FOCUS - Dall'uscita difensiva alla densità in area: il Barça ha chiarito tutti i punti deboli a Gattuso-Giuntoli

La sfida al Barcellona, ovvero una squadra che anche in una stagione non felice resta tra le 3-4 favorite alla vittoria, può fornire indicazioni preziose
10.08.2020 11:05 di Antonio Gaito Twitter:    Vedi letture
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FOCUS - Dall'uscita difensiva alla densità in area: il Barça ha chiarito tutti i punti deboli a Gattuso-Giuntoli

di Antonio Gaito - Il Napoli saluta la Champions, non senza qualche rammarico nell'ambito dei 180' minuti, ma con la consapevolezza di aver ceduto il passo ad una squadra imbattuta in casa in Champions da 7 anni e che ha portato a 36 le gare interne senza ko (record nella competizione). Non è il caso di fare processi, tantomeno di bersagliare Gattuso che ha rimesso in sesto la squadra in campo e fuori, come pure qualcuno sta facendo nella sempre surreale realtà delle emittenti locali. La sfida al Barcellona, ovvero una squadra che anche in una stagione non felicissima resta tra le 3-4 favorite alla vittoria finale, può fornire indicazioni preziose a poco più di un mese dall'inizio della prossima stagione: solo gli alieni mettono a nudo davvero tutti i punti deboli e forse persino quelli che in Italia non hai mai visto. Proviamo ad analizzarli per capire come Gattuso sul campo, e la società attraverso il mercato, possono intervenire per migliorare una squadra che ha comunque ottime basi per la Serie A ed ha chiuso con 38 punti nel girone di ritorno.

PUNTA FISICA E PROFONDITA' - In questo senso il Napoli è già intervenuto, acquistando Osimhen che combina fisicità e strappi in profondità. Una punta completa, al di là di un periodo d'ambientamento e di crescita che è fisiologico per tutti, che assicura sia la soluzione del cross (che ieri avrebbe fatto comodo, come sottolineato con amarezza da Gattuso nel post-partita) ma soprattutto l'attacco alla profondità anche con lanci da dietro la metà campo a punire la linea alta del Barça (quanti gol avete visto di Osimhen, anche da Youtube, solo contro il portiere con progressioni di 30 metri dietro la difesa?). Invece i catalani hanno potuto tenere il possesso con serenità, alzando la linea e soffocando il Napoli, senza mai rischiare nulla considerando che tutto il tridente ha strappi solo nel breve e non sul lungo a campo aperto (e Lozano e Politano sono entrati solo quando il Barça era più basso a protezione).

DENSITA' IN AREA - Ovviamente Osimhen, ed anche acquistando un altro esterno destro con gol nei piedi, non bastano per risolvere il problema del gol (settimo attacco della Serie A nonostante sia secondo per tiri, occasioni create e passaggi nella metà campo offensiva per i dati della Lega). L'area vuota è un problema del Napoli da anni (capitava persino in tante partite con Sarri, pure nell'anno dei record e nonostante Hamsik, un top player degli inserimenti). Del resto, basta conoscere anche solo le basi teoriche per indicare la densità in area di rigore come il principale punto debole del 4-3-3 e per provare almeno a nasconderlo servono diversi correttivi.

1) INSERIMENTI MEZZALI - Sono mancati quest'anno, nonostante le enormi qualità di Zielinski e Fabian. Il primo s'è completato nel posizionamento, nel palleggio, ma sta mancando il salto di qualità al limite dell'area al tiro e nell'inserimento. Forse per timidezza, vedendo invece un '99 come Elmas che tenta sempre la giocata con personalità e meriterebbe maggiore spazio. Fabian ionvece spesso è costretto ad arretrare, come ieri, per fare gioco quando ad esempio (persino) il Barcellona sacrifica Griezmann tutta la partita su Demme e poi su Lobotka. Lo spagnolo è costretto a giocare da secondo play per sbloccare la manovra, ma si allontana così dal limite dell'area dove deve andare al tiro o combinare con punta ed esterni.

