Da 0 a 10: l’oltraggio a Maradona di Agnelli, l'incredibile record di Baka, Allegri parla a Gattuso e la rissa con Putin di Osimhen

Il Napoli batte la Roma con la doppietta di Mertens e si rilancia nella corsa Champions. Bravo Gattuso, ottimi segnali da Hysaj e Fabian
22.03.2021 16:22 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
Da 0 a 10: l’oltraggio a Maradona di Agnelli, l'incredibile record di Baka, Allegri parla a Gattuso e la rissa con Putin di Osimhen
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Zero vie di fuga ed un punto fuga ritrovato. Azzerate le divergenze, le linee rette del Napoli convergono nuovamente sullo stesso orizzonte. Nell’armonia riscoperta, nella fiducia nel proprio calcio, nelle paure che lasciano spazio all’ardore. Nelle precarietà che vengono accantonate, con Hysaj a scadenza che racconta di questa svolta: è tempo di pensare al Napoli, al presente, a quello che serve OGGI. “Il punto di fuga è quello da cui partono infinite linee: basta seguirle, per scoprire altrettante realtà, dimensioni, mondi”. C’è ancora vita sul pianeta azzurro. E che vita. 

Uno a Diego, l’uomo invisibile. Perchè uno come Demme nelle classifiche nemmeno dovrebbe entrarci, mess ai margini da chi è impegnato ad esaltare argenteria più luccicante.  Il numero 4 è invece l’ingrediente segreto, una spolverata di semplicità sui momenti complicati. È l’addensante che rende il composto più omogeneo, rende tutto il resto più buono per il solo fatto di giocarci accanto. Il pasto operaio che rende la cena Gourmet. “Tutto cio che tocchi, tutto ciò che vedi, tutto ciò che assaggi” per dirla come i Pink Floyd. 

Due settimane per fermarsi, ma solo per pochi fortunati. Le follie nazionali, le inutili amichevoli, l’ottusa caccia spasmodica del soldo rischia ancora una volta di falsare il campionato. Il Napoli sanguina ancora per i danni provocati dagli impegni con le nazionali, insensato mettersi a rischio Covid e altro per semplici gare amichevoli come quelle del Messico con un Lozano out da 40 giorni. Gare più inutili di un cerotto su un braccio mozzato. 

Tre punti rosicchiati alla Juve, che crolla contro il Benevento dopo l’oltraggio a Maradona perpetrato nel pregara, con Agnelli che consegna la maglia con l’acronimo ‘Goat’ a CR7 come migliore di sempre. Le divinità sono vendicative, feroci nel ricordare ai mortali i loro errori, gli atti di superbia. In precario equilibrio sulla Torre di Babele dello Stadium, il soffio di D10S ispira un argentino, ovviamente. Un Tanque in Missione per conto di Dio, come John Belushi, un Blues Brothers in bianconero. Anzi, per farli neri. 

Quattro allo spaesato Bakayoko, che riesce a far danni prima di entrare: record senza precedenti. Che fa incazzare Gattuso perché al momento del cambio ha lasciato la maglia in panchina: un’indolenza mentale non lontana da quella vista in campo nell’ultimo periodo. Come direbbe il tifoso azzurro Ermal Meta: “Avrei un milione di cose da dirti, ma non dico niente”. Ma non sarebbero mica frasi d’amore.

Cinque assist in campionato per quello che nelle gerarchie di Mancini vale meno di Bernardeschi, Grifo ed El Shaarawy. Lo coccoliamo il nostro Politano, che usa la testa in tutti i sensi. Altra gara in cui incide col suo bisturi sul risultato, con la visione lucida per Mertens ed una lettura globale delle situazioni nelle due fasi. A differenza di Baby, gli piace anche mettersi in un angolo sulla sua corsia, trovando sempre la soluzione migliore. Giocasse in NBA, avrebbe già alzato al cielo il premio come ‘Sesto uomo dell’anno’. Un co-titolare, forse più titolare di chi gioca sempre dall’inizio. 

