Paolillo: "Conte il miglior allenatore italiano! Mi sarebbe piaciuto lavorare con ADL"
Ernesto Paolillo, ex dirigente dell'Inter, è intervenuto nel corso de Il Bar di Tuttonapoli, trasmissione sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (qui per Iphone o qui per Android).
"Ci sarà molta pressione, domenica, è vero. Anche se davanti c’è ancora tutto il girone di ritorno, i punti adesso cominciano a pesare davvero tanto. Finora tutte le squadre, a partire dall’Inter, hanno perso punti importanti in partite che sulla carta sembravano favorevoli. Guardiamo anche il Milan o l’Inter a inizio campionato. Ora però ogni punto pesa. Sono convinto che assisteremo a una partita molto combattuta e anche bella. Sarà un match tutto da seguire.
Non nascondo di avere una grandissima stima per Conte, lo considero il miglior allenatore italiano. Ne sono convinto. Per quanto riguarda Chivu, ho una stima enorme anche per lui. L’ho conosciuto come giocatore, ne ho visto l’applicazione in campo e in allenamento. È riuscito a emergere nella stessa società in cui aveva dato il massimo da calciatore, facendo tutta la trafila nel settore giovanile. Questo dimostra che le qualità le ha. Spesso nel calcio bisogna andare lontano per emergere, invece lui ce l’ha fatta restando. È chiaro che l’esperienza di Conte è maggiore, ma Chivu impara molto velocemente. Sarà una bella sfida anche in panchina.
Idea Fair Play Finanziario? È cambiata un po’ e non mi sta bene. L’idea nacque perché, sommando i debiti di tutte le squadre che partecipavano alle competizioni europee, il rischio di un crack sistemico era altissimo. Si spendeva troppo, era l’epoca dei presidenti mecenati, e i tracolli erano dietro l’angolo. Basta ricordare casi come Bologna o Parma. Presidenti che, per passione, si sono rovinati e hanno rovinato anche i club. Era una situazione diffusa in tutta Europa e bisognava intervenire. Si partì dall’obbligo di saldare i debiti tra club per poter partecipare alle competizioni. Fu una sorta di pulizia etica. Poi si decise di sterilizzare le spese per gli stadi e di legare gli investimenti ai ricavi reali del club. È una regola giusta per qualsiasi azienda o famiglia: non si può spendere più di quanto si guadagna. Il problema è che in Italia non si è lavorato abbastanza sui ricavi. Non si sono costruiti stadi, che sono la vera base per aumentare gli introiti, né si è sviluppata una mentalità moderna legata ai vivai e al contesto che ruota attorno al calcio, come hanno fatto Spagna, Inghilterra e in parte la Germania. Noi abbiamo dormito e continuiamo a dormire. Le conseguenze si vedono, anche a livello di Nazionale.
Lavorare con De Laurentiis mi sarebbe piaciuto? Assolutamente sì. È una persona che stimo moltissimo. In Lega ci siamo spesso confrontati anche in modo acceso, ma è un imprenditore estremamente valido. Io ho avuto la fortuna di lavorare con un altro grande imprenditore come Moratti e quella soddisfazione l’ho vissuta pienamente".
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