2) ESTERNI VICINO ALLA PUNTA - Altro aspetto che complica ulteriormente la vita della punta nel 4-3-3. Nei match più complessi Insigne si allarga per creare gioco, attivare la catena e lanciare Mario Rui: spesso con qualità e continuità, ma deve essere il capitano il vertice alto delle continue triangolazioni, avvicinandosi così alla punta e alla porta, e non il terzino lanciato. Punto debole come produzione offensiva è stato Callejon, in calo da due anni ma che ieri ha salutato: già con Politano c'è stato un miglioramento per velocità, tiro e dribbling, la soluzione dentro al campo o sul fondo, coinvolgendo anche il terzino, ma qualcos'altro arriverà dal mercato (non sarebbe male la soluzione Boga, primo per media dribbling a partita in Italia e quinto in Europa, ma anche Under per le capacità nello stretto ed il tiro da fuori).

USCITA DAL BASSO - Il gioco di Gattuso si basa sulla costruzione dal basso, al punto da cambiare portiere per questo e tenere per ora fuori un fenomeno come Meret. Considerando che in big-match ed in Europa viene molto sollecitata e devi uscire dal basso e dalla pressione avversaria quasi ogni minuto, proviamo ad essere chiari: Manolas - difensore velocissimo nello scappare all'indietro sulla profondità e fortissimo sull'uomo - è il meno dotato tecnicamente e fa tanta fatica (incredibile la pallaccia all'indietro ad Ospina in pancia, col fiato sul collo di Suarez). Inoltre, gli avversari conoscendo le sue carenze orientano la pressione tutta su Koulibaly, bloccandolo e lasciando il pallone al greco che rallenta l'uscita, mette in difficoltà spesso i centrocampisti e tutta la manovra. Voluto dal tecnico precedente, Manolas è un investimento importante ed a questo punto potrebbe essere gestito in base agli avversari: è prezioso nell'arginare le ripartenze in quasi tutte le gare di Serie A con medio-piccole che non pressano ed aspettano per ripartire, ma nei big-match se si vuole costruire da dietro per 95 minuti è preferibile Maksimovic (con Koulibaly o chi lo sostituirà: Rrahmani ha buoni piedi, davvero straordinari quelli di Gabriel del Lille che il Napoli segue). 

COPPIA DIFENSIVA - Al di là dell'uscita difensiva e delle difficoltà di Koulibaly, la coppia con Manolas non sembra ben assortita per le grandissime sfide. Entrambi puntano tutto sull'anticipo - rompendo la linea - e la rapidità, scappando all'indietro per soffocare la profondità: ad un certo punto insieme hanno chiuso il tentativo di Suarez e si sono contesi il pallone pestandosi i piedi. Entrambi si completano meglio con Maksimovic, scappando alle sue spalle come capitava con Albiol che controlla posizione.

GIOCATORI A FINE CICLO - Per alcuni "forse è arrivato il momento di separarsi", per usare le parole di De Laurentiis su Koulibaly nell'ultima intervista. Anzi, noi siamo per togliere anche il forse. In un calcio dove le motivazioni e le ambizioni rappresentano tutto, il ciclo era concluso già l'anno scorso (o forse a Firenze?) e quest'estate sembra di vivere un lungo déjà-vu. La prova di Koulibaly va in questa direzione: inconsciamente si sente superiore, fuori contesto, spesso prova a risolvere i problemi da solo e finisce invece per combinare frittate a ripetizione. L'applicazione è anche questione di stimoli e se non arrivano neanche al Camp Nou si può solo monetizzare al massimo e reinvestire al meglio. Stesso discorso per Milik ed Allan, neanche subentrato, che per caratteristiche fisiche e di temperamento ha mostrato prima di tutti il crollo di rendimento. "Stanchezza mentale", l'ha definita Gattuso. Non avremmo potuto usare concetto migliore. Proprio ciò che ha portato alcuni a crollare alle prime sconfitte, una volta capito che l'obiettivo Scudetto era una chimera. Quello che potrebbe portare alcuni a non dare il massimo in un campionato eventualmente per tornare 'soltanto' in Champions.