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Tirelli, mental coach: "Buongiorno non al top, ecco cosa sta pagando"

Tirelli, mental coach: "Buongiorno non al top, ecco cosa sta pagando"TuttoNapoli.net
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Ieri alle 11:00Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Stefano Tirelli, mental coach, è intervenuto nel corso de Il Bar di Tuttonapoli, trasmissione sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (qui per Iphone o qui per Android): "

"Quello di ieri è stato un approccio non positivo. È mancata aggressività e attitudine mentale fin dall’inizio. Al contrario, l’Inter – che resta una diretta concorrente per le prime posizioni – ha mostrato subito questo atteggiamento a Parma. L’approccio iniziale è una delle fasi più determinanti perché lascia un’impronta immediata: chi parte con aggressività trasmette un segnale forte, e chi lo subisce ne resta condizionato. Guardando però anche al bicchiere mezzo pieno, va sottolineata la reazione del Napoli, capace di recuperare due gol in una partita caratterizzata da episodi particolari e difficili da decifrare. Il bonus di ieri, se così possiamo chiamarlo, è stata la reazione del secondo tempo: volontà, grinta e determinazione".

Quanto incide tutto questo sulla mente dei giocatori?

"Incide, eccome. È vero che l’unione fa la forza, ma è anche vero che la mancanza numerica di giocatori porta a un sovraccarico di responsabilità e di lavoro per chi resta. A questo si aggiunge il susseguirsi incessante delle partite: le energie mentali possono subire un calo. Quando l’organico è completo, anche lo sforzo mentale è distribuito in modo più omogeneo; quando mancano molti calciatori, chi gioca sempre deve compensare anche sul piano psicologico".

Cosa succede a Buongiorno?

"Non vivendo il quotidiano non posso entrare nello specifico, ma per esperienza con altri difensori posso dire che, quando un giocatore percepisce di non rendere per più partite consecutive, si crea una sorta di vortice mentale. Qui entra in gioco una figura fondamentale come Antonio Conte, che considero un allenatore-motivatore straordinario. Ho grande fiducia nella sua capacità di recuperare giocatori di talento come Buongiorno. Serve pazienza: la riattivazione mentale richiede tempo, proprio come un muscolo dopo un infortunio. Il cervello va allenato e riacceso gradualmente, e sono convinto che Conte riuscirà in questo percorso".

Per gli arbitri quanto è difficile gestire tutta questa pressione? Esiste davvero la cosiddetta sudditanza psicologica?

"Il contesto italiano è particolare, ma non il peggiore. Il VAR è una tecnologia relativamente nuova e necessita ancora di aggiustamenti, soprattutto in termini di omogeneità di applicazione. In un Paese passionale come il nostro, tutto viene amplificato. Il ruolo dell’arbitro oggi è complesso: pressione mediatica, allenatori, presidenti, tifosi. Siamo in una fase di transizione e servirà tempo per raggiungere maggiore uniformità di giudizio tra arbitri e VAR".

Quanto è vera la frase “Conte ti entra nella testa”? E ti piacerebbe lavorare con lui un giorno?

"Conte è un allenatore fortissimo, non solo tatticamente ma soprattutto come motivatore. Ha un fuoco interiore costante, che trasmette ai giocatori.
In Premier League, al Chelsea, fu molto amato anche perché il contesto mediatico era meno pressante. In Italia, invece, ogni suo atteggiamento viene amplificato. Sì, lavorare con lui sarebbe un’esperienza straordinaria".

Ultima domanda: quanto incide davvero il “cambio di realtà”, ad esempio passare da Torino o Udinese a Napoli?

"Dipende molto dal profilo mentale del calciatore. Esistono persone con grande intelligenza razionale ma con un quoziente emotivo più fragile.
Napoli è una città speciale, intensa, passionale, e questo può mettere in difficoltà chi è meno preparato emotivamente. Il Napoli oggi è una realtà internazionale, con aspettative altissime. Alcuni giocatori possono aver bisogno di un periodo di adattamento, soprattutto nel primo anno. È normale. Poi, con il tempo, tutto può stabilizzarsi".