Da 0 a 10: la scandalosa accusa di Mou, Spalletti provoca ADL, il disperato tentativo di riabilitare Gattuso e Zielinski a Rai Storia

Il Napoli si ferma ancora al Maradona: non basta il rigore di Insigne per battere la Roma. Si infortuna Lobotka, ancora male Fabiàn.
19.04.2022 19:13 di Arturo Minervini Twitter:    vedi letture
 Da 0 a 10: la scandalosa accusa di Mou, Spalletti provoca ADL, il disperato tentativo di riabilitare Gattuso e Zielinski a Rai Storia
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Zero a Mourinho, che arriva in conferenza stampa come se fosse stato appena rapinato. Sgancia bombe da inchiesta, dicendo che gli arbitri non volevano far segnare la Roma e che fermavano il gioco appena entravano in area del Napoli. Ha visto una gara tutta sua Josè, che si è costruito una realtà parallela mentre Di Bello combinava disastri ma non solo contro i giallorossi. A casa nostra, a casa di chi da troppo tempo viene puntualmente martoriato dagli arbitri, queste parole restano inaccettabili. 

Uno il punto raccolto in due gare consecutive al Maradona: più che una resa, una vera e propria confessione. Il Napoli si è arreso, dinanzi a sogni forse più grandi delle proprie ali. Si è buttato via, rovistando tra gli scheletri della sua psiche e riscoprendo quella debolezza emotiva che è quasi un marchio a fuoco sulla pelle, tratto distintivo da troppo per troppi in questa rosa. Non puoi uscire dal tuo cielo se l’universo ti terrorizza al punto da toglierti la lucidità anche nelle cose che normalmente chiami routine. Non puoi pensare di arrivare prima degli altri se non hai sconfitto il nemico più grande: te stesso. 

Due alla proprietà transitiva che non può essere applicata al pallone. Fare la conta di quanti punti in più ha Spalletti rispetto a Gattuso, serve a tenere calde le calcolatrici e a poco altro. Ogni campionato è una vita diversa dall’altra, è il risultato finale a dare il senso compiuto del cammino. Riabilitare il buon Rino, dopo i disastri dello scorso anno e il fallimento epocale di Napoli-Verona, è esercizio che si concilia con lo spirito pasquale, ma non esageriamo con la bontà. 

Tre in difesa, stravolgendo una squadra già stravolta. I cambi di Spalletti avevano l’unica finalità di preservare un risultato che il Napoli stava vedendo scappar via dalle mani, Luciano si è ostinato a fare la cosa più semplice: rinunciare. Ad attaccare, a cercare di fare il secondo gol. Dal rigore di Insigne è stato un lento e inesorabile arretrare, fino a farsi schiacciare. Il pallone ti legge nell’animo e punisce le tue debolezze. “Andate a dire a De Laurentiis che non so fare i cambi” provoca Spalletti nel finale, che svela i brontolii del patron sulla questione.

Quattro dicembre 2021: Zielinski segna l’ultimo gol in campionato. Potrebbe essere l’inizio di una puntata di Rai Storia, con immagini sbiadite e senza colori, proprio come il Piotr degli ultimi mesi. Una piuma affidata al vento, in balia degli eventi, incapace di determinare una direzione: questo è stato il polacco in quello che doveva essere, ancora una volta, l’anno della definitiva maturazione. “Nessuno promette tanto come quello che non manterrà”. Dopo quest’anno non ci freghi più ragazzo, non ci freghi più. Bisogna prender atto di quello che Zielinski è, perché difficilmente diventerà qualcosa di diverso ormai ad un passo dai 28 anni.

Cinque da giocare e la frase proveremo a vincerle tutte da copiare e incollare. Avevano iniziato a ripeterla come un mantra a dieci dalla fine, poi tutto è andato in frantumi, ancora una volta in quello stadio che doveva aggiungere e invece ha inspiegabilmente sottratto. Sono 21 i punti lasciati al Maradona, appena 30 in 17 uscite, che raccontano l’insostenibile incapacità di reggere la pressione più schiacciante che esiste nella vita di ogni uomo: le aspettative elevate delle persone a te care. Come un figlio incapace di sostenere le attese dei genitori, il Napoli si è perso. Si è lasciato andare, proprio in casa sua. 

Sei e mezzo a Lobotka, che assume ancor più valore quando non c’è. Come era accaduto in Napoli-Atalanta, Stan si infortuna a inizio ripresa e la squadra si smarrisce come il protagonista di Midnight in Paris di Woody Allen: senza il suo sceneggiatore gli azzurri non hanno storie da raccontare, si affidano all’improvvisazione e l’improvvisazione impone una grande personalità. È l’eterno ritorno di questa squadra, il punto di partenza di tutti i mali.  

Sette da giocare dopo il gol di El Shaarawy, minuti che il Napoli vive come una lenta agonia. Solo confusione, nessuna reazione razionale o irrazionale che sia. Calma piatta, caos calmo, vitalità azzerata. Per qualcuno, uscire da questa corsa scudetto, pare essere quasi una liberazione, un sollievo da un fardello troppo pesante da trascinare. Come Dorando Pietri alla maratona olimpica del 1908, il Napoli arriva stremato all’ultimo pezzo di gara. Senza nessuna forza: la questione atletica è un aspetto da non ignorare nell’analisi di questo finale di campionato. 

Otto minuti più recupero per Mertens che non si aggiunge, ma sottrae al Napoli Osimhen. Il treno era già passato, Spalletti non c’era salito. Era rimasto sui binari, ad attendere l’evolversi di un destino che andava indirizzato. Dopo il rigore di Insigne, la squadra si è ritirata nel guscio. Fabiàn a bivaccare sulla trequarti, quando in panchina hai il più grande realizzatore della tua storia è un oltraggio al passato, al presente, un limite al futuro. Fare la storia impone scelte differenti, coraggiose, altrimenti si fa la fine del Leone del Mago di Oz. “Se fosse dentro di te sarebbe coraggio, perché il coraggio è sempre dentro di noi, ma finché non lo bevi non si può chiamare così”. Luciano non bevve. Resta così sospeso, come uno sposo che organizza un pranzo nuziale senza denaro, affidando alle 'buste' degli invitati la speranza di saldare il conto. 

Nove in campionato, otto su rigore per Insigne che finisce in lacrime perché il triplice fischio finale pone la parola fine al sogno di sempre: vincere uno scudetto col Napoli. Lacrime amare, che hanno il gusto dell’incompiuto perché la stagione di Lorenzo non è stata all’altezza del suo valore.  “Se gettiamo per terra un cristallo, questo si frantuma, ma non in modo arbitrario” spiegava Freud, perché la rottura del cristallo è determinata dalla sua struttura. Il capitano si è frantumato lentamente, ma i segni erano già ben visibili da tempo. Un finale triste. 

Dieci gare, le ultime giocate, con diciotto punti raccolti. Troppo altalenante questa squadra che aveva una sola speranza per lo scudetto: la tenuta difensiva. E invece nelle ultime 11 uscite il Napoli ha sempre preso gol ed ha osservato questo mutamento con impotenza, senza mai trovare i giusti correttivi. Si è sfaldato il Napoli, lentamente, come una margherita che perde i petali e che alla fine risponde alla fatidica domanda con un ‘Non m’ama’. Non si è amata abbastanza questa squadra, non ha desiderato ‘fortissimamente’ un finale glorioso. La volontà è una parte fondamentale di ogni campione.