Calamai a sorpresa: "ADL propone Malagò? Io so di un altro nome..."
Luca Calamai, giornalista, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Qual è la tua opinione su quello che succederà dopo questa eliminazione e sulle conseguenze per il calcio italiano?
"No, a me viene da ridere perché mi verrebbero a piangere, però mi viene da ridere perché guarda, spero di essere un cattivo profeta, ma succederà quello che succede tutte le volte. Ora per 3-4 giorni disastro, progetti, facciamo, disfacciamo e poi non succederà niente. Come sempre non succederà niente e questo è disastroso perché guarda, io non so com'è percepita la nazionale a Napoli, io ti racconto un po' com'è percepita a Firenze, non c'è un grandissimo feeling con la nazionale e da tempo, per cui non c'è un disastro sportivo, non viene percepito, ma credetemi, non andare al mondiale per l'Italia indebolisce tutti, è una sconfitta per tutti, perché arriverà uno sponsor in meno, ci sarà un ragazzo che seguirà meno il calcio, ci sarà un'attenzione minore da parte di tutti, è una sconfitta, perdiamo tutti, abbiamo perso tutti ieri e quindi avremmo il diritto di pretendere un progetto ambizioso, chiaro, nuovo, coraggioso, ma sembra normale che il presidente di questi disastri dica no, io penso di restare? Si doveva essere dimesso nel preciso momento in cui la palla è entrata in rete del rigore e siamo andati fuori."
Cosa pensi delle dichiarazioni del presidente dopo la partita e della gestione della federazione?
"Ma tra l'altro, poi dopo ascolteremo proprio Gravina in conferenza, le prime parole: complimenti ai ragazzi, è un peccato che tutti non abbiano visto l'impegno in questi giorni, il lavoro, ma per carità sono professionisti, sono pagati per impegnarsi, ma come si fa a dire complimenti ai ragazzi per il terzo mondiale mancato per l'Italia? Come si fa a dire per me di restare? Ma che titolo hai in questo momento? Perché non te ne devi andare? Ma se ne può andare un presidente che se domani ci fosse l'elezione federale vincerebbe con il 98% dei voti? Ma quel 98% dei voti è figlio di un presidente che non decide, che è consegnato a tutti, perché se sei il presidente di tutti vuol dire che hai dato tutto a tutti, giusto? È banale questo. Deciderà il Consiglio federale e cercando il 98% dei voti vuol dire che alle società di Serie A hai dato tutto quello che loro volevano, che alle società di Serie B hai dato tutto quello che volevano, alle componenti hai dato tutto quello che volevano, non decidi e ti consegni a tutti e questo non può andare avanti."
Quali sono le possibili alternative alla guida della federazione?
"Però ti dico un'altra cosa, se succedesse qualcosa il posto lo prende Abete, io non so quanti anni ha Abete, non ho un problema d'età, ma capisci che l'alternativa è uno più vecchio di quello che c'è. Te la faccio io un'alternativa, anche perché c'è un progetto De Laurentiis che ha proposto il nome di Malagò. Ma Malagò è troppo furbo e poi, come vedi, è molto parato, ma ti garantisco che quello che so io l'alternativa è Abete, perché l'unico dirigente nuovo del calcio italiano è un collega, Matteo Marani, che ha fatto anche delle cose importanti in un mondo complesso come la Serie C, quindi dovrebbe essere naturale un uomo che ha esperienza, comunicazione, no, invece si resta ancorati allo stesso giro di poteri. Abete del '50, Gravina del '53, stiamo girando sempre lì."
Perché l’Italia, nonostante fosse più forte, non è riuscita a battere la Bosnia?
