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Fabbroni: "Napoli oggi non lo migliori senza colpi clamorosi. Terrei Lang"

Fabbroni: "Napoli oggi non lo migliori senza colpi clamorosi. Terrei Lang"
Oggi alle 09:30Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Mario Fabbroni, giornalista, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).

"Cosa è mancato nel secondo tempo in Champions? La sufficienza con cui il Napoli ha affrontato i danesi. I giocatori hanno valutato questa squadra come incapace di offendere o comunque controllabile facilmente con un palleggio lungo e ostinato. Un errore clamoroso. Questo però denota anche un problema mentale in alcuni elementi, non in tutti. Sarebbe facile dire “tutti”, ma non è così. McTominay, ad esempio, ha fatto capire di essere su un altro piano di pensiero: bisognava chiudere la partita segnando due o tre gol. Alcuni invece non hanno ancora la mentalità della grande squadra, quella che non ti lascia subire un episodio che rovina una partita di capitale importanza. È il salto di qualità che non si riesce ancora a fare in modo totale. Ed è la differenza tra i grandi club e quelli che vanno bene ma poi, nei momenti decisivi, si accontentano. E quando ti accontenti, si sa, funziona poco. Come diceva Ligabue: “chi si accontenta gode… così e così. Ci sono partite in cui devi dimostrare di essere il numero uno, o quantomeno di giocare da numero uno, e invece questo non accade. Il tifoso, il giornalista, il critico restano basiti: eri lì e non hai portato a termine la missione per un non nulla. Poi si aggiungono calciatori che in questo momento hanno un rendimento molto basso".

"Motivazione? Non credo sia solo fisica. La condizione conta, certo, ma c’è anche una questione mentale: chi sei, che squadra sei. Sei una grande squadra o una squadra che fa anche cose belle ma poi scivola proprio prima del traguardo? Questo lo devi dimostrare ora. Juventus e Chelsea sono due esami fondamentali".

"Copenaghen non era fondamentale? Esattamente. È questo il punto. Copenaghen era forse la partita più importante delle tre, perché quello che ti dava quella gara probabilmente non te lo darà il Chelsea. Juventus e Chelsea si preparano quasi da sole, come gli esami importanti all’università. Copenaghen era come l’idoneità: la sottovaluti, la prepari poco, e poi ti frega".

"È stato evidente che Gutiérrez a destra fosse in difficoltà: niente destro, sempre costretto a rientrare. Questo ha rallentato molte manovre. Era una possibilità, ma non ha funzionato. Se il risultato fosse stato positivo, nessuno avrebbe detto nulla. In quella posizione Gutiérrez è a disagio, ed è stato chiaro a tutti".

"Lang via? A certe condizioni mi sarei tenuto Lang, perché ha qualche numero in più. Probabilmente però ci sono state anche questioni caratteriali e di rapporto. Detto questo, il Napoli oggi è difficilmente migliorabile senza colpi davvero clamorosi. I nomi che circolano sono buoni prospetti, ma non hai la certezza che facciano il salto richiesto da un grande club. Lang non è partito bene, ma veniva da un campionato che gli permetteva più libertà. Il nostro campionato non è eccelso, ma è comunque più impegnativo. Basta guardare una partita di Premier o di alto livello europeo per capire la differenza di intensità e qualità tecnica".

"Juve? Ha un valore a prescindere. Ma oggi vale soprattutto come possibile eliminazione di una contender per la Champions. Ci sono cinque squadre per quattro posti. Devi toglierne una di mezzo per stare più tranquillo. Un risultato positivo a Torino ti aiuterebbe molto. Se invece fallisci e l’Inter continua a vincere contro le squadre non di vertice, allora il divario rischia di diventare una mezza sentenza. Recuperare su una squadra che inciampa poco è statisticamente difficilissimo".