AUDIO - Castellacci: "Non ha sbagliato né il Napoli né l'Asl a bloccare la partenza"

Il professor Enrico Castellacci, ex medico della Nazionale ed oggi al Guangzhou Evergrande in Cina, ha parlato ai microfoni di Stadio Aperto
12.10.2020 18:30 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
AUDIO - Castellacci: "Non ha sbagliato né il Napoli né l'Asl a bloccare la partenza"

Il professor Enrico Castellacci, ex medico della Nazionale ed oggi al Guangzhou Evergrande in Cina, ha parlato ai microfoni di Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio, alla presenza di Francesco Benvenuti, Niccolò Ceccarini e Raimondo De Magistris: "In questo momento sono a Guangzhou, nella sede della nostra società allenata da Fabio Cannavaro. E mi è servito un permesso del ministero per farlo, per questo non risultano casi in Cina: è tutta una bolla, le frontiere sono chiuse. Appena entri poi fai la quarantena in un hotel governativo nel quale si tengono controlli accurati. E non vi dico il calcio...".

Ci dica. "Finora c'è stata la prima parte del campionato, diviso in due gironi e svolto in due città, come se fossero a Milano e Roma. Tutte le squadre stavano nello stesso centro sportivo e albergo, con nessuno che poteva uscire né entrare perché c'era la polizia all'esterno. Una cosa di settanta giorni, pensate in Italia cosa dovrebbe succedere, visto che qui non ci sono casi. Domani partiremo per un'altra città, per i playoff Scudetto: per un mese saremo bloccati dentro un albergo. Questa è la vera bolla".

Il protocollo italiano come lo valuta? "Io fui molto critico, dissi che i protocolli vanno bene quando applicabili e quando non permettono interpretazioni diverse. Quello per le squadre italiane rende ancora valida la quarantena soft, fatto salvo il parere delle autorità sanitarie nazionali e locali. E questo è quello che è successo: l'azienda sanitaria di Napoli ha bloccato la squadra, perché costituzionalmente poteva. Come si fa a seguire un protocollo quando all'interno dello stesso c'è una deroga del genere? Da una parte ha ragione la Juventus a seguire il protocollo, così come il Napoli dall'altra a dire che ha fatto tutto la Asl. Paradosso: il protocollo è stato approvato dal Cts, che ha anche poi confermato l'autorità delle aziende sanitarie locali. Possibile che non ci sia uniformità di giudizio e procedimento? Non dico che serve essere come la Cina, perché qui c'è un sistema anche politico che permette tutto ciò, ma un minimo di chiarezza ci vuole, oppure qualsiasi Asl, se vuole, può fermare una squadra, e vi immaginate che confusione... Un protocollo per essere intelligente deve essere elastico, plastico, che possa dare uniformità".

Riusciremo a concludere il campionato? "Tutto è difficile. Tre-quattro mesi fa ci chiedevamo se il campionato sarebbe stato concluso: la fortuna e le condizioni favorevoli aiutavano, mentre ora è tutto all'opposto. Il virus si sta intensificando, anche se la maggior parte dei pazienti sono asintomatici, e di questo va tenuto conto. Una bolla integralista come quella cinese in Italia non è possibile per mille motivazioni, e i rischi sul campionato ci sarebbero sempre. Posto comunque che solo la Serie A potrebbe fare una cosa del genere, in B e in C non sarebbe possibile".

Si è cercato di fare raffronto con la bolla dell'NBA. Impossibile da trasportare in Italia? "Sì, chiaramente. Non c'è in primis la mentalità, e neanche la pazienza da parte degli atleti. In Cina è stata fatta una cosa stile NBA, con compresi nella bolla anche tre stadi da 70mila posti. In Italia mancano anche le strutture adeguate, e ripeto: si potrebbe fare solamente in Serie A. Ma il campionato e le condizioni socio-politiche sono troppo diversi: atteniamoci a quello che possiamo fare, stare attenti e seguire con ratio senza estremizzazioni, né da una parte né dall'altro. Sento da una parte il Ministro dire che il campionato finirà, e il Sottosegretario alla Salute che invece dice no. Serve uniformità anche al Governo".

Non tutti sono convinti del contagio zero in Cina. "A parte il fatto che io chiaramente non posso saperlo ufficialmente, ma dicono di essere a zero da più di un mese. Posso dirvi cosa vedo, la realtà quotidiana: qua la vita è diventata normale, al di là delle bolle del calcio. Non ci sono problemi, certo, la mascherina però la portano tutti, anche fuori: è diventata una forma mentis. E poi, non essendoci stranieri arrivati da fuori, non è difficile che i contagi non esistano. La situazione per me è come la descrivono".

Quali sono le criticità e difficoltà maggiori per i club di Serie A? "Sono tantissime. Da presidente dei medici italiani ne sono a conoscenza, e distinguiamo subito la A da B e C. In Serie A ci sono più possibilità di gestire meglio, qualora i protocolli fossero chiari. Il medico sociale non deve far altro che far rispettare le regole che ci sono: positivo in quarantena, gli altri in ritiro ed isolamento fiduciario. Su Serie B e C sappiamo che esistono problematiche economico-logistiche: gli stessi tamponi che aumentano, da farli ogni 72 a ogni 48 ore portano spese che questi club non riescono a sopportare. Non dobbiamo mai accomunarle queste tre realtà, sono tutte diverse: sono mesi e mesi che lo dico, tra polemiche e minacce di dimissioni che ho portato avanti anche con Federcalcio e Governo, per far capire loro che le realtà più piccole devono essere tutelate con protocolli intelligenti ed elastici, che possano essere rispettati da tutti. Altrimenti non si arriva a fine campionato".

L'U21 sarà sostituita dall'U20 che ha chiesto di portare Cutrone, Ricci, Sottil e Tonali, tutti quanti già in passato positivi al Covid. Esiste l'immunità? "Da un punto di vista scientifico non abbiamo nessuna certezza che una persona già contagiata abbia un'immunità. Dipende dalla carica anticorpale che il soggetto è riuscito ad avere: se ha tantissimi anticorpi, questa pseudo-immunità diventerà più lunga, altrimenti meno. Sicuramente questi quattro si aggregheranno all'U20 dopo aver fatto sia sierologico che tampone: sia per vedere se hanno avuto, sia per capire se hanno ancora. Dipende dalla carica virale".

Come va al Guangzhou? "In Cina è considerato tra i migliori, ha una squadra di livello. L'anno scorso abbiamo vinto il campionato, il primo girone l'abbiamo vinto con 11 punti sulla seconda, ma ci sono altre squadre molto forti, tipo lo Shanghai SIPG. Ma sicuramente è tra le squadre più forti in Asia".


Enrico Castellacci intervistato da Francesco Benvenuti, Raimondo De Magistris e Niccolò Ceccarini