Da 0 a 10: il blitz a sorpresa di ADL, la ‘verità’ choc di Orsato, la frase sussurrata a Starace e il mistero di Attila-Ghoulam

Il Napoli batte il Benevento con le reti di Mertens e Politano, Gattuso scaccia via il periodo nero e incassa la fiducia di De Laurentiis.
01.03.2021 15:13 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
Da 0 a 10: il blitz a sorpresa di ADL, la ‘verità’ choc di Orsato, la frase sussurrata a Starace e il mistero di Attila-Ghoulam
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Zero cambi prima del minuto 82’, dopo aver di fatto chiuso la gara al 66’ con la rete del 2-0. Dopo la valle di lacrime versata su quelli che non c’erano e sulla stanchezza, Gattuso mostra di lottare ancora con uno stato confusionale che nasce da un piccolo Corto Circuito: “Quello che penso così in un momento, è in corto circuito con quello che sento”. Perchè forzare Mertens a 84’ in campo? Come non leggere la stanchezza fisica e mentale di Kalidou?

Uno come il primo pensiero. La prima cosa bella di Ciro Mertens è per Tommaso, l’amico Tommaso che compiva gli anni. Nemmeno il tempo di dare uno sguardo all’assistente, per cancellare quel dubbio di essere in posizione irregolare, che Dries punta dritta verso la panchina. Ha un solo pensiero: abbracciarlo forte. Sussurrargli nell’orecchio: “Tommà, questo è per te”. Una delle storie d’amore più belle dell’ultimo decennio partenopeo.

Due cartellini gialli per KK. Nervoso, spesso fuori posizione, si lascia sedurre da uno strapotere fisico che lo gli lascia credere di poter colmare ogni distanza prima degli altri, meglio degli altri. Quando è al top, accade quasi sempre. Quando è a corto d’ossigeno, dopo lo stop forzato per il Covid, può cadere in tentazioni che si pagano. Il peccato è la Superbia, per dirla alla Woody Allen: “Non sono narcisista né egoista; se fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso… E chi saresti stato? Giove…”.

Tre punti ed una pasticca di serenità. Sul fuoco c’è una camomilla calda, una doccia rilassante ed una porta che si chiude in faccia ad un periodo da incubo. Non è il momento dell’esaltazione, non ci sono i prodromi che annuncino una completa guarigione. Vincere, però, è la cura più efficace, la strada più breve, l’elisir che può cancellare qualche ruga da un Napoli che si era intristito. Nei risultati, ma anche negli occhi degli interpreti. “Un sorriso ti spaccherà in tre”, ma questa volta sono punti.

Quattro volte inviolata. La porta del Napoli in campionato al Maradona è stata battuta l’ultima volta il 6 gennaio dal gol di Pobega in quello sciagurato minuto 82’. Contro Fiorentina, Parma, Juve e Benevento zero reti incassate: tra i numeri è quello che più dovrebbe dare fiducia per quello che sarà. Con la testa. Questa cosa qui, del quarto posto, si può fare solo con la testa. E gettando via la chiave della cintura di castità della propria porta, come Pina in SuperFantozzi.

Cinque gare in diciotto giorni: Sassuolo, Bologna, Milan, Juve e Roma da buttar giù, tutte d’un fiato. Gattuso riscopre l’impresa eccezionale della normalità, non si inventa niente che lo farà passare allo storia, ma fa quello che serve. Mette in campo la squadra migliore, punta sul capitale umano e accantona improbabili velleità da tiki-taka. Un calcio pane e salame, che ogni tanto può concedersi il lusso di stappare una boccia di Champagne sfruttando il talento superiore di qualche singolo. Mica c’è da vergognarsi. Anzi.

Sei in campionato, nove in stagione. Politano ha una calamità per il gol, segna anche quando non vuole. La rocambolesca marcatura (forse pure viziata dal tocco di braccio) conferma che in natura esiste una legge dell’attrazione, primordiale, tra l’uomo e certi eventi naturali. Matteo ha quel feeling, viaggia su frequenze radio che spesso si incontrano con un pallone da spingere in fondo al sacco. Che sia con quel meraviglioso mancino che si ritrova, o rotolando verso Sud. Lei così mi Strega, Stregone!

Sette squadre a giocarsi tutto. Se l’Inter pare avviata alla fuga scudettata, la questione Champions resta più ingarbugliata della mente di Adam Faulkner, alias Saw. Decifrare le insidie del percorso, le insidie dietro l’angolo, evitare il minimo passo falso saranno le chiavi di lettura per risolvere il grande Enigma. E, più importante di tutte, annusare il pericoloso. Senza la conferenza di Gattuso, qualcuno doveva pur ricordarlo.

Otto presenze e 154’ in campionato pre del Benevento prima di mettere a ferro e fuoco la fascia sinistra. Ghoulam sembrava Attila il flagello di Dio che recitava la solita poesia, come Abatantuono, prima di presentarsi al nuovo nemico (da leggere con la voce usata nell’omonimo film): G come Guarda che già ti ho sorpassato. H come Ho il motore nascosto. O come Oh come sono veloce. U come Uragano. L come Lago di sangue. A come Atrocità. M come Menomale che non ero uno pronto per giocare dal primo minuto. Difficile trovare altro modo per raccontare la gara da sogno di Faouzi,  incontenibile come l’urlo rimasto strozzato in gola per tre lunghi anni. Ma perché prima non giocava?

Nove come 90° minuto. In diretta tv, Orsato elabora una delle più grandi supercazzole della storia, che al confronto il conte Mascetti era un maestro di eloquenza. “Su Pjanic ho sbagliato io, ero troppo vicino” dice in merito allo scandaloso arbitraggio del cruento, per la credibilità del nostro calcio, Inter-Juve del 2018. Per anni abbiam creduto che gli arbitri sbagliassero perché erano troppo lontani, invece era il contrario. Un po’ come quando ci hanno detto che la terra era rotonda, ma poi per fortuna sono arrivati i terrapiattisti a riaffermare la verità. Perchè di questo stiamo parlando: la giustificazione di Orsato è valida come la teoria di chi crede ancora nelle Colonne d’Ercole. 

Dieci allo scugnizzo. Al sapore del pane, di un bambino in agguato tra le disattenzioni degli avversari. Si eclissa un secondo prima di splendere Ciro, accarezza malandrino quel pallone che passava lì quasi per caso. Lui invece era lì non per concessione della Dea Fortuna, ma perché sapeva di avere un appuntamento. Sentiva che quel pallone saprebbe arrivato lì, come un rabdomante che avverte fino a profondità inesplorate che la terra sta per farti un dono vitale. C’è tutto Mertens in quell’esterno così delicato, quanto efficace. Aprite la porta, sono tornati gli amici di famiglia Ciro e Faouzi. E questo Napoli ha d’improvviso ritrovato dei motivi per essere felice.