Cucchi: "Ho visto Lazio-Napoli dal vivo e mi ha colpito una cosa di Conte"
Riccardo Cucchi, giornalista, voce storica di Radio Rai, è intervenuto nel corso di "Cronache Azzurre" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): “È un campionato senza un padrone unico, ma con tre squadre diversamente forti. L’Inter, sul piano tecnico e degli interpreti, resta probabilmente la più completa: contro il Bologna ha mostrato insieme forza e fragilità. Il Napoli però mi ha colpito tantissimo all’Olimpico: una squadra solida, muscolare, mentalmente fortissima e anche di grande qualità. Oggi credo che qualunque tifoso in Italia possa invidiare un giocatore come Stanislav Lobotka, che per me è uno dei simboli del lavoro di Conte. Il Milan, invece, convince meno sul piano estetico, ma con Massimiliano Allegri sappiamo che la concretezza conta più di tutto”.
Il doppio impegno europeo può incidere nella corsa al titolo?
“È un fattore enorme. Il Milan ha un vantaggio evidente perché non gioca le coppe. Questo significa più freschezza e più tempo per lavorare, un aspetto fondamentale per una squadra allenata da Allegri. Forse è tecnicamente la meno forte delle tre, ma proprio per questo può restare agganciata fino alla fine”.
Quanto c’è di Antonio Conte in questo Napoli?
“Ieri l’ho visto dal vivo, da abbonato in curva, e l’impressione è stata fortissima. Mi ha colpito la concentrazione costante, la compattezza, la difficoltà estrema nel togliere palla al Napoli. Io credo che almeno l’80% di questo Napoli sia figlio del lavoro di Antonio Conte. È una squadra che rispecchia perfettamente la sua idea di calcio”.
Questo Napoli è anche più ‘bello’ da vedere?
“Permettetemi una provocazione: il calcio non è spettacolo, non è intrattenimento. È passione, sentimento, sport. Non chiedo divertimento al calcio. Detto questo, il Napoli dimostra che si può essere forti fisicamente e mentalmente e, allo stesso tempo, mettere sotto l’avversario con qualità e giocate importanti”.
C’è qualcosa che ti manca nella tua carriera di radiocronista?
“Sì, mi manca lo scudetto del Napoli. Ne ho raccontati tanti, ma non quello azzurro. Mi sarebbe piaciuto gridare almeno una volta: ‘Napoli campione d’Italia’”.
E la tua Lazio?
“I 55 mila dell’Olimpico sono una testimonianza straordinaria di amore per la squadra e soprattutto per Maurizio Sarri. In questo momento difficile, se la Lazio è ancora in piedi lo deve a lui. La contestazione a Lotito è comprensibile: oggi c’è la squadra, c’è Sarri, c’è la passione dei tifosi, ma la società fatica a vedersi”.
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