La storia siete voi: Bruno Gramaglia, The Warrior

294 presenze per un mediano tutto d'un pezzo. Un ligure con il cuore napoletano
19.06.2013 21:00 di Leonardo Ciccarelli Twitter:   articolo letto 9138 volte
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 La storia siete voi:  Bruno Gramaglia, The Warrior

Pochi uomini possono definirsi bandiere e pochi lo sono a tal punto da esserlo stati addirittura di due squadre diverse, una del Nord ed una del Sud per giunta. Uno di questi pochi fortunati si chiamava Bruno Gramaglia ed ha legato il suo nome al Napoli ed alla Sampdoria.
Questo centrocampista arcigno e calcisticamente cattivissimo nasce a Genova nel 1919 e vive tutto il periodo peggiore per un calciatore italiano, quello della Seconda Guerra Mondiale che per molti versi ne ha limitato la carriera. Gramaglia cresce nella squadra del quartiere, come tutti all’epoca, la Ronchese, prima di passare tra le file dell’Andrea Doria.
L’Andrea Doria era una società di ginnastica, che esiste ancora oggi come polisportiva, che accoglieva atleti dissidenti che si scoprirono votati al calcio, così, negli anni ’30, si iscrissero al campionato italiano ed il nostro Bruno ne fu uno dei protagonisti nel ’37 prima di passare al Napoli di Nereo Rocco calciatore. Il campionato termina con un settimo posto per gli azzurri ed un disastro per Gramaglia: una sola presenza. La fortuna non gira ed il campionato successivo lo guarda tutto dalla panchina perché un brutto infortunio, che perdura dalla stagione precedente, gli tarpa le ali. Bisogna aspettare la terza stagione campana per assistere alle prestazioni di questo grande calciatore: 26 presenze ed un goal, il primo in serie A, contro il Venezia. Dopo altri due anni al servizio dei colori azzurri torna nella sua Liguria, a La Spezia, dove diventa Campione d’Italia.
Purtroppo quello scudetto in città non viene riconosciuto visto che la FIGC non organizzò alcun campionato nel 1943, nel pieno del conflitto, ma Mussolini non voleva far stare il suo popolo senza calcio e così organizzò il Campionato Alta Italia, il primo, ed unico fortunatamente, della Repubblica Sociale Italiana.
Solo nel 2002 la federazione idealizzò il trofeo e lo consegnò alla società come titolo onorifico.
In quel campionato c’erano anche ottimi elementi come il Venezia ed il super favorito Torino ma è la squadretta ligure di Gramaglia a trionfare. Belle storie di un calcio di un’altra epoca, fatta di idee e muscoli.
Quando si parla di muscoli Gramaglia è in piena sintonia. Quest’uomo non aveva un fisico scolpito e preparato come lo hanno i super atleti di oggi ma era a tutti gli effetti un mediano muscolare “alla Gattuso” per intenderci, che sapeva disimpegnarsi egregiamente anche come difensore centrale e che riusciva a segnare il suo golazzo ogni anno grazie ad una buona propensione al tiro.  Dopo un anno abbandona lo Spezia e ritorna tra le file dell’Andrea Doria nell’ultimo campionato della società che si unirà alla Sampierdarenese il 12 Agosto 1946 per dar vita alla gloriosa società della Sampdoria.
Gramaglia ne diviene il simbolo ed il primo capitano. Giocherà altri 3 campionati prima di ritornare nella sua terra adottiva che sente la mancanza del campione e la necessità di avere un giocatore tanto abile e con esperienza visto il ritorno in Serie B.
Il campionato cadetto è una formalità quando si hanno questo tipo di calciatori e così il Napoli riconquista la massima serie dopo un anno per poi non tornarci mai più per tutto il resto della carriera di questo guerriero ligure innamorato della pizza, del mandolino e del mare napoletano.
Purtroppo Gramaglia non c’è più. Si è spento nel 2005 a Rapallo perché dopo l’esperienza napoletana tornò a casa. Ci ha lasciato con un ricordo di un calcio diverso e dopo 294 presenze con la maglia partenopea. Potevano essere molto più di 300 le presenze visti i due anni di stop al suo arrivo a Napoli ma come quasi tutti i campioni che hanno vissuto la maglia azzurra spesso le soddisfazioni e la fortuna non sono state assistite dal talento. Chi ama non dimentica, grazie di tutto Guerriero.