Champions, dopo uno Scudetto, sarebbe comunque un fatto eccezionale. Però il bilancio deve essere complessivo e partire anche dallo sforzo estivo. Per me resta un 6."

Se Conte dovesse andare via, da chi dovrebbe ripartire il Napoli?

"È un gioco che facciamo tutti. Il mio sogno è Fabregas, quel modello lì, anche se non verrà per mille motivi. De Laurentiis ha sempre voluto allenatori di quel tipo: Benitez, Sarri, Spalletti. Credo che lui abbia nel cuore le grandi notti europee, quel calcio lì. Conte è stata un’eccezione straordinaria per sistemare una situazione complicata. Adesso è diverso: con un modello più orientato al gioco e allo sviluppo dei giovani puoi anche ridurre i costi e fare operazioni più sostenibili. Se Conte dovesse andare via, si sceglierebbe qualcuno capace di valorizzare giocatori come Neres o altri talenti, magari anche un profilo più giovane. Non faccio nomi, ma il modello è chiaro: calcio europeo, valorizzazione del talento e crescita."

Qual è stato il difetto più grande della stagione del Napoli?

"La Champions è stata un buco nero. Ma parlando del campo, direi la gestione del gruppo. La sfortuna esiste, ma va gestita. A un certo punto della stagione sembrava che la squadra avesse pochi giocatori: si sono rotti sempre gli stessi e su questo si poteva fare meglio."

Che finale di stagione ti aspetti dal Napoli?

"La rincorsa allo Scudetto non esiste, era finita prima di Parma. L’Inter avrebbe dovuto suicidarsi sportivamente. Bisogna arrivare secondi: sarebbe un risultato importante e confermerebbe solidità e base di lavoro. Poi si ragiona sul futuro. Qualcuno andrà via, è inevitabile. Bisogna avere il coraggio di cedere giocatori quando hanno ancora mercato, per reinvestire. Serve gestire la rosa in modo che i giovani talentuosi giochino di più e possano crescere, anche in prospettiva futura. Non c’è solo il presente, c’è la programmazione."