Da 0 a 10: il voto a Gattuso, Mughini a lezione dai napoletani, il ricorso all'Onu di Zielinski e la ridicola scelta sul Var

La prima al Diego Armando Maradona finisce 1-1: Zielinski super, Gattuso sorride per il primo posto nel girone.
11.12.2020 15:02 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Da 0 a 10: il voto a Gattuso, Mughini a lezione dai napoletani, il ricorso all'Onu di Zielinski e la ridicola scelta sul Var

Zero a chi non riconosce la forza della Real Sociedad. Idee a prova di proiettile, che resistono al tempo e pure alle assenze. C’è una struttura solida, valori che si scaldano con lo stesso fuoco, identificazione con la causa che va ben oltre il calcio.  Questi baschi qui nel petto hanno una brace sempre accesa, al punto che più soffi e più le fiamme riscoprono l’ardore. Una patria nella patria. Una favola di calcio, che meritava il passaggio del turno. 

Uno al genio che ha deciso di non inserire il Var nella fase a gironi. Gli stessi geni che poi si crucciano perché certi club snobbano la competizione. La mancata espulsione di Zubeldia su Lozano è una macchia gigantesca sulla direzione arbitrale, una topica onestamente inspiegabile. Episodio che avrebbe potuto stravolgere le sorti del girone, altro che chiacchiere.

Due gol all’Az, giocando pure con l’uomo in meno. Il Rijeka stende gli olandesi e sottolinea il valore assoluto di un girone tosto, spigoloso, anche molto fisico. Considerazioni che non possono essere ignorate nell’analisi di un primo posto che tutti davano per scontato, ma che scontato non era. Festeggiarlo nella prima al Diego Armando Maradona ha un sapore in ogni caso speciale.

Tre gol, cinque luglio 1982. Siamo stati tutti Paolo Rossi, in quel giorno. Nei giorni successivi. Negli anni successivi. Gli occhi scaltri, il viso pulito, il sogno Mundial. Un’altra pugnalata agli anni ’80, alla spensieratezza, alle estati che sapevano di genuino. In famiglia, a fare cose semplici, a sentire il pallone dalla radiolina. Caldo come il pane Pablito, perché il pane è eccezionale. Una scomparsa che Napoli ha accolto con commozione e rispetto. Senza farne una questione di colori. Senza tirare in ballo questioni che non dovevano essere tirate in ballo. Che lezione a Mughini e soci. 

Quattro gare in dieci giorni. C’è uno specchio del reame che impone risposte, contorni che vanno definiti. Samp, Inter, Lazio e Torino per chiudere il 2020 e rispondere, prima di tutto a se stessi, sulle proprie ambizioni. Sulla forza, perché qui le alternative sono due “Fare o non fare, non c'è provare!”. Uscire con nuove consapevolezza da questo ciclo terribile vorrebbe dire inviare una seria, e credibile, candidatura all’ufficio Scudetto. Astenersi perditempo. 

Cinque a Fabiàn. Ancora male. Ancora impolverato da una patina di indolenza, risucchiato nel vortice di una gara che va più veloce delle sue gambe (e ci può stare) e del suo cervello (e non ci può stare). Ha imboccato una strada senza luci lo spagnolo, schiacciato tra una posizione che non lo premia ed una condizione che tarda ad arrivare. Dovrebbe essere sferzante, come Buccirosso ne l’Amico del Cuore, e invece risulta ridondante. Noioso. Pure irritante quando ci si mette d’impegno. Urge cambio di rotta.

Sei alla capacità di ‘tenere botta’. È stato il mantra di Gattuso nelle scorse settimane, l’invocazione reiterata ad una semplice regola della vita che si riassume nella massima del martello e dell’incudine. Con la Real poco martello e tanta incudine, forse troppa. Va bene saper soffrire, ma dover solo soffrire può diventare un problema nel lungo termine. Si lavori su soluzioni alternative, la duttilità è la pietra filosofale che questo Napoli sembra aver smesso di ricercare.

Sette alla qualità di Mertens. Ad alcune giocate che cadono soffici come fiocchi di neve sulla gara, lampi di magia che restano casi isolati, non per questo meno affascinanti. Fa il falso nove Ciro, più per necessità che per scelta, perché di palloni nella trequarti non ne arrivano. Si mette così a fare il regista, regalando a Lozano pillole di sapienza calcistica. È Orfeo che prova a condurre la sua Euridice fuori dai guai, senza nemmeno avvertire il bisogno di voltarsi.

Otto a Lozano, che affonda nella difesa basca come mani nella sabbia in riva al mare. Trova spazi, sgretola consistenze altrui, tiene alto il livello dell’allarme al punto da far scattare più volte l’allarme rosso. Punta a testa bassa come fosse Lavezzi, nella serata dell’omaggio reiterato al più grande argentino di sempre. È arma che può diventare letale il messicano, progetto tenuto in laboratorio per dodici mesi come in un film di James Bond. Ora ha la licenza di uccidere, di fare quello che gli pare, anche mentre corre su quell’equilibrio così precario che ha l’effetto di mandare fuori giri i difensori. Una trottola, che sembra accasciarsi sul fianco, e che invece riprendere a girare. Altro che Inception.

Nove a Piotr. La chiave che apre le porte d’Europa, le butta giù con la cannonata che allontana la paura. Zielinski è l’isola delle rose di questo Napoli, stato che potrebbe chiedere l’indipendenza  all’Onu per quanto sia diverso da tutti gli altri. In mezzo al mare, a godere delle stelle, delle increspature delle onde, dei suoni che non vengono corrotti dal rumore. Pietro è un fenomeno, bisognerebbe semplicemente lasciargli un post-it prima di ogni gara per ricordarglielo. Se solo avesse una buona memoria, se solo non si perdesse ogni tanto nelle sue paure. Che gol. Che giocatore.

Dieci dicembre 2019: via Ancelotti, dentro Gattuso. Un anno di Rino, una Coppa Italia in bacheca, una fatica matta ad uscire dalle sabbie mobili. Il bilancio non può che essere positivo, perché i risultati sono dalla sua parte, ora serve dare un nuovo capitolo alla storia. Questa squadra ha qualità, che vanno tirate fuori con continuità. Le grandi band, hanno bisogno di strutture su cui esibirsi, un palco che permetta a tutti di muoversi sentendosi nel proprio habitat. La missione è dura, la pressione è altissima. “Fatevi i ca**i” vostri', risponde Gattuso quando gli chiedono del rinnovo. Omette che quelli sono ‘ca**i’ nostri e di tutti i tifosi napoletani sparsi nel mondo.