Da 0 a 10: Gattuso asfalta Quaglia, le oscenità su Osimhen, lo scambio alla pari per Fabiàn e l’incredibile notizia sfuggita a molti

Il Napoli batte la Sampdoria 2-0 e continua la rincorsa alla Champions. De Laurentiis lancia messaggi social: domenica la sfida delicatissima con l'Inter
12.04.2021 09:13 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
Da 0 a 10: Gattuso asfalta Quaglia, le oscenità su Osimhen, lo scambio alla pari per Fabiàn e l’incredibile notizia sfuggita a molti
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Zero al gioco al massacro. Alla smorfia di dolore che si inerpica come una ferita sul volto di Inuyasha al gol di Osimhen. Perchè se hai detto ‘Bidone’ o‘Pacco’ poi devi cavalcare quel giudizio sommario, espresso senza avere gli elementi a disposizione per farlo. È la fretta, il male assoluto di un’epoca che non sa più prestare attenzione. Che vuole subito trarre la conclusione. E se non è quella che avevi pronosticato, allora non va mica bene.

Uno l’assist di Dries. C’è il soffio è di Ciro, che pompa nelle vele di Osimhen quel vento di tramontana che ha il sapore del mare. La qualità al momento giusto, senza mai fare il broncio, l’aria priva di tossine che ha bisogno di respirare la squadra in questo finale da vivere in apnea. Figurarsi se a Genova non faceva quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così. Scugnizzo in trasferta

Due falli nella stessa azione e c’è chi prova a ricamarci una polemica, quando lo stesso Ranieri spazza via i dubbi: “Gol da annullare”. Thorsby con le due mani sulla schiena di Koulibaly e Keita a valanga su Ospina. E sapete qual è la cosa più incredibile? Che Valeri non aveva visto giusta nemmeno questa. La giocata migliore del fischietto romano è un intervento in copertura su Mertens, fermando inspiegabilmente una ripartenza azzurra.

Tre punti e qualcuno storce il naso. Il Napoli ha vinto. Forse qualcuno si è perso questo particolare ed non ha recepito la notizia. Ma veramente si pensa di vincere tutte le gare dominando senza concedere nulla? Certo, alcune situazioni si potevano gestire meglio, ma il Napoli ha vinto. Ed ho la terrificante sensazione che a qualcuno dispiaccia.

Quattro come quel quarto posto che dista due punti. Prossimo turno che indossa le vesti di un cartomante pronto a dire molto di quel che sarà: si incrociano Atalanta e Juve, con l’Inter al Maradona. Eppure, la sensazione è che la corsa vada fatta sempre sul Milan che dovrà giocare in trasferta contro Lazio, Juve e la stessa Atalanta. Per dirla alla Piccinini: mucchio selvaggio!

Cinque vittorie nelle ultime sei. Gattuso ha ritrovato mordente, i centravanti, l’incessante voglia di danzare sulla linea laterale per caricare i suoi e ringhiare sui rivali. Epico il siparietto in cui blasta (i giovani dicono così) con Quagliarella. Fabio accusa: “Mister, stai facendo la telecronaca”. Gennaro lo asfalta: “Gioca, fatti i caz*i tuoi e non rompere i cogli**i”. Gioco, partita e incontro.

Sei calciatori con almeno cinque gol in campionato: Osimhen, Politano, Lozano, Insigne, Zielinski e Mertens. Corde di una chitarra elettrizzante, musica che non disdegna l’assolo quando serve. C’è qualità e coralità in abbondanza in un attacco che, se non fosse stato mutilato per lunghi tratti da infortuni vari, avrebbe composto opera ancora più robusta. Chi dice che questa squadra non ha qualità dice il FALSO.

Sette gli assist in campionato di Zielinski. Sbaglia un gol fatto in avvio, ma quando sussurra calcio con la delicatezza di chi non ha bisogno di alzare la voce per affermare le proprie ragioni, ti riconcilia col concetto di talento. È euclideo nella chiusura della geometria che apre le danze, abbinando in un solo tocco tutto ciò che serve: ordine, estetica, tempistica. Vette altissime di Piotr. 

Otto da giocare e alle porte un impegno tostissimo. Perchè l’Inter ha nel motore la propulsione vendicativa di Conte, che non vuol vincere ma vuole stravincere contro l’amata/odiata Juve. Ciclista che è agli ultimi chilometri della salita, l’inclinazione sale con le sfide a Inter e Lazio in fila: scavallare la vetta davanti alle rivali darebbe via ad una discesa da vivere in stile Paolo ‘Il Falco’ Savoldelli in picchiata dal Colle della Fauniera.

Nove al sornione Fabiàn. Che si insinua felino nella stanza dei bottoni, assume il comando senza fare troppo rumore. Dirige un film di cui è anche grande protagonista, col mancino che affida così ai posteri la vera gloria di un’azione che meritava di essere custodita nella cassaforte della memoria. Chi non crede alle coincidenze e non gioca a dadi sa bene che la crescita esponenziale del Napoli sia allo stesso tempo madre e figlia del ritorno ad alti livelli dell’ispanico. Uno scambio alla pari: lui aveva bisogno di un Napoli equilibrato, la squadra aveva bisogno della sua verticalità.

Dieci alla Vendetta di V. In versione Edmond Dantès, Osimhen si ripresenta al mondo liberato dalle catene di una condizione precaria, dimostra di poter essere tante cose, dallo sgraziato centravanti sino al Conte di Montecristo. C’è tutto l’orizzonte da esplorare nel potenziale di un ragazzo che morde lo spazio e non si sazia mai, un Pac-man smosso dal Black-power con tutta una vita pallonara tutta davanti. È il perno che smuove la difesa sul gol di Fabiàn, poi si fa scalpello che conferisce alla statua il profilo definitivo. Lasciatelo crescere, lasciatelo in pace. Che questo qui ci fa divertire…