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Juve-Napoli, il match-analyst Galardo: "Zero gioco tra le linee, solo lanci lunghi!"

Juve-Napoli, il match-analyst Galardo: "Zero gioco tra le linee, solo lanci lunghi!"
Oggi alle 06:00Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
Francesco Galardo a Radio Tutto Napoli analizza il ko con la Juventus e spiega perché cambiare Allegri potrebbe dare una svolta.

Il match analyst Francesco Galardo, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli live dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania, ha analizzato le difficoltà tattiche della squadra di Massimiliano Allegri, soffermandosi soprattutto sull'atteggiamento rinunciatario mostrato nella ripresa.

Il Napoli aveva iniziato discretamente, nel 2T ha rinunciato ad attaccare. Come analizzi questa prestazione?

“Il primo tempo è stata una partita più equilibrata, anche proprio per meriti del Napoli. Perché comunque è una squadra che voleva attaccare, era sempre molto corta. La presenza di De Bruyne in campo, anche se sottotono, è una presenza importante proprio a livello di testa per tutta la squadra. Anche se già nel primo tempo il Napoli non è stato così coraggioso e poi nel secondo tempo ha continuato su questa falsariga, forse anche peggio. Quello che mi è saltato di più all'occhio è che veramente il Napoli fa fatica a giocare tra le linee. Ci sono pochissimi spazi occupati in quelle zone di campo, poca verticalità intesa come collegamenti proprio tra le linee avversarie. L'unica verticalità che ha conosciuto il Napoli nel secondo tempo è stata il lancio lungo. Purtroppo, secondo me, è mancato in questo. Quello che mi ha fatto più dispiacere è che ogni volta che si recuperava palla non si provava mai ad accelerare, ma sempre controlli orientati verso la difesa. Ritorniamo indietro, consolidiamo il possesso, possesso lento, non si trovano sbocchi e si va al lancio lungo. Questo è stato il motivo di tutta la partita del Napoli. Ci possono essere gli infortuni, ci può essere qualsiasi attenuante del caso, però io dico che ci sono squadre molto meno attrezzate del Napoli che sviluppano la manovra in una maniera molto più convincente, molto più verticale e dinamica del Napoli in questo momento. Quindi voglio dare tutte le attenuanti del caso, però in certi aspetti, soprattutto nel secondo tempo di oggi, è difficile dare delle giustificazioni a questa prestazione”.

Spalletti ha inserito Gatti per McKennie. Come ha fatto la Juventus a dominare comunque il secondo tempo?

“È stata una mossa quasi a sorpresa quella di Spalletti, io non mi sarei aspettato l'uscita di McKennie con l'ingresso di Gatti, quindi una mossa apparentemente difensiva. Però il Napoli non l'ha saputa sfruttare, anzi, probabilmente l'avrà presa come un segnale inverso, nel senso che ha favorito il tirare i remi in barca da parte del Napoli, che da lì non è più uscito a livello di gioco, purtroppo. E poi a centrocampo, che è il punto forte del Napoli, stasera sia McTominay che Anguissa erano comunque un po' sottotono. Anguissa un po' meno, nel senso che nel primo tempo mi è piaciuto molto. Ne parlavamo anche alla fine della scorsa partita: Anguissa, quando sta bene, è un equilibratore importantissimo ed è veramente un giocatore indispensabile. Però chiaramente quando cala, poi la qualità generale del centrocampo cala, sia a livello offensivo sia a livello difensivo. Perché poi ovviamente nel primo tempo si è giocato tutto sul non far giocare le catene laterali della Juventus, da dove provengono i principali pericoli. Alajbegovic, Zhegrova, poi nel secondo tempo Boga, sono quelli i principali pericoli della Juve. Ovviamente il centrocampo, non riuscendo più a fare la doppia fase, ha permesso ad Alajbegovic di salire di qualità nel tempo. Nel secondo tempo Zhegrova è entrato e ha fatto molto bene, quindi lì si è iniziata anche a sgretolare tutta la struttura difensiva del Napoli e a quel punto non c'è stato più niente da fare. Poi ovviamente anche la mossa di lasciare Marianucci in campo, già ammonito, sulla fascia di Alajbegovic, che dal primo minuto si vedeva che era in una serata abbastanza positiva, è stata la ciliegina sulla torta”.

Quando mancano l'approccio mentale e la condizione fisica, quanto può incidere la tattica?

“Ma è così, nel senso che sono tutti aspetti che devono essere controbilanciati l'uno con l'altro, quindi sono strettamente legati. Se uno viene meno, vengono meno inevitabilmente anche gli altri. È chiaro che con una buona struttura tattica, anche quando il fisico cala, potresti provare a cavartela. Però lì non è solo il fisico che è calato, ma anche la testa. Quindi sono venute un po' meno tutte le certezze della squadra e chiaramente poi, a un certo punto, è successo l'inevitabile ed è andata come è andata. Però io credo che siano tre aspetti totalmente interconnessi e stasera non ne ha funzionato uno di questi tre, purtroppo. Così è andata”.

Questa sconfitta quali scenari apre per Allegri, considerando anche le prossime sfide contro Porto e Lazio?

“Dal mio punto di vista le colpe sono condivise con tanti ambiti della società, però dopo dieci giornate hai fatto quattordici punti. Io dopo dieci giornate inizio a inquadrare una squadra. Mi sono più volte ripromesso che non volevo guardare la classifica in queste settimane, però stasera è la prima volta che la guardo. Anzi, ti dico soltanto che leggevo che il Napoli ha vinto solo cinque partite in questo inizio di stagione, non accadeva dal 2004-2005. Quindi io credo che l'allenatore sia la cosa più immediata per poter dare una sterzata, perché i giocatori non li puoi cambiare, la società non la puoi cambiare. Devi provare a dare una sterzata a questa stagione. L'unico aspetto che può essere cambiato è l'allenatore, anche se magari non è il totale responsabile di tutta questa situazione. Perché si rischia veramente di finire una stagione molto male, ma veramente molto male”.