TN - Pres. Carpi: "Ho sconfitto il Coronavirus, avevo paura di non farcela! Febbre a 40 e non respiravo bene. Grazie a Giuntoli ho sorriso..."

Stefano Bonacini, presidente del Carpi, ha sconfitto il Covid-19. Uno a zero, se fosse calcio. Che manca tanto: "Vorrei ripartisse presto"
16.04.2020 14:36 di Fabio Tarantino Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
TN - Pres. Carpi: "Ho sconfitto il Coronavirus, avevo paura di non farcela! Febbre a 40 e non respiravo bene. Grazie a Giuntoli ho sorriso..."

di Fabio Tarantino - Stefano Bonacini, presidente del Carpi, ha sconfitto il Covid-19. Uno a zero, se fosse calcio. Che manca tanto: "Vorrei ripartisse presto, in Lega sono stato uno dei pochi a schierarmi a favore della ripresa. Vedremo". La sua partita l'ha già vinta: "Ma ho avuto tanta paura" ha raccontato a Tuttonapoli.net. "Sono rimasto 34 giorni in isolamento ma il peggio per fortuna è alle spalle. E parlare con Giuntoli mi ha fatto stare bene". 

Vi siete sentiti? "Mi ha chiamato una decina di giorni fa, sapeva del virus. Abbiamo scherzato, parlato di frivolezze, sdrammatizzato sul nostro passato insieme. Gli ho detto ironizzando: faccio parte dello 0,25% di persone contagiate, che sfortuna. Mi ha fatto fare quattro risate e ci voleva. Lo conosco da una vita, eravamo quartultimi in Serie D, sapevo avrebbe fatto carriera". 

Non avete parlato di calcio? "Molto poco, anche perché ero in ospedale e non ero ancora aggiornato sulle ultime novità. Gli ho chiesto: ripartiremo? Lui mi ha risposto che, se ci saranno tutte le condizioni necessarie, allora sì, il calcio potrebbe ricominciare. Io, da presidente e da tifoso, me lo auguro". 

Ne ha parlato coi suoi colleghi? "Certo. Nell'ultima riunione, alla presenza di Ghirelli, sono stato uno dei pochi a sperare nella ripresa. Molti presidenti non erano d'accordo e non mi interessa neppure sapere il perché. So solo che abbiamo giocato l'ultima partita il 16 febbraio e da allora non si parla d'altro che di Covid-19". 

Come società come vi comporterete con gli stipendi? "Aspettiamo di capire se e quando si ripartirà. Io ho pagato febbraio, dopo aver giocato fino a metà mese, e ora siamo in attesa di novità. Il mio auspicio è che si arrivi ad un accordo collettivo che valga per tutte le squadre. So che la Lega ha chiesto per gli stipendi sotto i 50mila euro lordi la cassa integrazione, ma ancora non è arrivata risposta". 

Perché si augura che il calcio riparta? "Da due mesi ci bombardano con notizie sul Covid-19. Ormai non si parla d'altro. Sarebbe un modo per tornare alla normalità, ovviamente senza tifosi allo stadio e rispettando tutti i protocolli di sicurezza. Chi meglio di me, che ho vissuto l'inferno, può saperlo".

Quando è cominciato il suo inferno? "Il 9-10 marzo è arrivata la febbre, avevo poco, 37.5, ma a 55 anni conosco il mio corpo. Sentivo che c'era qualcosa che non andava. In quel periodo non si facevano ancora tamponi, per fortuna sono riuscito a insistere". 

Una curiosità: in che consiste il tampone? "Ti inseriscono una specie di cotton fioc ma più grande nel naso fino quasi a farti male, poi ti fanno aprire la bocca e inseriscono una 'sorta' di linguetta e arrivano alla gola. In due giorni ho avuto il responso: ero positivo".

E poi? "Nei giorni successivi invece di migliorare la febbre saliva ancora fino a 40. Mi hanno ricoverato al Policlinico di Modena, al reparto di malattie infettive. Ho iniziato ad avere difficoltà respiratorie, la situazione si stava complicando. Stavo male".

Ha avuto paura? "Ovviamente. Il Covid-19 non ha ancora un vaccino né una cura certa, si va a tentativi senza certezze. Ho temuto di non farcela e temevo anche di aver contagiato i miei figli e la mia nipotina di 4 mesi. Sono stato fortunato e ringrazio i medici che sono stati bravissimi". 

Quanti giorni è rimasto in ospedale? "In tutto 13 giorni, poi altri 14 a casa. In totale sono 34 giorni di isolamento. La settimana scorsa ho rifatto il tampone: era negativo. Il secondo a Pasqua: ancora negativo. Ora sto bene". 

Il calcio le manca? "Tantissimo. Mi mancano le partite, l'attesa delle gare, i confronti con la squadra. Per questo voglio che ritorni: è un momento di spensieratezza, ti permette di pensare ad altro, di distrarti. A tavola con la famiglia di che parli se non di Coronavirus? Mio figlio ha 14 anni e non vede l'ora di rivedere una partita. L'altra volta seguiva Buffa e il racconto dei Mondiali dell'82. I giovani come lui sono distrutti. Stanno tutto il giorno davanti al pc o alla tv. Bisogna evadere".