Sei punti e zero reti subite sui campi di Milan e Roma. Gattuso piazza una doppietta super, che apre all’inutile querelle sul filo dei rimpianti. Nel Candido, Voltaire ci insegna che questo è il migliore dei mondi possibili. Se misurato con il metro del presente, Gattuso oggi è un eroe. Con metro del passato, è uno che ha commesso tanti sbagli. Sarà il metro della storia a dare il verdetto finale: il piazzamento Champions era obiettivo minimo, le assenze un attenuante da tenere sì in considerazione, ma che ha colpito anche altri. Max Allegri a Sky ha fatto chiarezza su un tema: “Un grande allenatore è quello che sa gestire l’imprevisto”. L’auspicio è che Rino abbia fatto tesoro degli errori del passato. Oggi non si può che celebrarlo per il modo perfetto in cui ha preparato le sfide di San Siro e dell’Olimpico. 

Sette a Fabian, che si siede in cabina di regia e non trascura nessun dettaglio ed archivia gli sprechi a tempi lontani. Lo spagnolo è il racconto itinerante di una squadra che chiedeva equilibri, copertura, protezione. Un sistema che esalta il singolo e non ne mortifica le capacità individuali. Con ritorno di qualche elemento, di un calcio propositivo, di ossigeno e confidenza riecco che la qualità può diventare un fattore. E di qualità il caro Fabiàn ne ha in eccesso, un troppo che non storpia. Dovrebbe tenere a lezione di self-control il buon Osimhen, che avrebbe l’ardire di attaccar briga pure con Vladimir Putin. Cercasi erboristeria per una tisana rilassante per il buon Victor. 

Otto a Zielinski, che gioca come stesse guidando un go-cart, in costante derapata, con le gomme che mentono all’asfalto e si piazzano di traverso per rosicchiare millimetri agli avversari. Pietro danza sul pallone e attira tutto dalla sua parte, cambiando l’inclinazione delle cose, inverte la legge della gravità e dell’attrazione. Ogni cosa va verso Pietro, in un flusso irreversibile, prepotenze, ineluttabilmente soggiogato alla volontà di questo Genio Ribelle che ha smesso di sperperare gli infiniti doni che Madre Natura gli ha riversato addosso. Una bustina di tè immersa nelle acque dello Stige: Invulnerabile Piotr.

Nove a Mertens, che ha regalato ai tifosi della Roma la sua versione di Speravo de morì prima. Quando vede giallorosso gli scappa la doppietta, un bisogno fisiologico espletato pur essendo al 30% della condizione. Quando l’istinto domina la ragione, se ne frega delle gambe che non girano come vorresti. Come la storia della struttura alare del calabrone che non è fatta per volare, ma lui se ne frega e vola lo stesso. Dal talento del calabrone è tutto, a voi studio. Quando questa sera andate a letto, date una carezza ai vostri bambini e dite: ‘Questa è la carezza di Ciro Mertens’.

Dieci pezzi in scaletta, più una bonus track da giocare allo Stadium. Inizia il conto alla rovescia nella playlist della stagione, si alzano i volumi e le casse pompano nuovo sangue, ma ora arriva la parte complicata. La squadra vera si vedrà nella banalità di un Napoli-Crotone, nell’uomo che torna a casa dalla moglie in ciabatte e pigiama in doppio pile e gli dedica la stessa attenzione che dedicherebbe ad una modella di Victoria Secret con gli abiti da lavoro (quindi abbastanza pochi).  La passione non perdona intermittenze, non può essere influenzata dal livello di difficoltà dell’impresa. Occhi chiusi, su il volume, cuffie a coprire ogni brusio di fondo. Il vociare che accompagna ogni cammino impervio. C’è solo la musica, la playlist, l’esecuzione da curare nei minimi dettagli. Il silenzio è ora un grande alleato di questo Napoli e di Gattuso.