Da 0 a 10: Gattuso lancia la bomba sulla piazza, lo smanettone Fabiàn, Insigne torna musone e l'inutile massacro

Il Napoli vince e si porta a casa tre punti da Udine: Meret salva gli azzurri, Bakayoko pesca il Jolly. Gattuso arrabbiato per alcune critiche.
11.01.2021 08:31 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Insidefoto/Image Sport
Da 0 a 10: Gattuso lancia la bomba sulla piazza, lo smanettone Fabiàn, Insigne torna musone e l'inutile massacro

Zero al gioco al massacro, che non premia nessuno. Analizzare una situazione delicata, non impone rigore da Gestapo. Si può gioire di una vittoria, senza sentirsi necessariamente sbagliato, o fuori luogo. Senza esser tacciato di cospirazionismo o negazionismo. “Bella/o come un gol al 90” è un termine di paragone che va rispettato, un’emozione che non può essere repressa. Godere, prima di rituffarsi dell’analisi delle criticità, non è mica un peccato. Anzi, aiuta ad avere maggiore lucidità. Siamo arrabbiati, ma con tre punti in saccoccia. Sarà meglio, no?

Uno a questa ossessiva ricerca di un qualcosa che non si è. Se Hysaj prova ad uscire dal basso dribblando col tacco l’avversario, vuol dire che abbiamo intrapreso una strada corrotta. Siamo in pieno effetto Dunning-Kruger, pensando di avere competenze che vanno oltre la realtà. “Nemo dat quod non habet” è una lezione che viene spesso ignorata. Male di questi tempi frenetici.

Due in mezzo. Si soffre, maledettamente. Si aprono spazi che l’Udinese esplora senza timore nella voragine, in stile Ospedale del Mare, tra Fabiano  e Tiémoué, che spostano carrozzerie pesanti ad una velocità che non può essere compatibile con certe esigenze. Un presidio slow, che sarà omaggio al piacere dell’attesa, ma attenta alle coronarie dei tifosi. Il problema resta lì. Sempre lì. Lì nel mezzo.

Tre punti e dici poco. Nella sostanza il Napoli raggiunge il massimo risultato, la formula preoccupa e non poco. “Gli avvocati non ti devono piacere, sono come i meccanici: ci vai perché ti risolvano un problema” dice un illuminato Donald Sutherland in ‘The Undoing’. Ma nel calcio non funziona così. La vittoria è una soluzione, ma ottenuta così è soddisfazione a breve termine. Che lascia tante spie accese sul pannello di controllo. E di chilometri da fare, ne restano ancora tanti.

Quattro a Rrahmani che, poverino, non ne azzecca una nemmeno per sbaglio. È un incubo veloce quello di Amir, che rischia di sprofondare nell’erba sotto il peso di una maglia che pesa, evidentemente ancora troppo. La storia è piena zeppa di false partenze, accanirsi troppo o emettere già sentenze definitive, avrebbe poco senso. A Udine abbiamo visto un concorrente di un telequiz senza nessuna risposta buona da dare. Per la serie: “Per me è la cipolla”. Meglio guardare oltre.

Cinque periodico, tendente al quattro. Le azioni di Fabiàn in picchiata come quelle di Donald Trump, sebbene allo spagnolo sia ancora permesso lanciare i suoi messaggi via social, smanettando come non piace a Gattuso. Parole che non incontrano mai i fatti nei buoni propositi dell’ispanico, ormai pronto ad iscriversi al programma con le botole di Gerry Scotti: Caduta libera. La posizione può essere un attenuante, ma esistono colpe che vanno oltre. 

Sei due, come gli anni compiuti nel giorno di Udinese-Napoli da Maurizio Sarri. Oltre le polemiche, le chiacchiere da bar, i tradimenti, le incoerenze, le imperfezioni del tecnico, un pensiero cade come una lacrima di malinconia dinanzi alla prestazione soporifera degli azzurri. “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria” faceva dire Dante alla sua Francesca, scolpendo in eterno il passaggio più suggestivo sul tempo che fu. Come giocava quel Napoli...

Sette gol in campionato per Insigne, ma così come contro lo Spezia gli errori superano le cose buone. Si aggira ai margini del match, quando incontra occasioni da sfruttare le dilapida, con una superficialità che infastidisce. Sembra essersi infilato nuovamente nel mood ‘Musone’, il lato peggiore di Lorenzo. Quello oscuro, di una Luna che non promette mai cose buone. Basta guardarlo in faccia. 

Otto novembre. Il presupposto fondamentale del 4-2-3-1 di Gattuso è assente da quella data. Senza Osimhen, senza Mertens, senza Koulibaly ed in corso d’opera pure senza Manolas. Le assenze non possono essere un alibi, ma inducono a tratti di indulgenza nella valutazione. L’attacco, in particolare modo, era stato pensato con la qualità di Ciro e la voracità di Victor. Petagna fa quel che può, ma la differenza tra un maglione in viscosa ed uno in cashmere viene fuori ancor più inesorabilmente nel lungo periodo. 

Nove giorni dalla sfida in Supercoppa, con la Fiorentina da approntare prima della Juve al Maradona. Cocci del vaso chiamato Napoli restano disseminati sulla dacia Arena, incoerenze di un Gattuso che deve chiarire le sue idee. “Non posso togliere Maksimovic che mi va in down” dice post Spezia, poi boccia Rrahmani senza appello. Giusta la seconda scelta, errata la prima. Si appella alla pressione della piazza, nel periodo storico di meno pressione di tutti i tempi. Ma ha presente Rino cosa sarebbe venuto giù dopo il ko con lo Spezia con i tifosi sugli spalti? La dichiarazione di guerra a radio e siti non è da lui, come se la dignità di un pensiero possa appartenere ad una casta e non al pensiero stesso. Ogni tanto ci vorrebbe anche un pizzico di sana, anche un po’ paracula, autocritica. 

Dieci al gol di Bakayoko. Che è un ritocchino su un viso in cerca di identità, ma anche investimento per i tempi migliori. Le svolte non hanno sempre la faccia pulita, si camuffano dentro a strade strette, pomeriggio osceni, grigiore che non promette domani. Poi magari torna il sole e quella botta di c… Fortuna che vale la vittoria assume peso specifico fondamentale. Prendiamoci questi 31 punti e dimentichiamoci questi 3 punti consapevoli che con questo andazzo (la rima sarebbe troppo banale) non si va da nessuna parte. Restare fermi è sempre più pericoloso di iniziare un nuovo cammino.