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Bucchioni sicuro: "Napoli anche da secondo posto, può fare 30 punti ora"

Bucchioni sicuro: "Napoli anche da secondo posto, può fare 30 punti ora"
Oggi alle 19:00Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Enzo Bucchioni, giornalista ed editorialista di Tmw, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video. Si parte da Osimhen e dal suo super stipendio al Galatasaray. "Il campionato turco lasciamolo un po’ da parte, perché è molto particolare: lì ci sono parametri economici che non tornano. Non hanno la stessa tassazione e quindi è un contesto molto diverso. Non ti posso dire che sia un posto dove si fa grande calcio: forse è anche una bolla, lo capiremo strada facendo. Quello che sta succedendo davvero è in Premier League. Lì cosa hanno fatto? Hanno grandi stadi, moderni, e soprattutto hanno dato vita a un’idea di calcio moderno e dinamico. Questo ha reso più facile vendere i diritti televisivi, perché vendono un prodotto con grande appeal. È un calcio intenso, squadre che si affrontano a viso aperto con l’idea prima di segnare e non prima di non prenderle, arroccandosi in difesa con ostruzionismo e tatticismi. Il nostro calcio è nato così. Gianni Brera diceva che eravamo poveri, “polentoni”: avevamo fibre muscolari più lente, mentre gli altri mangiavano carne ed erano più forti. Allora noi dovevamo difenderci e ripartire in contropiede. Ma oggi le cose sono cambiate: la carne la mangiamo anche noi, siamo nel G7, non abbiamo più bisogno di quelle strategie. Però non l’abbiamo capito. In Inghilterra, proponendo quel tipo di calcio, incassano più di 5 miliardi di euro dai diritti televisivi. In Italia si fatica ad arrivare a uno, e se dovessero rinegoziarli adesso con i broadcaster forse non arriverebbero nemmeno a quella cifra. Con incassi quattro o cinque volte superiori puoi pagare stipendi più alti, avere rose più ampie: il Chelsea ha quasi quaranta giocatori sotto contratto. Questo è il risultato di un processo lungo anni, mentre noi siamo rimasti a guardare. Intanto anche Spagna, Germania e Francia stanno crescendo e stanno diventando campionati con più appeal del nostro."

In questo senso, come si può risollevare il calcio italiano?
"Tutto parte dall’idea di calcio. Se già l’idea è sbagliata, diventa difficile vendere il prodotto. Pensa a partite che dovrebbero avere grande appeal, come certe semifinali o big match: spesso sono partite che fanno addormentare la gente. E allora perché dovrei comprare un prodotto che mi fa addormentare? Una volta non dovevi vendere il prodotto: lo stadio era pieno e basta. Oggi invece il calcio vive di diritti televisivi e la televisione ha cambiato tutto. Devi proporre uno spettacolo avvincente, divertente, emotivamente coinvolgente, anche dal punto di vista atletico. Tutto parte da una filosofia di gioco: invece di pensare prima a non prenderle, bisogna pensare a imporre il proprio gioco. Poi arriva anche la qualità dei giocatori. In Inghilterra vedi partite anche tra squadre di medio livello ma con giocatori tecnicamente più bravi dei nostri. Se controlli la palla bene e giochi a ritmi rapidi, lo spettacolo viene da sé. Io leggevo, ad esempio, analisi sul derby in cui si parlava di “possesso perimetrale”: in pratica significa che le squadre giocavano sempre in orizzontale, senza verticalizzare mai. È un calcio che non entusiasma."

Secondo te il Napoli ha la possibilità di fare 10 vittorie su 10 nel finale di stagione?
"Deve provarci, perché il secondo posto è ancora alla portata e l’obiettivo Champions è fondamentale. Ora recuperi alcuni giocatori come Anguissa e De Bruyne, e anche McTominay non dovrebbe restare fuori ancora a lungo. Quando recuperi soluzioni dalla panchina, quando puoi cambiare la partita con un cambio, la squadra cresce. Il Napoli può dire la sua in questa volata finale. Resta il rammarico: con questi giocatori, se li avessi avuti tutti dall’inizio, forse il discorso scudetto sarebbe stato diverso. Con tutti gli infortuni che ci sono stati — più di trenta — bisogna comunque dire bravo ad Antonio Conte, perché ha saputo cambiare modulo e adattare la squadra. Non tutti gli allenatori ci riescono."

Conte è d’accordo con questa analisi oppure chiederà un altro grande mercato?
"La mentalità di Conte è quella di alzare sempre l'asticella. Lo ha fatto da calciatore e da allenatore. Quindi chiederà sicuramente degli aggiustamenti: questa squadra ha ancora qualche difetto da limare. Detto questo, bisogna anche chiarire la questione degli infortuni. Non dico che sia colpa di Conte, ma quando hai così tanti problemi muscolari qualcosa va analizzato: preparazione, recuperi, gestione dei carichi. Qualche anomalia c’è stata e andrà capita. L’importante è che ci sia chiarezza e che tutti — allenatore e società — traggano una lezione per la prossima stagione."