Da Zero a Dieci: gli abbracci di Lavezzi, i sei milioni di napoletani sulle spalle di Cavani e l'armata degli INVICIBILI? MA MI FACCIA IL PIACERE...

Da Zero a Dieci: gli abbracci di Lavezzi, i sei milioni di napoletani sulle spalle di Cavani e l'armata degli INVICIBILI? MA MI FACCIA IL PIACERE...TuttoNapoli.net
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domenica 20 maggio 2012, 22:57In evidenza
di Arturo Minervini
Napoli torna ad alzare un trofeo. In una notte da sogno. In una notte da non dimenticare... Semplicemente... Da Zero a Dieci.

Zero ai fischi all’inno nazionale. A prescindere da ogni credo politico dare una immagine così brutta dopo giorno colmi di tragedia e paura è una nota stonata che tocca orecchie e cuore. Con le lacrime ancora calde sul viso della nazione, Napoli doveva dar prova di maggiore maturità.

Zero bis a Fabio Quagliarella. Il suo gesto non merita nemmeno di essere commentato. Un comprimario destinato a restare tale.

Uno a chi aveva dato il Napoli per bollito, cotto e mangiato dall’armata degli INVINCIBILI. MA MI FACCIA IL PIACERE.

Due al 4° uomo Bergonzi che sveste i panni di semplice comparsa e si prende la licenza di sgridare Campagnaro reo di aver tolto il pallone a Del Piero. Comprendiamo la stima verso il capitano bianconero ma qui si esagera. Campagnaro, giustamente, gli risponde a muso duro. SIEDITI BERGONZI.

Tre gli interventi importanti di Morgan De Sanctis nel corso della gara. Parate importanti su Marchisio, Del Piero e Bonucci. Interventi che pesano tanto e più di un gol.

Quattro a chi aveva cantato nella gara di Torino lo storico inno azzurro O’ surdato nnammurato. Questa volta all’Olimpico si sono limitati all’ascolto. CANTATE ADESSO.

Cinque le gare giocate dal Napoli in questa edizione della Coppa Italia. Quattro vittorie, con l’unica macchia della trasferta di Siena, per un titolo meritato sul campo dove sono state battute Cesena, Inter, Siena e Juventus.

Sei alla freddezza di Marek Hamsik ed alla lucidità di Gorand Pandev nell’azione del contropiede che chiude la gara e rispedisce a casa la vecchia signora. L’urlo rabbioso verso la curva di Marekiaro è lo spot più bello di questo Napoli entrato in campo con lo spirito guerriero. ORA VOGLIAMO LA TUA CRESTA!

Sette come il suo numero. Cinque come le reti segnate in questa edizione della Coppa Italia da Edinson Cavani. Con un pallone che pesa un quintale, e sei milioni di tifosi azzurri sulle sue spalle spiazza Storari calciando alla perfezione il penalty del vantaggio. Quella cattiveria negli occhi, quella fame è solo di chi è fatto di una materia rarissima. Dica 33… Come i gol in stagione.

Otto ad Aurelio De Laurentiis ed alle mani sul viso durante il penalty di Cavani. Mani sul viso per non guardare quello che stava accadendo. Mani che si aprono a guardare con soddisfazione ed orgoglio per vedere l’impresa del suo Napoli. Otto anni fa era in C. E c’è qualcuno che ha anche il coraggio di criticare il suo operato. BAH.

Nove al volto prossimo alle lacrime di Lavezzi del minuto 73’ al momento del cambio con Pandev. Un’espressione  che vale più di mille parole. Gli abbracci all’amico Zuniga ed a Marek Hamsik, gli applausi della curca che sottolineano una prestazione importante del Pocho,  capace di procurarsi un rigore con uno di quegli spunti che lo hanno reso idolo di una città che pare in procinto di lasciare. Comunque andrà a finire, questa è una storia d’amore che non si potrà mai dimenticare.

Dieci all’immagine di Napoli e Juve abbracciate al centro del campo in memoria delle vittime di Brindisi e di una terra tornata a tremare ed a fare vittime. Poco dopo gli assordanti fischi, quel silenzio che avvolge lo stadio Olimpico riporta tutto ad una dimensione più terrena, più umana, più solidale.