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Futuro Conte, Lupo: "Dipenderà dagli investimenti di ADL. Lui ha mercato..."

Futuro Conte, Lupo: "Dipenderà dagli investimenti di ADL. Lui ha mercato..."
Oggi alle 10:20Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Fabio Lupo, direttore sportivo, ex dirigente del Torino, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video.

Quali sono le difficoltà e le problematiche che sono emerse con Lucca?
"È chiaro che facendo mercato e tante operazioni è normale che qualcuna possa non riuscire, indipendentemente dal valore del giocatore da un punto di vista tecnico. L’operazione Lucca ci poteva stare: probabilmente l’allenatore aveva chiesto un giocatore con una certa struttura fisica, pur avendone già qualcuno in rosa, ma evidentemente sentiva questa esigenza. Pensando anche alle necessarie rotazioni di una stagione complicata sotto l’aspetto degli impegni, si è ritenuto che quel tipo di giocatore potesse essere più utile rispetto allo stesso Simeone. Simeone, invece, dal canto suo ha avuto un impatto notevole al Torino: si è calato come se fosse un giocatore del Torino da anni. Probabilmente proprio l’aspetto caratteriale lo ha legato immediatamente all’ambiente e alle motivazioni storiche di quel club. Le operazioni di mercato, però, a volte sono dettate da aspetti imprevedibili nei risultati. Il valore del giocatore Lucca e l’investimento su di lui potevano starci, anche se poi l’operazione non si è rivelata positiva."

Ritrovare De Bruyne e Anguissa dopo tutti questi mesi è un po’ come avere dei nuovi acquisti?
"Io credo che sia linfa vitale per la squadra, perché l’importanza di questi giocatori non è solo durante la partita. Non è solo l’impatto tecnico e agonistico che portano, ma è proprio il livello di attenzione che inevitabilmente introducono durante gli allenamenti, nella quotidianità. Tutti sono più stimolati quando ci sono grandi giocatori: questo è fondamentale. Al di là dell’aspetto tecnico – sappiamo quello che ha fatto vedere De Bruyne – ciò che conta è anche ciò che portano in termini di attenzione e di innalzamento della soglia di concentrazione durante gli allenamenti. Questo è fondamentale nella preparazione di una stagione."

Si parla come Manna come futuro dirigente in Primavera, che tipo di reazione immagina da parte del ds se dovesse succedere una cosa del genere?
"Oggettivamente si tratterebbe di un declassamento, di un demansionamento. Lo dico pur essendo uno che ama il settore giovanile: personalmente sono innamorato del settore giovanile e lo farei a vita, perché è una cosa bellissima. Però per Manna, che nasce con un certo ruolo – se vogliamo anche un po’ nascosto – alla Juventus ha fatto un grande lavoro nella ricerca di talenti giovani, quindi sarebbe una funzione per certi aspetti utile al Napoli. Tuttavia, per un direttore sportivo che è arrivato nella squadra campione d’Italia e che l’anno dopo si ritrova direttore sportivo della Primavera, è oggettivamente un declassamento. Indurrebbe quantomeno a una riflessione. Anche perché negli ultimi anni il Napoli non ha investito tantissimo nel settore giovanile. Potrebbe essere diverso se il Napoli invertisse la rotta, decidendo di credere davvero nel settore giovanile e magari investire su questo progetto dicendo: ‘Ho stima di te e voglio che sia tu a realizzarlo’. In ogni caso resterebbe un declassamento. Poi la scelta sarebbe personale: potrebbe anche accettare, perché il Napoli resta un grandissimo club e l’ambiente è meraviglioso. Per rimanere legato a questo ambiente potrebbe anche decidere di accettare."

Quanto deve migliorare Manna anche sotto l’aspetto della personalità?
"Essere tra due personalità così forti non è semplice. Richiede altrettanta personalità e forza caratteriale per potersi imporre. Ma questo è un discorso generale: è una difficoltà che molti direttori sportivi stanno vivendo oggi. Spesso ci si ritrova schiacciati tra la forza dell’allenatore – che ormai ha grande peso nella costruzione della squadra – e quella del presidente, che spesso è contornato da uno staff personale. Io a volte la chiamo ‘la corte dei miracoli’. Ci sono quindi due forze molto importanti e il direttore sportivo si trova in mezzo. Una volta era lui a dirigere le operazioni, oggi invece nelle grandi realtà si trova spesso schiacciato tra queste due dimensioni. Non è un problema solo del Napoli. Nel caso specifico è ancora più complesso perché Conte porta con sé anche una figura che gestisce lo spogliatoio, come Oriali, e quindi viene meno anche un’altra delle funzioni tipiche del direttore sportivo. In questi casi bisogna essere molto abili a ritagliarsi uno spazio di competenza specifico, come sta cercando di fare Manna grazie alla sua conoscenza del calcio internazionale e al lavoro fatto negli anni precedenti. Però due personalità così sono inevitabilmente difficili da gestire."

Immagina Conte ancora al Napoli il prossimo anno?
"Io credo che l’anno scorso la chiave di tutto sia stata la chiacchierata tra Antonio Conte e De Laurentiis, nella quale – a mio giudizio – il presidente ha garantito un certo tipo di mercato. Dal punto di vista economico, infatti, il Napoli ha fatto un mercato importante, al di là dei risultati e delle imprevedibilità che ci possono essere nelle operazioni. Quest’anno invece si arriva da una stagione deludente e bisogna fare riflessioni più approfondite. Bisognerà capire se De Laurentiis vorrà di nuovo investire molto sul mercato oppure se farà valutazioni diverse alla luce di quanto accaduto. Dall’altra parte c’è anche Conte, che potrebbe avere la voglia di dimostrare qualcosa altrove. Napoli, con tutto il suo fascino, resta comunque una piazza per certi aspetti complicata. Dopo una stagione negativa, il desiderio di andare via potrebbe anche esserci. E sicuramente Conte è un allenatore a cui non mancano le richieste."