Guido Clemente di San Luca a TN sul caso Orsato: "Intollerabile l’ascolto di chi parla di diritto senza averne la minima conoscenza"

Guido Clemente di San Luca, Ordinario di Diritto Amministrativo, Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha analizzato per Tuttonapoli il momento in casa Napoli.

03.03.2021 09:40 di Arturo Minervini Twitter:    vedi letture
Guido Clemente di San Luca a TN sul caso Orsato: "Intollerabile l’ascolto di chi parla di diritto senza averne la minima conoscenza"

Guido Clemente di San Luca, Ordinario di Diritto Amministrativo, Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha analizzato per Tuttonapoli il momento in casa Napoli.

Con la prudenza che sempre dovrebbe assistere chiunque prende la parola nel dibattito pubblico, attenderò la fine della settimana per commentare gioco e risultati del Napoli. Alcuni eventi degli ultimi giorni, invece, mi spingono ad esprimere il pensiero su un tema più generale. La pervicace arroganza del mondo dello sport, e del calcio in particolare, nel conservare l’impermeabilità rispetto ai principi essenziali dello Stato di diritto.

La sentenza sul caso di doping del marciatore Schwazer, che lo scagiona, mette a nudo l’autoreferenzialità di WADA e IAAF. Queste sarebbero state protagoniste di comportamenti (intolleranti a controlli esterni) tali da generare 'dichiarazioni false'. E, anziché prendere atto della statuizione del giudice ed assumere doverosamente comportamenti consequenziali, rispondono rifiutando il risultato dell’accertamento giudiziario.

Non contenta della pessima figura rimediata nel definitivo giudizio del CONI sul caso Juventus-Napoli, la Lega calcio sembra spingere per la sconfitta a tavolino del Torino, reo di non essersi presentato a Roma per disputare la partita con la Lazio in programma oggi, ottemperando come dovuto al provvedimento assunto dall’ASL competente, che ingiunge l’isolamento domestico dei suoi calciatori.

Last but not least, le dichiarazioni rese da Orsato ad Enrico Varriale sul famigerato caso Pianic. Dichiarazioni i cui contenuti erronei quasi nessuno ha stigmatizzato, i salotti dei media (indegno lo spettacolo offerto da Tiki Taka) avendo concentrato l’attenzione su aspetti fuorvianti. Non è più tollerabile l’ascolto di chi parla di diritto senza averne alcuna, anche minima, conoscenza.

Ed il presupposto resta sempre lo stesso: l’impermeabilità dell’intero mondo di riferimento – stampa specialistica compresa – verso la regolazione giuridica del fenomeno sportivo. A parte la evidente intrinseca contraddittorietà delle parole di Orsato – le quali offendono l’intelligenza anche più elementare per giustificare una clamorosa violazione nell’applicazione della Regola 12 (non è più l’esser lontani ad impedire la vista, ma l’eccessiva vicinanza!) –, ciò che offende è la perseveranza nel discettare di questioni giuridiche nella presuntuosa convinzione che non di diritto si tratti.

L’11 giugno 2018, con alcuni colleghi, organizzammo all’Università un convegno (i cui atti sono stati pubblicati in un agevole libretto da Editoriale Scientifica) su “Campionato di calcio e Stato di diritto”, per dimostrare, adoperando il metodo della scienza giuridica, come fossero state illegittime molte decisioni arbitrali del Campionato 2017/2018. Naturalmente quasi nessuno nel mondo mediatico si è voluto confrontare su quel terreno. Fummo persino apostrofati «feccia» da alcuni esponenti di quel mondo, puntualmente querelati e oggi a giudizio dinanzi al Tribunale di Roma.

Telegraficamente ricordo (in umiltà spiegandolo anche alle grandi firme del giornalismo nazionale che amano esibirsi nei talk televisivi napoletani) che:

1) l’arbitro non è paragonabile ad un giudice, ma ad un amministratore, un funzionario di polizia (non dissimile dal vigile urbano), perché chiamato dal Regolamento, non a risolvere controversie, ma, appunto, ad amministrare la corretta applicazione delle norme, garantendo il loro rispetto da parte dei contendenti;

2) il fallo di Pianic su Rafinha è facilmente ascrivibile alla fattispecie della «vigoria sproporzionata» (per la quale il Regolamento prevede la espulsione), e dunque propriamente rientrante nelle competenze del VAR: quand’anche si fosse ritenuto che c’era un dubbio sul se ascrivere l’intervento alla diversa fattispecie della «imprudenza» (per la quale è invece prevista soltanto l’ammonizione), ebbene questo è proprio uno dei casi per i quali il VAR deve intervenire per condurre l’arbitro a rivedere l’episodio;

3) per legge, l’amministratore pubblico è tenuto a motivare i suoi provvedimenti, dunque non è affatto un’anomalia che gli arbitri spieghino le decisioni assunte, specie quelle controverse, ciò dovendo rientrare anzi nella fisiologia del compito assegnatogli, egli non essendo legibus solutus;

4) gli errori sono fisiologicamente contemplati dalla previsione normativa, ma la tecnologia serve proprio a circoscriverne i margini, rendendo lo svolgimento del gioco il più conforme possibile alle regole che lo disciplinano, e limitando i rischi che dietro la possibilità di applicazioni illegittime possano celarsi comportamenti illeciti.

La verità è che purtroppo anche parte consistente della stampa specialistica vuole conservare allo sport, ed al calcio in particolare, i privilegi derivanti da quell’autonomia che, sì, gli è riconosciuta dall’ordinamento giuridico generale, ma non fuori del perimetro dello Stato di diritto. E mostra di volerla conservare fino a tollerare l’arbitrio assoluto, dal quale, traendone (sia pur indirettamente) beneficio, non si affranca purtroppo anche chi per vocazione dovrebbe informare.