Da 0 a 10: i 27 mln che salvano Allegri, la frase shock di Landucci e la spiegazione per cui ADL non ha fatto mercato
Zero a zero. C’è un momento, identificabile, in cui il Napoli ha pensato di portarsi a casa un pareggio, il male minore in questa valle di lacrime. E quel pensiero, perverso, si è annidato nel cervello e nelle gambe e di fatto ha portato ad un secondo tempo fatto del nulla cosmico, un attendere timido, quello tipico che precede le tragedie. Il nichilismo applicato al calcio, la negazione di ogni ambizione, la rinuncia preventiva alla possibilità di essere felici. Perché il nulla, quando lo inviti a sedersi al tuo tavolo, finisce sempre per mangiarsi tutto.
Uno l’occasione gigante che capita sui piedi di Noa Lang: alle stelle. L’olandese non sfrutta il rigore in movimento sul tacco di Anguissa, confermando tutte le difficoltà in fase di realizzazione dell’azione. Noa continua ad avere un rapporto complicato con la porta avversaria: la cerca, la desidera, la corteggia, ma quando arriva il momento di concludere sembra uno che al primo appuntamento si presenta con la madre.
Due gol meravigliosi della Juventus con le sassate di Alajbegovic e Boga. In una gara orrenda, con Spalletti che annaspa e Allegri peggio di lui, i bianconeri pescano due jolly che sbloccano una gara desolante, di una pochezza quasi tragica. Due lampi di bellezza in un deserto di idee, come trovare un quadro di Caravaggio appeso nel bagno di un autogrill.
Tre anni di contratto, con un costo azienda di 27 milioni, ed un punto interrogativo grande quanto una casa al giardino verticale: che farà De Laurentiis? Sin dove sarà disposto a sopportare, a tirare una corda già prossima a spezzarsi? Allegri è stata la scelta del patron, ne ha apprezzato l’aziendalismo e il suo tacere dinanzi ad un mercato inesistente, ma come crede di gestire questa emorragia? Ad oggi, lo ribadiamo, non ha nessuna intenzione di metterne in discussione la posizione. Come nel film cult l’Odio: “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: ‘Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene’. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio".
Quattro e mezzo all’arbitraggio orribile di Sozza, che si perde l’intervento killer di Koopmeiners su Anguissa ed almeno altri due gialli. Una gestione discutibile che rende, alla luce del metro utilizzato, ancor più discutibile il secondo giallo sventolato a Marianucci. Si ispira a Battisti e mette in scena "Il mio fischio libero’, liberissimo, svincolato da qualsiasi principio di coerenza. Un metro di giudizio così variabile che per comprenderlo servirebbe un meteorologo, più che un moviolista.
Cinque difensori scappano all’indietro e Landucci che dice ‘noi gli avevamo detto il contrario’. C’è del caos in questa dichiarazione, la biforcazione di intenti che porta a chiedersi quale sia la reale strategia della guida tecnica. Qual è la direzione? Come si pensa di raggiungerla? Quali sono i principi inculcati alla squadra? E soprattutto, se Landucci dice questo, vuol forse dire che i ragazzi non seguono le indicazioni date? Perché, oggettivamente, è dalla prima partita che la tendenza è stata sempre quella di scappare all’indietro.
Sei punti in meno del Frosinone, questo è un dato che spazza via tutte le attenuanti generiche. Non per sminuire il progetto meraviglioso di Alvini, ma perché è impensabile che la rosa a disposizione dei ciociari sia superiore, pur monca, di quella azzurra. E allora il problema non è più soltanto chi manca, ma soprattutto chi c'è e cosa riesce a fare. Alvini ha costruito un'orchestra con strumenti comprati al mercatino dell'usato, Allegri ha a disposizione qualche Stradivari e continua a produrre il rumore di una banda di paese alla processione della Madonna dell’Arco.
Sette domande a De Laurentiis: che vuol fare di questo Napoli? Vuole vendere? Come pensa di rilanciarlo? Lo stadio? Il centro sportivo? I prossimi obiettivi? La politica societaria? Si attendono risposte concrete, non slogan. Ora che servirebbe una presenza forte, il presidente si è defilato e lascia tutti annegare in questo mare di dubbi. Il suo peccato originale risale alla dichiarazione fatta nella conferenza di addio di Conte ‘Senza gli infortuni, avremmo vinto lo scudetto’. Ci ha creduto ed è stato un errore fatale.
Otto come un ottavo posto che si manifesta come un incubo nel week end di Halloween. Si è parlato molto in queste settimane di crescita, di progressi, di migliorare dettagli che non sono stati migliorati. “Non accompagno il morto” disse Conte nella famosa conferenza post Bologna, Allegri se ne sta tranquillo o sta forse studiando tanatoestetica per abbellire la salma? Servono soluzione, non più chiacchiere.
Nove indisponibili, ma il numero può variare di ora in ora. L’infermeria del Napoli è più affollata del Duomo nel giorno del miracolo di San Gennaro, tutti credono nel miracolo ma in questo caso il sangue non si scioglie. È una questione seria, urgente e determinante per il futuro di questo club: c’è un problema, che si è pensato di risolvere tagliando solo una testa, ma evidentemente la questione era ben più profonda. Più che di aver individuato il problema, stiamo semplicemente aspettando la prossima vittima…
Dieci gare di campionato e 14 punti raccolti sui 30 a disposizione con 16 lasciati già per strada. La media è di 1,4 punti a partita, la proiezione sarebbe a quota 53 punti: una salvezza tranquilla e niente più. Devasta questa assuefazione alla mediocrità, il rischio di cominciare a considerare normale ciò che normale non dovrebbe esserlo. Partiti con ambizioni da Champions League, si viaggia con la puntualità di un regionale soppresso. E la cosa più preoccupante è che, a forza di guardare verso il basso, si rischia persino di dimenticare dove fosse la cima.
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