"Sì, le spiego un po' la mia linea, cioè come ha detto Fabio non ho la soluzione ma so sicuramente che la soluzione non è questa, cioè continuare con chi c'è adesso. Per me è anche un fallimento tecnico, si può parlare dei bambini che non giocano più per strada, tutti questi discorsi secondo me anche un po' retorici, ma per andare al mondiale e battere Irlanda del Nord e Bosnia secondo me non c'è bisogno di avere i Totti e i Baggio e i campionissimi che non trova più l'Italia. Secondo me il problema è che non c'era neanche un'idea tecnica, un piano tattico, non c'era nulla, c'era solo l'orgoglio, il cuore, il veleno, i soliti discorsi che si sono fatti anche dopo l'eliminazione. Il problema tecnico e progettuale si lega al fatto che chi ricopre quelle posizioni di potere ci arriva proprio perché non si dà spazio ai giovani, non si dà spazio a chi merita, ma a chi è stato un ex calciatore, come Gattuso, che nei patentini ha un punteggio più alto solo perché è stato un ex calciatore, anche se magari non sa allenare."
Qual è il problema strutturale del calcio italiano secondo te?
"L'errore che non dobbiamo commettere è di focalizzare il tutto nei 120 minuti di ieri, il discorso sarebbe stato perfettamente uguale anche se avessimo passato ai rigori, perché il problema non è quella partita. Questo è un sistema che è andato fuori dai mondiali contro Svizzera, Macedonia e Bosnia, non è una partita. Il problema è che noi siamo così da 12 anni e in 12 anni non è cambiato niente, perché abbiamo tradito la nostra indole che è la ricerca del talento. Il problema è grande, è su più fasce, perché se ci fosse un solo problema sarebbe facile risolverlo. Un Presidente che ha il 98% dei voti può dire alla Serie A: ora si fa una partita in meno perché abbiamo bisogno di dedicare 15 giorni alla nazionale, ma non lo fa. Non siamo stati in grado di far fare uno stage a questa squadra, quindi le società di Serie A ti impongono le cose e tu, talmente debole perché hai preso i tuoi voti, le accetti."
Come funzionano oggi i settori giovanili e perché non producono più talento?
"Voi avete mai visto come vengono selezionati i giocatori nei settori giovanili? Devono essere tutti alti in un certo modo, devono correre a una certa velocità, il piccolo viene bocciato perché è troppo piccolo e in Serie A non regge, poi se lo trovi altrove lo devi pagare 20 o 30 milioni perché è già un giocatore. Oggi vai in una scuola calcio e a 7 anni li fanno giocare a zona. Non c'è spazio per il talento. Ieri la Bosnia ha presentato due esterni che hanno giocato una partita incredibile e io mi domandavo perché in Italia non c'è un solo calciatore con questo talento e questa qualità, oppure c'è ma è nascosto, non lo conosciamo perché in Serie A a 20 anni non gioca."
Quali altri problemi impediscono la crescita della nazionale?
"Il grande calcio di Serie A impedisce di lavorare sulla nazionale, i settori giovanili non costruiscono più talenti perché il talento viene certificato dalla condizione fisica, non c'è nessuna volontà di difendere il patrimonio tecnico italiano. Quando il Lecce vince il campionato Primavera con tutti stranieri, c'è da festeggiare, ma in realtà è un problema. In Serie A non posso mettere vincoli per la libera circolazione, ma in Primavera sì. Abbiamo fatto le seconde squadre in Serie C per far giocare i nostri giovani e poi sono pieni di stranieri. È una situazione incredibile."
Che tipo di soluzione servirebbe per ripartire?
"Io vi ho indicato 3-4 cose, ma non c'è un solo problema: servirebbe un piano strutturale complessivo dentro il quale ripartire, perché lo ripeto, il problema non è che abbiamo perso con la Bosnia, è che contro squadre come Norvegia sembriamo inferiori. Anche la Bosnia ieri aveva 3-4 calciatori che come individualità erano incredibili, non campioni assoluti, ma superiori nel contesto attuale dell'Italia. Oggi abbiamo tanti forti difensori, un portiere che è un fenomeno, ottimi centrocampisti, ma non abbiamo quelli che le partite te le fanno vincere. Quando devi vincere con Macedonia, Svezia, Bosnia, devi fare gol, creare, costruire. L'Italia ieri il pallone lo ha visto poco, perché era la Bosnia a giocare, costruire e poi vincer
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