Le tre tappe del Giro di Gattuso

Se questa potrà essere la settimana della svolta lo dirà il futuro: Sampdoria, Lecce, Cagliari, Brescia, Torino, Verona e SPAL le avversarie.
27.01.2020 21:29 di Pierpaolo Matrone Twitter:    Vedi letture
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
Le tre tappe del Giro di Gattuso

Se questa potrà essere la settimana della svolta lo dirà il futuro: Sampdoria, Lecce, Cagliari, Brescia, Torino, Verona e SPAL sono le prossime sette avversarie da battere in campionato. Intanto, dopo i sette giorni più belli di questa stagione, il Napoli può guardare all'avvenire con ottimismo crescente. Perché a crescere, a cambiare marcia, ad accelerare pian piano è la squadra. Ventisette punti dopo ventuno turni è un bottino misero per un organico del livello di quello a disposizione di Gattuso, lo dice lui stesso in primis, e forse quello è solo uno dei tanti messaggi con cui l'allenatore calabrese ha invertito la rotta di una compagine che sembrava destinata a naufragare malamente. "Dobbiamo pedalare", come se ci fosse un Giro d'Italia da correre e un team di ciclisti da allenare. Con la forza del lavoro, con la caparbietà di chi batte sui pedali, con la passione di chi non ha paura di percorrere le salite più ripide, Gattuso è andato avanti tappa dopo tappa, tre in totale quelle nevralgiche finora, ben conscio che il suo Giro sarà ancora bello lungo.

IN TESTA - Non è stato un lavoro semplice quello di Rino, ma uno con il suo background non poteva non riuscire a toccare le corde degli uomini, prima ancora che dei calciatori. E non poteva non capire che era prima sull'aspetto psicologico che quella squadra fortissima ed incompiuta dovesse lavorare. Gattuso ha chiuso il gruppo nello spogliatoio, ci ha parlato a viso aperto, ha preteso che tra tutti ci fosse massima trasparenza e così l'ha ricompattato. Fin dai primi giorni di Napoli ne ha fatto anzitutto una questione mentale e le sue punture nelle conferenze hanno dato i frutti sperati. E' stato a colloquio con tutti i giocatori e li ha responsabilizzati, accompagnandoli per mano nel percorso mentale che doveva cancellare le multe e tutto il caos dell'era-Ancelotti. Ha conquistato la fiducia di ognuno di loro, ha eliminato ogni condizionamento esterno, consapevole che solo così si poteva ricominciare a pedalare. E ancora oggi non perde occasione per ribadirlo, augurandosi una fine rapida del mercato. Che però, in fin dei conti, a lui ha fatto molto comodo.

SUL MERCATO - Per ogni allenatore il mercato di gennaio è solo un pensiero in più, quasi un fastidio, un condizionamento esterno per l'appunto. Ma mai come quest'anno per il Napoli è stato una vera e propria manna. Il club l'ha atteso con ansia e, ancor prima che s'aprisse, aveva già avanzato discorsi importanti con Lipsia e Celta Vigo per Demme e Lobotka. D'altronde lo stesso Gattuso era stato chiaro: serviva un vertice basso di centrocampo per fare il 4-3-3, prima sarebbe arrivato e meglio sarebbe stato per tutti. De Laurentiis e Giuntoli, con grande disponibilità, si sono messi all'opera e in tempi record hanno soddisfatto le richieste del tecnico di Corigliano Calabro. Gli acquisti dei due centrocampisti (per ora di Demme soprattutto) hanno permesso agli altri già presenti in rosa di esprimersi al meglio e, più in generale, all'intera squadra di mettere in atto quel gioco del quale già si avevano le conoscenze di base e che andava soltanto mixato con i nuovi dettami di Gattuso.

IN CAMPO - Se di svolta si parla lo vedremo, ma una cosa è certa: i riscontri di campo hanno dato un ventata di entusiasmo che a queste latitudini non si vedeva da un po'. L'equilibratore della mediana è solo una delle tante cose che hanno ricominciato a funzionare, perché poi c'è il lavoro di tutti gli altri, bravi a reimmergersi di nuovo corpo e anima (vedi primo paragrafo) nel 4-3-3 e nei suoi meccanismi di base. Con qualche differenza che sarà limata poi quando e se il risorgimento si completerà, acquisendo fiducia. Bisognava lavorare in prima battuta sulla linea di difesa e Gattuso l'ha messa a posto nonostante un'emergenza continua che ha regalato gol solo per errori individuali e mai di sistema. Spazi stretti, linee corte, quasi attaccate, atteggiamento magari anche un po' più provinciale, ma più equilibrato. Il vecchio-nuovo modulo è stato accolto bene dal gruppo azzurro perché in molti vi si sono esaltati nel triennio con Sarri. E sono pronti a farlo nuovamente dopo i successi con Lazio e Juventus che possono segnare lo switch definitivo. Il metodo Gattuso passa per tre tappe fondamentali: comincia nello spogliatoio, prosegue nelle stanze del calciomercato e termina raccogliendo i frutti del campo.