De Giovanni: "Petardo su Audero? Responsabilità oggettiva va applicata in maniera uniforme"
Lo scrittore Maurizio De Giovanni è intervenuto al Bar di TuttoNapoli su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).
Maurizio, partiamo dall’episodio del petardo in Cremonese-Inter e dalle polemiche successive. Cosa ne pensi della sanzione inflitta all’Inter?
"Bisogna distinguere tra un piano generale e uno particolare. In generale, la responsabilità oggettiva è un principio profondamente sbagliato, quasi incostituzionale. Nel nostro ordinamento la responsabilità penale è personale: se sbagli, paghi tu, non migliaia di altre persone. Punire un’intera tifoseria per il gesto di pochi delinquenti è assurdo e mette le società sotto ricatto".
Quindi secondo te il sistema va completamente rivisto?
"Assolutamente sì. Oggi esistono tutti gli strumenti tecnologici per individuare i responsabili. Se trenta delinquenti bloccano un’autostrada o lanciano una bomba carta, si identificano loro, non si puniscono decine di migliaia di tifosi. È una violazione di diritti fondamentali come la libertà di movimento".
C’è però anche un problema di uniformità nelle decisioni.
"Esatto. Anche accettando un principio ingiusto come la responsabilità oggettiva, questo deve essere applicato in modo uniforme. Qui invece vediamo una disparità evidente: per un fatto gravissimo avvenuto dentro lo stadio, l’Inter subisce tre trasferte vietate. Il Napoli, invece, si è visto bloccare le trasferte per mesi per episodi avvenuti fuori dallo stadio, senza scontri".
Come spieghi l’esclusione del derby dalle sanzioni all’Inter?
"Perché è impossibile impedire ai residenti di entrare allo stadio nella propria città. Sarebbe anche pericoloso dal punto di vista dell’ordine pubblico. Ma questo rende ancora più ridicola la sanzione: la penalizzazione è minima rispetto alla gravità dell’episodio".
Chi dovrebbe farsi carico di protestare contro queste decisioni?
"Solo la società. Ma la società resta silente, perché fa parte del sistema. È lo stesso silenzio che abbiamo visto sul blocco del mercato o sulle grandi topiche arbitrali. Tutti vedono i problemi, ma nessuno protesta ufficialmente".
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