Sarri, Calamai confessa: "Avevo un dubbio, poi un anno fa l'ho incontrato..."
Luca Calamai, giornalista, editorialista di Tmw, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Si parla di Sarri al Napoli. È un uomo che scalda a metà la piazza: molti temono un flop nel ricordo del triennio straordinario del 2018.
"No, innanzitutto fammi dire che c'è qualcosa di molto strano e curioso. Perché gli allenatori vincono lo Scudetto e poi vanno via dal Napoli? Di solito, per esperienza, vi dico che allenatori importanti cercano di aprire un percorso di un certo profilo, perché quando vinci hai voglia di continuare, di sviluppare. Non c'è mai fretta di andare via dai posti dove si fa un grande calcio e dove si sta bene. Io non so se alla fine gli allenatori non si fidano di questa proprietà, cioè non intravedano in questa proprietà il passaggio successivo, perché poi il passaggio successivo a vincere lo Scudetto è vincere la Champions, o quantomeno provare a vincerla."
Che ne pensi del ritorno di Sarri?
"Ti confesso una cosa. Avevo un timore nel periodo in cui lui è stato fermo un anno. Ha avuto, nel suo ambito familiare, dei grandi problemi e quindi il calcio era scivolato in centocinquantesima posizione. Poi ho ritrovato Sarri l'estate scorsa. Lui organizza una specie di master di calcio, incontrando allenatori soprattutto dell'area toscana. L'anno scorso l'ha fatto a Castiglione della Pescaia. È un modo per raccogliere soldi da dare in beneficenza. Io ci sono andato con grande curiosità, perché volevo capire se il calcio di Sarri potesse essere superato. Le catene di Sarri hanno segnato un percorso del calcio italiano, un po' come Sacchi per altri motivi. Ha fatto tendenza, come Gasperini con il suo modo di fare calcio. E invece ho trovato un allenatore assolutamente ancora moderno. Anzi, ancora migliore quest'anno, perché il vero Sarri dei primi tempi, quello conosciuto a Napoli, con questa situazione alla Lazio sarebbe andato via dopo dieci giorni. Invece ha resistito da solo, senza società, senza tifosi, senza la possibilità di fare mercato. E addirittura, cosa che per lui penso sia stata un grande sacrificio ma anche un arricchimento professionale, è venuto meno anche ad alcuni suoi dogmi calcistici, perché aveva una rosa talmente ristretta che si è dovuto adattare. Se guardi quello che ha fatto la Lazio, poteva fare la fine della Fiorentina quest'anno, andare incontro a una situazione di grande pericolo. La prima considerazione che mi viene da fare è che, alla faccia dell'età, Sarri è ancora un allenatore moderno."
Secondo te può essere ancora l’uomo giusto per il Napoli?
"Io trovavo normale immaginare Sarri all'Atalanta, e credo sia ancora una possibilità concreta. Perché lui lavora bene se ha alle spalle un direttore di cui si fida. Deve esserci una sintonia forte con la proprietà, perché lui va accompagnato nelle sue idee, nei suoi dubbi, anche nel suo essere incazzoso. Con Giuntoli ha un rapporto fantastico e quindi per me era normale immaginarlo all'Atalanta insieme a lui. Però credo che ci si possa ancora fidare di Sarri. E aggiungo una cosa: Sarri funziona ancora meglio quando al lavoro aggiunge il sentimento. È un uomo così. Avrebbe fatto carte false per allenare la Fiorentina. Anche alla Lazio era stato bene ed è tornato spinto dal sentimento. E con Napoli ha un legame personale che nasce dalla sua vita, quindi lì c'è sentimento vero. Dove c'è sentimento, Sarri dà ancora qualcosa in più. È un uomo vecchio stampo, che fa una vita normalissima, che sogna di chiudere la carriera allenando bambini, che non è attaccato ai soldi in maniera particolare. Se fossi un tifoso del Napoli, io mi fiderei di Sarri."
De Laurentiis vuole una squadra che faccia strada in Champions League.
"E ha ragione. Oggi, nel calcio moderno, fare strada in Europa presuppone avere un gioco offensivo e moderno, che non è quello di Conte. Per il Napoli questo è un passaggio obbligatorio. Ha vinto gli Scudetti, li ha vinti anche in tempi rapidi, e ora è chiamato a diventare una grande d'Europa, non solo d'Italia. Questo è importante anche economicamente, perché fare strada in Champions porta soldi che aiutano ad alzare il livello della squadra. Se il ballottaggio è tra Sarri e Italiano, io scelgo tutta la vita Sarri. Credo che sia l'uomo giusto anche per valorizzare quello che oggi è un po' sacrificato."
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