La storia siete voi: "Pal 'e fierro" Bruscolotti

Record di presenze in azzurro. Un'istituzione del calcio. Napoli non può far altro che ringraziare e togliersi il cappello dinnanzi a Beppe Bruscolotti
24.10.2012 21:00 di Leonardo Ciccarelli  articolo letto 16978 volte
© foto di Peppino Landolfo
 La storia siete voi:  "Pal 'e fierro" Bruscolotti

6 Aprile 1977, in un San Paolo festante è di scena Napoli-Anderlecht, semifinale di Coppa delle Coppe. Finirà 1-0 per i partenopei anche se una sfortunata gara di ritorno estrometterà gli azzurri dalla finale europea ma il gol che da quel barlume di speranza alla squadra del Petisso Pesaola rimarrà a lungo nel cuore dei napoletani: punizione di Antonio Juliano che col suo terzo occhio vede Bruscolotti che si smarca sulla destra. La palla è proprio per lui, precisa. Bruscolotti entra in aria di rigore e tira una fucilata all'incrocio dei pali che quasi rompe la rete, come un nostrano Mark Lenders.
Della punta co-protagonista di Holly e Benji il nostro Bruscolotti ha molto in comune, tutti i pregi della punta più che altro: forza fisica, tenacia, equilibrio. Grazie a queste doti i tifosi lo soprannominarono presto Pal 'e fierro perché era incredibilmente Forte. Nel senso più letterario del termine e con la lettera maiuscola perché non aveva questo fisico mostruoso, è poco più di 1.80, ma era quasi impossibile da superare e negli scontri corpo a corpo ha avuto la peggio in pochissime occasioni pur affrontando avversari fisicamente e tecnicamente più dotati visto che sotto i suoi colpi sono caduti personaggi del calibro di Riva, Graziani, Mazzola, Rivera, Platini o Pulici.
Non è un napoletano verace, è nato a Sassano in provincia di Salerno, ma lo è diventato, è diventato una delle più grandi e belle bandiere che questa squadra abbia mai avuto l'onore di sfoggiare perché dall'alto delle sue 511 presenze, record, e dei suoi 16 anni in maglia azzurra, ha visto di tutto e di più.
Giunge al Napoli nel 1972, a 21 anni dopo due stagioni incredibili al Sorrento in C e in B.
Il suo primo anno da professionista è ancora negli annali: il Sorrento vinse il campionato, fu promosso in Serie B, grazie ad un altro ex Napoli, Vitali che fondò tutta la sua filosofia sulla difesa: 12 goal subiti in tutta la stagione e il portiere Gridelli che alzò l'asticella dell'imbattibilità a 1531 minuti, più di 17 partite senza subire goal.
L'occhio lungo di Corrado Ferlaino si innamorò di quello che sarebbe diventato il futuro capitano del Napoli e fece di tutto per comprarlo, così il 24 Settembre 1972 il giovane Beppe Bruscolotti esordì in Napoli-Ternana, 1-0 per gli azzurri. Non se ne andrà fino al 1988.
Gli anni contrassegnati dalla presenza di Bruscolotti furono dolci e amari per i tifosi azzurri che vedevano la squadra avere un andamento troppo altalenante fino a che un giovanotto riccioluto argentino non venne acquistato dal Barcellona e, per dirla alla LeBron James, portasse "I propri talenti" all'ombra del Vesuvio e che nonostante la presenza di Pal 'e fierro divenne il capitano della compagine di Ferlaino. Perché? A rispondere fu proprio il suo amico Bruscolotti che parlò di un incontro tra lui e D10 in cui Bruscolotti proferì queste profetiche parole: "Sei tu il capitano ma devi mantenere la promessa: Napoli aspetta lo scudetto!".
Così fu, inutile ricordarlo anche se io faccio parte di quel foltissimo gruppo di persone a cui fu dedicato lo striscione "E c've sit persz" che comparve al cimitero di Napoli subito dopo quelle fantastiche "notti magiche".
Nel momento di massima felicità, quando tutti festeggiavano dopo l' 1-1 contro la Fiorentina marcato Carnevale, Diego non dimenticò il suo amico e di fronte a tutta Italia, di fronte alle telecamere di tutto il mondo abbracciò Bruscolotti dicendo "Io porto la fascia da capitano ma il capitano del Napoli resterà sempre lui: Beppe Bruscolotti".
Il nativo di Sassano aveva ormai 36 anni e dopo più di 3 lustri non immaginava certo di giocare col calciatore più forte di tutti i tempi, che gli regalò l'emozione più grande e gli diede la sua più sincera amicizia. Per comprendere cosa fosse realmente Bruscolotti per lo spogliatoio di Bianchi e per Maradona basta pensare che lui era uno dei pochi uomini, al mondo forse, che potevano permettersi di dire qualsiasi cosa a Maradona riguardo il suo comportamento senza subire conseguenze. Bruscolotti era un'istituzione assoluta per la S.S.C. Napoli targata Corrado Ferlaino. Unica nota negativa in carriera è la nazionale visto che non vi ha mai trovato spazio nonostante le tre convocazioni complice il fatto che si trovasse sempre in competizione con colleghi obiettivamente più forti di lui anche se un calciatore come Bruscolotti avrebbe dato prestigio alla storia della nazionale italiana.
Dopo il suo ritiro decise che non avrebbe intrapreso strade da allenatore o da dirigente, il suo temperamento sanguigno e taciturno lo convinsero ad abbandonare i riflettori salvo concedersi alle telecamere come commentatore ma volle ridare qualcosa ai ragazzi meno fortunati di Napoli e Provincia e così, col suo amico Maradona, fondò la "Scuola calcio Maradona-Bruscolotti", in seguito diventata di proprietà esclusiva del difensore che ha ridato la vita a tanti ragazzini disagiati togliendoli dalla strada.
Ha aperto anche un punto scommesse a Fuorigrotta e perseguito in un'altra delle sue passioni: la cucina, instillatagli dalla moglie Mary, aprendo uno splendido ristorante a Posillipo che porta il nome di uno dei più bei giorni che Napoli ricordi: 10 Maggio '87.
Per far capire chi realmente fosse Beppe Bruscolotti alle generazioni più giovani potremmo dire che era un Thuram meno di classe ma con più tenacia. Un giocatore in grado di giocare indipendentemente come terzino destro e come difensore centrale tant'è che prese Ciro Ferrara sotto la sua ala protettrice e a sua volta fu eletto a mito dall'attuale allenatore della Sampdoria.
Per far capire cosa realmente fosse Beppe Bruscolotti alle generazioni più giovani non posso far altro che raccontare un episodio: nel 1982 ebbe un'epatite virale. Il Napoli andò malissimo in quell'annata e Pesaola sapeva che poteva puntare solo su Bruscolotti se voleva rimediare alla situazione penosa così gli chiese di giocare dieci minuti nella delicata trasferta genovese in casa Sampdoria pur non essendo completamente guarito, anzi. Bruscolotti giocò 70 minuti alla grande e quando uscì rassicurò anche Pesaola dicendo di non preoccuparsi, che stava bene, perché lui era un gladiatore.
Questo è Beppe Bruscolotti: uomo e calciatore d'altri tempi. Troppo impegnato in allenamenti e partite, troppo impegnato a dare tutto per i propri compagni per farsi distrarre da vagonate di soldi, stacchetti televisivi e veline ante litteram.
Ci servirebbe un nuovo Pal 'e fierr, nel frattempo non possiamo far altro che andare a cercare quei vecchi filmati che lo ritraggono perché, come sempre: Chi ama non dimentica! Grazie Beppe!