Da 0 a 10: lo scandalo in diretta mondiale, i ‘ca**i’ di Gattuso, le vipere in TV e il fallimento di Sarri

Napoli battuto dal Barcellona: non basta il gol di Insigne. Koulibaly il peggiore, Gattuso arrabbiato
09.08.2020 14:49 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Da 0 a 10: lo scandalo in diretta mondiale, i ‘ca**i’ di Gattuso, le vipere in TV e il fallimento di Sarri

(di Arturo Minervini) - Zero a Çakır, turco tutt’altro che napoletano. A Barcellona puoi perdere e magari il Napoli avrebbe perso lo stesso, ma si può assegnare il gol di Lenglet pur avendo l’ausilio del Var? Qui c’è un corto circuito comunicativo, o la necessità di tutelare una giostra che ha bisogno di certe figure per continuare a girare. Ma una giostra che mostra a tutti il suo trucco è come un illusionista che fa svela prima ancora di iniziare il suo trucco. Livello: Antonio Casanova.

Uno l’enorme rimpianto di Gattuso: aver compreso di poter fare l’impresa ma non essersi fatti trovare pronti a cogliere l’attimo. Non c'è margine d'errore contro certi avversari. Il Napoli invece se ne concede troppi e lascia un fastidioso senso di incompiuto. L'impresa che poteva esserci ma si è frantumata dinanzi a disattenzioni individuali (e arbitrali) a tratti imbarazzanti. Non c'era l'obbligo di passare il turno. C'era però l'obbligo di presentarsi al meglio delle proprie possibilità. E così, non è stato. Purtroppo.

Due legni, perché devi essere coerente. Perchè la nuvoletta dei pali viaggia sulla tua testa da due anni, che in Europa nessuno come te. Ed allora perché privarsi il gusto di scheggiarne due anche al Camp Nou? Non rimane che un tentativo estremo: chiedere a Paolo Brosio di organizzare un pellegrinaggio a Medjugorje. 

Tre anni di contratto a Gattuso. È tempo di scelte e la prima scelta deve investire il tecnico. Un ciclo ha bisogno di fondamenta, di idee, di principi che vanno inculcati con convinzione e forza. Rino parlando della nomina di Pirlo alla Juve ha ironizzato: “Ora sono ca**i suoi”. Caro Ringhio, non pensare che la piazza di Napoli ti lasci più tranquillo. Già stamattina qualche viperetta ha il veleno sulla punta della lingua. 

Quattro reti incassate in due gare, un concorso di colpe che nasce prima di tutto dalla scarsa vena di alcuni singoli. I gol incassati contro i blaugrana non sono errori di sistema, ma sistematiche cappellate (per usare un termine tecnico) di uno o più azzurri in simultanea. La rete di Messi (meraviglioso come sempre), ad esempio, nasce da una serie incredibile di inspiegabili omissioni difensive.

Cinque solo di affetto a Koulibaly. Flagella come Attila le speranze del Napoli, errando come un cavaliere che ha perso il proprio scopo per il campo. Più spaesato di Luca Giurato che viene proiettato nell’universo abitato dai congiuntivi e fa estinguere la popolazione mondiale con quattro frasi. Prestazione imbarazzante per uno forte come Kalidou, degna chiusura di una maledetta annata. L'ultima in maglia Napoli.

Sei è il numero dell’essere. E se smetti di essere ciò che sei sempre stato, rischi di non ritrovare i confini del tuo volto allo specchio. Di lasciar penetrare l’ombra sul viso, il velenoso turbamento della mancanza d’identità. Sarri dura come un gatto in tangenziale alla Juve, ma Sarri era finito prima ancora di iniziare. Perchè le idee non sanguinano, ma non si pugnalano. Ma n'è valsa la pena Maurizio? Condannare all'oblio tutto quello in cui hai creduto per una vita intera per questo disastro. Il diavolo ti ha rubato l’anima. E non ha nemmeno mantenuto le promesse...

Sette. Non serve altro. Il numero, gli anni e nella testa ricordi come fuochi d’artificio. Incontrollabili, colorati, differenti. Callejon non sarà più azzurro. Josè, schivo, riservato, rintanato nella propria missione. Accovacciato nel sacrificio fisico e mentale di esplorare lo spazio, le possibilità, la speranza. È un pezzo di terra che si stacca, una nazione autonoma del cuore che prende la deriva. Ma Josè è determinato e infinito come un ‘Nonostante’. La lezione più importante delle madri. Negli sguardi, nei piccoli dolori, nelle delusioni che la vita e il calcio possono riservare. Quel ‘Nonostante’ così fiero, così puro, così convinto racconta di Callejon. E lo racconterà per sempre. Perchè se non spenderete delle ore a raccontare ai vostri nipoti di quello spagnolo indomito, non avete amato davvero la maglia azzurra. Anzi, non sapete nemmeno cos’è l’amore. 

Otto alla volontà di Insigne. Di esserci a tutti i costi, di andare oltre il dolore, di provare a tessere una trama differente. Segnali di leadership incoraggianti del capitano, lucido dal dischetto ed in tante giocate che avrebbero meritato gestione più oculata da parte dei compagni. Lorenzo, che incarna il coraggio venuto dal basso come raccontato da Hegel. Una dose di speranza per la stagione che verrà.

Nove ai punti fermi per la prossima stagione. La qualità di Mertens, la crescita di Lobotka, la solidità di Di Lorenzo sono punti cardinali per orientare il cammino del domani. È un Napoli che si divide l’anima tra nostalgia e futuro, tra un ciclo che è finito ed un altro che fatica a cominciare davvero. Servirà coraggio, nelle scelte, sul mercato, nella forza di abbattere qualche totem per diffondere una nuova religione.

Dieci a chi saprà fare di ogni fine un buon inizio. Si chiude la stagione folle, anomala, sconvolgente con ammutinamento, lockdown e ripresa tutta a porte chiuse. In bacheca una coppa, sul bilancio un’affare da 100 milioni già archiviato e la necessità di fare cassa. Il Napoli deve cedere bene ed azzecca re quattro colpi: un esterno d’attacco che segni con regolarità, un centrocampista di qualità, un rinforzo sulle corsie difensive ed un centrale di livello. Il futuro può essere roseo, ma tutto passerà dalle decisioni giuste in questa estate di imprevedibile calciomercato.

Sette. Non serve altro. Il numero, gli anni e nella testa ricordi come fuochi d’artificio. Incontrollabili, colorati, differenti. Callejon non sarà più azzurro. Josè, schivo, riservato, rintanato nella propria missione. Accovacciato nel sacrificio fisico e mentale di esplorare lo spazio, le possibilità, la speranza. È un pezzo di terra che si stacca, una nazione autonoma del cuore che prende la deriva. Ma Josè è determinato e infinito come un ‘Nonostante’. La lezione più importante delle madri. Negli sguardi, nei piccoli dolori, nelle delusioni che la vita e il calcio possono riservare. Quel ‘Nonostante’ così fiero, così puro, così convinto racconta di Callejon. E lo racconterà per sempre. Perchè se non spenderete delle ore a raccontare ai vostri nipoti di quello spagnolo indomito, non avete amato davvero la maglia azzurra. Anzi, non sapete nemmeno cos’è l’amore.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 9 Ago 2020 alle ore 2:31 PDT