Da 0 a 10: l'omaggio da brividi di Osimhen a Ciro, i fucili puntati su Insigne, il trucco di Spalletti e la trappola di Mourinho

Il Napoli batte il Legia con le reti di Insigne, Osimhen e Politano. Spalletti indovina tutte le mosse ed ora pensa alla Roma.
22.10.2021 13:33 di Arturo Minervini Twitter:    vedi letture
Da 0 a 10: l'omaggio da brividi di Osimhen a Ciro, i fucili puntati su Insigne, il trucco di Spalletti e la trappola di Mourinho
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Zero ansie sulla questione Insigne. Girano cifre, richieste, promesse, compromessi, visite segrete che poi segrete non sono. Si cerca di alimentare un caso, di gettare fuoco su una roba che è molto più semplice di quanto qualcuno provi a raccontare. Le parti stanno trattando, con serenità. Senza fucili puntati, senza ricatti o robe simili. Da una parte l’esigenza della società di abbassare il monte ingaggi, dall’altra la volontà del calciatore di ottimizzare l’ultimo contratto pesante della carriera. Si proverà a incontrarsi a metà strada, niente di più e niente di meno. 

Uno come un solo pensiero: andare ad abbracciare Ciro Mertens: si chiama rispetto. Ed è una chiave che apre tutte le porte. Una chiave ben stretta tra le mani di Victor Osimhen, che corre verso il compagno dopo la rete. È un passaggio generazione, un passaggio di consegne senza rancore. È Ciro che consegna la cartolina della sua Napoli tra le mani di un ragazzo pronto a raccoglierne il testimone. Una staffetta emozionante, di bella gente prima che di calciatori fortissimi.

Due parate con i piedi in stile Garella, terribilmente efficaci e complesse. Il giovanissimo portiere Miszta, classe 2001, ha difesa con ogni parte del corpo i suoi dall’arrembaggio azzurro. Cuore coraggioso, con l’omaggio al mitico portiere del primo scudetto azzurro. 

Tre moduli in corsa, pure quattro.. Non c’è Spalletti sulla panchina, ma Mary Poppins: trova nella borsa soluzioni ad ogni problema, mettendo mano sulla squadra col coraggio di chi conosce ogni possibile evoluzione della sua squadra. Rischia non perché ama l’azzardo, ma perché conosce alla perfezione la materia. È Kevin Spacey in ’21’ che gioca a Black Jack sapendo di non poter perdere, perché ha imparato a contare le carte.

Quattro punti nel girone che adesso diventa materia interessante. Bisognerà vincere sul campo del Legia per mettere la questione in discesa, per dare un senso di gloria anche al cammino europeo. La profondità della rosa legittima l’ambizione di tenere due piedi in una scarpa, perché la mentalità non può essere esercitata a targhe alterne. Vincere è una palestra e per ottenere risultati quel muscolo che si chiama volontà devi allenarlo tutti i giorni. No day-off.

Cinque volte titolare in stagione ed una precarietà inattesa. L’annata di Manolas è altalenante, come quei muscoli che ancora una volta tradiscono il greco. Si fa male Kostas e non è un buon segnale, perché all’orizzonte c’è sempre quel mese di gennaio in cui dovrà indossare i panni di Koulibaly impegnato in Coppa d’Africa. Nervi e muscoli di cristallo per il greco che sognava il ritorno in patria la scorsa estate.

Sei le reti subite dalla Roma dal Bodo Glimt. Trappolone psicologico in stile tua moglie che ti dice ‘Vai pure a giocare a calcetto con i tuoi amici, non mi arrabbio mica’ e poi ti scatena l’apocalisse con i quattro cavalieri, le trombe e tutto il resto. Mourinho sfrutterà la mazziata epica per guidare i suoi alla gara della vita. Il Napoli non faccia il fesso. 

Sette cambi e nella dinamica generale non li senti. Buone le indicazioni che arrivano dagli altri, che altri non sono perché si tratta di gente con gli attributi e col talento di Demme e Mertens, C’è qualcosa di grande tra di noi,  come direbbe Cesare Cremonini. Ci sono soluzioni, anche inattese, come un Juan Jesus che svolge diligentemente il compito ed è occasioni per far rifiatare un Mario Rui che rischia ogni tanto di andare in debito d’ossigeno. Coltivare, ora, il seme dell’abbondanza. 

Otto a Politano, a cui dobbiamo chiedere scusa. In questo parco macchine di lusso, rischia di passare in piano la perla col mancino di Matteo che è omaggio alla geometria del mondo, alle forme sinuose di un paesaggio che è già nato perfetto. Da quel piede nascono diamanti sparsi per il campo, un omaggio a De Andrè ed alla bellezza che si nasconde dietro ogni momento, anche quello inatteso. Un’appendice meravigliosa di un sinistro meraviglioso. 

Nove alla prova del nove. Da nove. Come le reti segnate, appunto. Scompone il concetto di tempo e di spazio a suo piacimento, ci gioca come fossero elastici tra le sue mani. Sembra sfuggire alla legge della gravità, fluttua sulla sua fetta di luna e sorpassa chiunque provi a mettersi tra lui e l’amica palla. In Europa segna un gol ogni 42 minuti ed il gol continua ad essere una parte accessoria del lavoro incredibile che svolge in campo. Un totem, da venerare, da cullare. Da tenerselo stretto. Innamorarsi di Osimhem non è una scelta, il cuore ha già scelto. “'O ssaje comme fa 'o core a me, a me”. La notizia più spaventosa? Che abbiamo appena sbirciato nell’ iperuranio di questo ragazzo dal potenziale illimitato.

Dieci alle catene spezzate. Lorenzo liberato, dalle chiacchiere, dalle notizie non vere, dalle pressioni. C’è il suono possente di un anello che si rompe, di una belva che si divincola dalla restrizioni fisiche. Il talento che si impone, più di ogni altra cosa. Un destro che si fa arte, che mozza il fiato, che ti fa mettere le mani tra i capelli dall’incredulità. L’atto creativo che è già sublime nell’idea, prima ancora dell’esecuzione, che poi segue fedele il pensiero. Un circolo vizioso di abbacinante supremazia tecnica, un eterno ritorno dentro ad un gesto che accarezza la cassaforte della memoria e pretende un posto duraturo. Indimenticabile il destro di Insigne per dimenticarsi di tutto il resto. È l’occasione per risolvere pure l’altra questione. L’amore, conta solo l’amore. Te l'ha detto pure Siddartha.